Sassari. Arrestato un emigrato sardo e denunciato un allevatore ozierese. Coinvolte altre tre persone di Torino. L'accusa è di ricettazione. Un'inchiesta delicata, su un traffico di reperti archeologici per fini intenditori: dai bracciali in bronzo al vasellame, ai bronzetti di epoca nuragica, alle sculture in pietra raffiguranti la dea madre. Per qualche pezzo si ipotizzano cifre di mercato stratosferiche: anche cinquecentomila euro. Un sardo è finito in manette, un altro è per ora soltanto indagato: la sua posizione viene ritenuta particolarmente delicata. Altre tre persone, fra cui una donna, hanno ricevuto un avviso di garanzia. Tutti sono accusati di traffico di reperti archeologici, che partivano dalla Sardegna destinati al Piemonte ma anche al florido mercato estero, con collezionisti di pochi scrupoli disposti a pagare qualsiasi cifra pur di avere un pezzo di storia nel salone buono. A giugno il giro di boa dell'inchiesta, fino a quel momento circoscritta nel riserbo più assoluto. Dal momento del fermo giudiziario si erano aperte molti porte. Il blitz sardo risale a 15 ottobre scorso. È mattina presto quando nella casa di campagna di un allevatore sardo di 48 anni, nei dintorni di Chilivani, bussa una frotta di carabinieri e poliziotti. C'è persino il vicequestore, in mano hanno un mandato di perquisizione, richiesto dal sostituto procuratore piemontese Roberto Sparagna. Una decina di uomini fruga in ogni angolo dell'abitazione. Alla fine qualcosa trovano, delle foto di reperti archeologici, ma anche qualche pezzo non particolarmente pregiato. Due anelli e un bottone in bronzo vengono rinvenuti avvolti nella carta scottex, in uno dei comodini della camera da letto. All'interno di una busta vengono trovate dodici fotografie a colori: cinque raffigurano una scultura in pietra, una ritrae la figura della dea madre. Sembra materiale ritratto per essere esposto in un catalogo. Al momento del blitz l'uomo era solo in casa. Preoccupato per quella calata improvvisa di forze dell'ordine, aveva capito ben presto che quelle foto e quei reperti di poco valore non sarebbero stati sufficienti par spedirlo in carcere. In veste di indagato, avrebbe dovuto recarsi a Torino qualche giorno fa, per rispondere alle domande del magistrato. Un incontro rimandato all'ultimo minuto. All'allevatore sardo si è arrivati dopo l'intercettazione di strani colloqui strani con un altro sardo, spesso all'estero. A lui si è arrivati tramite il suo interlocutore, M. Z., fermato il dieci giugno scorso, a Torino. Gli inquirenti ritengono quest'ultimo l'organizzatore di un traffico molto redditizio, con reperti antichi pagati dal committente a peso d'oro. Pezzi che poi cambiavano velocemente di mano. Nelle telefonate intercorse fra i due, sempre secondo la ricostruzione del pm piemontese, si faceva riferimento ai pezzi di formaggio per parlare in realtà di ben altro. Insieme a M. Z., a giugno erano finite nel mirino della magistratura altre tre persone, di cui due francesi. Tutti sono stati indagati per ricettazione continuata e aggravata, per avere, ognuno col suo ruolo, partecipato a una compravendita proibita. La procura della Repubblica di Torino è da tempo alla caccia dei ladri di vecchi tesori. In questa operazione, tutt'altro che conclusa, è riuscita a mettere le mani su 137 reperti archeologici, di cui 52 bronzetti nuragici, un valore stimato in centinaia di migliaia di euro. Oltre ai bronzetti sono stati rinvenuti circa ottanta bracciali e anelli in bronzo, 33 punte di lancia, 22 aste in bronzo, vasellame, 96 frammenti vari. Tutto finito sotto sequestro. Secondo gli inquirenti si tratterebbe solo di una piccola, parte rispetto alla mole di reperti messa in circolazione negli ultimi anni. E proprio l'allevatore sardo avrebbe giocato un ruolo non da poco, referente principale del conterraneo all'estero. Un rifornimento puntuale a soddisfare una richiesta sempre più pressante. Per mesi, prima del fermo giudiziario, i telefoni di M. Z. erano stati tenuti sotto controllo. Colloqui rivelatori, con commissioni camuffate da acquisti di latticini e bestiame, che troppo spesso coincidevano con la movimentazione di ben altro.