La notizia viene battuta dalle agenzie alle 7 della sera, con una certa solennità: Berlusconi incontra Galan a palazzo Grazioli. Brivido. Di cosa avranno discusso? Ipotesi minima: hanno parlato di Juve-Milan di sabato sera, la sfida calcistica che divide i cuori dei due uomini di governo, altrimenti sincronizzati all'unisono. Ipotesi intermedia: hanno affrontato il tema del «rimpastino» di governo, cui Galan potrebbe dare il suo bel contributo liberando la poltrona di ministro dell'Agricoltura, occupata nemmeno un anno fa, per lasciarla al siciliano Saverio Romano, pupillo del più famoso Calogero Mannino, antico pluriministro dell'Agricoltura e delle Foreste negli anni Ottanta. Ipotesi massima: Berlusconi ha indicato a Galan la sua nuova destinazione ministeriale. Che oscilla tra una collocazione senza portafoglio - il ministero delle Politiche Europee, sede vacante da quando il finiano Andrea Ronchi è passato all'opposizione - e un'alternativa con portafoglio svuotato da Tremonti ma di grande prestigio pubblico e istituzionale, il ministero dei Beni culturali che fu all'inizio di Giovanni Spadolini e alla fine di Sandro Bondi, malinconicamente dimissionario. Inutile aggiungere che, delle due alternative, l'ex governatore del Veneto Galan preferirebbe di gran lunga la seconda. Di sicuro, tira aria di trasloco da via XX Settembre. Fonti romane assicurano che le manovre per il «rimpastino» sono soltanto all'inizio. Interpellato dall'Ansa nel pomeriggio - prima, cioè, della chiamata a palazzo Grazioli - Galan l'aveva buttata sull'ironia, come da copione: «Io sono il più classico dei mariti, nessuno mi dice niente. Io leggo i giornali e mi diverto». Ieri sera il Capo qualcosa deve avergli detto, e chissà se il divertimento è proseguito o si è bruscamente interrotto. Le sue preferenze, l'interessato le aveva fatte conoscere in modo molto chiaro parlando in precedenza con le agenzie: «Il ministro dei Beni culturali dell'Italia è il numero uno del mondo quando si siede a un tavolo internazionale; mi viene da tremare un po' pensando a un'ipotesi del genere, però è un bell'incarico». Per l'ipotesi Politiche Europee, invece, nè ansie nè tremori: neanche una parola. Magari potrebbe finirci un altro veneto alle Politiche Ue. Cioè quel Massimo Calearo, già presidente degli industriali di Vicenza poi sbarcato in parlamento sotto la bandiera del Pd, che ora attende da Berlusconi il giusto riconoscimento per il suo sostegno al governo traballante dopo l'uscita dei finiani. Per Calearo si è parlato anche di un posto al ministero dello Sviluppo economico, magari con la delega al commercio con l'estero. Quanto all'Agricoltura, che tutto muove, rimangono da tacitare le pretese della Lega, che tratta il dicastero di via XX Settembre un po' come se fosse cosa sua. Scherzando, Bossi ha indicato nel veronese Federico Bricolo («Ha la faccia da contadino») il successore ideale di Galan. Ma il Carroccio potrebbe anche accontentarsi di prendere un posto da sottosegretario, prenotato dal piemontese Sebastiano Fo - gliato. Imprenditore agricolo, naturalmente.