Giordano Bruno Guerri spiega: «Nel consiglio di amministrazione nuove idee, risorse ed energie». E l'offerta dei musei si arricchisce. Questa mattina il consiglio di amministrazione del Vittoriale si riunirà per approvare il nuovo statuto e decretare la trasformazione della casa di Gabriele d'Annunzio da Fondazione di diritto pubblico a Fondazione di diritto privato. Lo statuto ha già le necessarie approvazioni del ministero dei Beni culturali e del prefetto di Brescia. È il primo risultato di un percorso richiesto dal Governo alla fine degli anni 90, e che nessun altro ente ha ancora portato a termine. «Privatizzare- spiega il presidente Giordano Bruno Guerri- non significa che il Vittoriale potrà essere trasformato in un campo da golf o in un albergo, ma semplicemente che su undici membri del Cda tre saranno privati, determinati a portare un contributo di energie, idee e finanziamenti». Dalla Fondazione Cab, ad esempio, è già arrivato un contributo notevole per l'acquisto di importanti documenti, e per la creazione del nuovo museo «D'Annunzio segreto», che dall'ottobre 2010 a oggi ha contribuito ad aumentare il numero dei visitatori del 19 per cento, rendendo il bilancio dell'anno il migliore nella storia. «Dopo la perdita di 60.000 unità dal 2000 al 2008, nell'ultimo biennio gli ingressi sono incrementati di 20.000 unità - aggiunge Guerri -. L'obiettivo per i prossimi cinque anni è di portarli a 300 mila, quasi un raddoppio, grazie all'apertura di nuovi musei, a una comunicazione efficace e a una migliore definizione dell'immagine del poeta. In estate riceveremo fascinosi cimeli, finora sconosciuti e di grande valore». Inoltre, ricorda Giordano Bruno Guerri, è stato individuato il più importante fondo di autografi dannunziani esistente al di fuori del Vittoriale, fra cui i manoscritti dell'Alcione e dell'Innocente, e quasi mille lettere a Barbara Leoni. A disposizione anche una raccolta di documenti e oggetti appartenuti a Eleonora Duse e mobili della Capponcina. Ma l'acquisto più ambito e costoso, che permetterebbe di aprire una sede distaccata sul Canal Grande, è quello della Casetta Rossa, a Venezia, dove il poeta visse durante la Prima guerra mondiale.