170 le raccolte private 709 ancora da studiare Collezioni private non notificate Bari città 168 (13mila reperti) Provincia di Bari 207 (2mila reperti) Brindisi 120 (10 mila reperti) Foggia 106 (5 mila reperti) Taranto 75 (705 reperti) Lecce 33 (1200 reperti) Totale Puglia: 709 (32 mila reperti) ELDORADO degli archeologi, la Puglia canta inni per lo scampato pericolo. Il ministro Giuliano Urbani lo ha detto ieri: non ammette l'emendamento alla Finanziaria 2005 - svelato da Salvatore Settis su la Repubblica di lunedì -che parlamentari di Fi vorrebbero introdurre per offrire il condono a chi possiede illegittimamente reperti archeologici. Una novità senza precedenti, che per il patrimonio pugliese sarebbe stata disastrosa. Sono tanti, ancora troppi, i privati che tengono nelle casseforti o sugli scaffali di casa migliaia di vasi, statue, anfore e altri reperti molti ancora sconosciuti. Le stime di ciò che la Soprintendenza archeologica della Puglia conosce parlano di almeno 44mila pezzi, alcuni già catalogati, altri in via di notifica. Ma c'è un magma sommerso di "prodotti" che resta del tutto ignoto. Soltanto immaginabile, se è vero che la Puglia è fra le regioni italiane più colpite dalla piaga dei tombaroli. E provengono, infatti, per la maggior parte dalla Puglia i reperti in mostra nello spazio espositivo della Soprintendenza archeologica della Lombardia, a Milano, inaugurato ieri. Si tratta di una mostra di pezzi conservati nella "stanza dei sequestri" dell'ente lombardo, rintracciati in varie operazioni contro il traffico clandestino del materiale archeologico in Italia, compiute dai nuclei di tutela del patrimonio artistico dei carabinieri e della guardia di finanza. «L'idea di introdurre delle sanatorie di per sé non mi scandalizza, altra cosa però è permettere ai detentori delle collezioni di disporne liberamente, senza più alcun controllo pubblico», è stato il primo commento dell'archeologo Giuseppe Andreassi, soprintendente della Puglia. Le conseguenze di una tale decisione, per il patrimonio archeologico pugliese, sarebbero state impossibili da conteggiare. Basta dare un'occhiata ai dati. Che mostrano come siano al momento già 170, equivalenti a oltre 12mila reperti, le collezioni private catalogate dallo Stato. «Proprio per permettere l'emersione e il controllo di queste collezioni private - spiega Andreassi - tutte le Soprintendenze, e la nostra in particolare, hanno sempre agito cercando di portare i privati ad autodenunciare il possesso di reperti. In modo da poter giungere a un decreto di notifica. E' un atto che da al privato maggiori garanzie di conservazione e a noi la possibilità di seguire le collezioni nell'eventualità di una vendita, nel rispetto del diritto di prelazione a vantaggio del ministero Beni culturali». Quelle 170 collezioni private hanno già seguito tutto l'iter per la notifica. I possessori si sono autodenunciati alla Soprintendenza che ha catalogato i reperti (fotografati e schedati) e ha provveduto a emanare i decreti di notifica. Alcune di queste collezioni sono state già vendute al ministero Beni culturali, come la collezione Iatta di Ruvo sulla quale è stato esercitato il diritto di prelazione da parte dello Stato. Fra l'incommensurabile patrimonio sommerso e le 170 collezioni denunciate, ci sono poi, in tutta la Puglia, altre 709 raccolte che aspettano il decreto di notifica. I privati, cioè, ne hanno denunciato il possesso. E ora la Soprintendenza sta per procedere all'emanazione dei corrispondenti decreti. In totale, quelle 709 collezioni mettono insieme circa 32mila reperti. Per la maggior parte, si tratta di pezzi ritrovati in scavi effettuati in Puglia. E quasi tutti sono databili fra il V e il IV secolo avanti Cristo. Sono reperti di tradizione greca e pezzi provenienti dalle necropoli messape, peucete e daune, di cui è pieno il sottosuolo della regione. In alcuni rarissimi casi, sono presenti anche pezzi più antichi: reperti di Atene o Mi-cene del VI e V secolo e alcuni pezzi "autoctoni" del DC e Vili secolo a.C. Ben 168 collezioni sono conservate a Bari: i collezionisti baresi possiedono oltre 13mila reperti. Nella provincia del capoluogo invece sono state individuate 207 collezioni, per oltre duemila pezzi. La provincia che ha il minor numero di collezionisti privati è Lecce, con 33 collezioni che corrispondono a 1.200 pezzi. Mentre Taranto, che conta 75 collezioni, mette insieme appena 705 reperti. A Brindisi sono invece 120 i collezionisti, per oltre diecimila reperti; e a Foggia se ne contano 106 (cinquemila pezzi circa). Tutte queste raccolte aspettano di ricevere il decreto di notifica. «Recentemente un collezionista barese ha denunciato il possesso di una raccolta di 2.500 monete antiche» spiega Giuseppe Libero Mangieri, responsabile per la Puglia del settore numismatico alla Soprintendenza archeologica. «Però, al momento, ci mancano i soldi per procedere alla catalogazione e quindi all'emissione del decreto di notifica»». Già, i soldi: mentre in Parlamento qualcuno propone condoni per i privati, le Soprintendenze devono fare i conti con i tagli dei fondi. Quelli per le missioni per esempio: tre anni fa, la Soprintendenza archeologica pugliese aveva per questo a disposizione 250mila euro l'anno. Per il 2004 ne ha avuti 75mila e per l'anno prossimo è previsto un ulteriore taglio del 35 per cento. «Ci risulta impossibile con questi soldi - dice Mangieri - recarci sul luogo in cui sono conservati i reperti, provvedere alla schedatura e alla catalogazione necessari alla notifica». A ciò si aggiunge l'assoluta carenza di personale. «Siamo notevolmente sotto organico» spiega Francesca Radina, della Soprintendenza. «Quattrocento persone in tutto, mentre dovremmo essere almeno il triplo per seguire tutto il nostro patrimonio». Ieri, Giuliano Urbani ha messo a tacere le polemiche con il suo secco "no" all'archeo-condono. La Puglia plaude. Ma una svolta nella gestione del patrimonio archeologico è comunque necessaria. Giuseppe Andreassi afferma: «Se i fondi non ci sono, bisogna pensare a una forma di contribuzione dei privati per permetterci di procedere alle spese per portare a termine il lavoro di catalogazione».