L'anno vasariano è partito, magari ansimando, le grandi mostre aretine partiranno, sia pure in ritardo sul calendario inizialmente fissato. E l'archivio chiuso nell'armadio di ferro di Casa Vasari? E le lettere dei Papi e dei Granduchi, i sonetti di Michelangelo, gli autoritratti del padrone di casa? E quel gigantesco groviglio giuridico, nato dalle trattative per vendere le pregiatissime carte rinascimentali, che hanno portato il grande Giorgio in prima pagina più dell'intero programma delle celebrazioni? Ecco, la vera incognita che grava su questo cinquecentesimo anniversario della nascita del biografo sommo del nostro Rinascimento, è tutta qui. L'archivio per la prima volta in mostra, l'archivio per la prima volta aperto al pubblico e non solo a una ristrettissima cerchia di studiosi, doveva essere una delle grandi calamite di questo 2011. Ma, ahinoi, siamo ancora al punto di partenza. Intendiamoci, l'intenzione resta, ma il tempo stringe. Tanto che siamo già a marzo e solo nei prossimi giorni ci saranno i primi incontri ufficiali fra il Comune e la sovrintendenza archivistica per la Toscana che dovrebbero consentire di capire se ci sono o no i margini per fare una mostra anche sui documenti dell'archivio, quelli di cui si discute da un anno e mezzo, da quando deflagrò clamorosamente la notizia della vendita ai russi, poi defilatisi, alla cifra record di 150 milioni di euro, ma senza che nessuno, tantomeno gli aretini, li abbia mai visti dal vivo. I problemi non sono solo organizzativi bensì anche giuridici. Detto fuori dai denti: si può aprire l'archivio al pubblico senza coinvolgere anche i Festari, cioè la famiglia che ne è proprietaria da quando il vecchio conte Giovanni (ora morto) ha vinto la causa civile d'appello contro il Comune di Arezzo? Oppure si rischia un eclatante incidente diplomatico come quello che accadde in settembre, quando una visita organizzata dalla Società Storica, autorizzata dalla sovrintendenza ma non dai fratelli, finì con l'arrivo dei carabinieri? L'avvocato degli eredi Festari, l'aretino Guido Cosulich, preferisce per adesso un approccio morbido, senza cercare lo scontro a tutti i costi. E' vero che finora ai suoi clienti nessuno ha chiesto autorizzazioni per la mostra, ma c'è ancora il tempo per parlarsi, per concordare, per evitare un'altra puntata della telenovela giudiziaria. Su una cosa però il legale è chiaro fin da adesso: la proprietà dell'archivio è dei Festari e senza di loro non si fa niente. Le uniche deroghe consentite alla sovrintendenza sono quelle relative alle autorizzazioni per gli studiosi che vogliono vedere le carte a scopo di ricerca. Impossibile, invece, mettere le carte in mostra, tanto più a scopo di lucro, con un biglietto di ingresso, senza che i fratelli vengano coinvolti. Ancor di più adesso che i figli del defunto conte hanno ottenuto una nuova pronuncia favorevole in sede giudiziaria. Stavolta davanti al tribunale del riesame di Roma cui il Pm Pierluigi Cipolla aveva fatto ricorso contro il dissequestro disposto dal Gip De Lorenzo all'inizio di dicembre. Ebbene, i tre giudici ribadiscono i cardini dell'ordinanza del Gip, che cioè le carte sono di proprietà dei Festari, i quali non hanno più alcun rapporto con l'unico indagato dell'inchiesta per truffa aggravata ai danni dello stato, Enrico De Martino (l'ex procuratore di famiglia accusato di aver falsificato una firma del conte Giovanni nella delega per vendere ai russi), che si tratta comunque di un bene privato e che gli eredi possono trattarlo con chiunque, nel rispetto ovviamente delle norme di legge sui beni culturali (leggasi diritto di prelazione dello stato). UN VERDETTO, quello dei Riesame, che i Festari aspettavano con ansia. Perchè, lasciano intendere fonti a loro vicine, era la condizione per riaprire la trattativa coi russi di Vassilij Stepanov, patron di «Ross engineering», che pareva essersi ritirato dall'affare in gennaio con un'intervista shock al Frankfurter Allgemeine. Adesso, invece, si sarebbe riaperto un canale di contatto e si starebbero riannodando i fili di un business più che mai misterioso, fatto di finte e controfinte. Stepanov che firma nel settembre 2009 la prima offerta irrevocabile d'acquisto e poi si tira indietro, il magnate che torna alla carica, viene a Roma, si fa fotografare con i Festari, arriva a un passo dall'ultimo sì, illude i fratelli che a Natale parevano sicuri di avere i 150 milioni in tasca, e poi svanisce ancora nelle nebbie della Russia putiniana. Vero affare o solo gioco di ombre cinesi come in qualche modo Stepanov sembra dire nell'intervista? Domande senza risposta e intanto l'anno vasariano va avanti senza che si sappia se la mostra dell'archivio si può fare davvero. Se qualcuno ha scherzato, il gioco è durato già troppo.
AREZZO - E' ancora mistero Archivio: si riuscirà ad aprire finalmente le carte al grande pubblico?
L'anno 2011 è iniziato con la promessa di mostre aretine e la scoperta dell'archivio di Casa Vasari, ma la realizzazione di queste iniziative è stata rallentata da problemi organizzativi e giuridici. L'archivio, che contiene documenti rinascimentali, è di proprietà della famiglia Festari e la sua apertura al pubblico è stata bloccata a causa di una disputa con il Comune di Arezzo. I fratelli Festari hanno ottenuto una nuova pronuncia favorevole in sede giudiziaria, che conferma la loro proprietà sul bene culturale. La mostra dell'archivio è stata posticipata e la sua realizzazione è ancora incerta.
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