Esposti per la prima volta in pubblico migliaia di reperti recuperati dalle foce dell'ordine e esposti nei depositi della Soprintendenza GLI oltre 250 reperti, racchiusi entro una bacheca in cristallo temperato, che accolgono il visitatore all'ingresso, sono stati recuperati nel '94 a Olgiate Comasco, un attimo prima che varcassero il confine svizzero. Appena più in là sono circa 800 i pezzi sequestrati nel '96 a un singolare personaggio che amava definirsi "principe di Bisanzio" e che, se non fosse stato fermato in tempo, avrebbe messo all'asta la sua collezione tanto ricca quanto illegale. Sono tutti vasi apuli, invece, gli oltre 300 esemplari trafugati en almeno otto tombe scavate clandestinamente, secondo un rituale ancora attualissimo che rappresenta un vero flagello soprattutto per l'Italia del Sud. La Soprintendenza per i Beni archeologici apre per la prima volta al pubblico la propria " stanza dei sequestri" per documentare entità e pregio dei materiali archeologici riacquisiti alla proprietà pubblica in Lombardia e conservati in custodia giudiziale in appositi locali blindati. Una mostra che si inaugura proprio nel bel mezzo delle polemiche suscitate da un emendamento alla Finanziaria 2005, in discussione in Parlamento in questi giorni, che prevede una sorta di condono per "abuso archeologico: basta pagare il 5 del reperto custodito illegalmente per diventarne a tutti gli effetti proprietari. Più che con la qualità, il primo impatto in mostra è con la quantità. Migliaia di reperti archeologici - dai fossili preistorici alla ceramica, alle terrecotte, ai vetri, alle monete, alle sculture, alle anfore - che rappresentano peraltro solo una scrematura di quanto giace nei depositi della Soprintendenza, giustificando ampiamente le cifre da capogiro dichiarate dal Nucleo carabinieri tutela patrimonio artistico: oltre l00mila i reperti archeologici recuperati nel 2001, contro i 15mila dell'anno precedente, a testimoniare una vera e propria impennata dell'aggressione al patrimonio. A cura di Jolanda Lorenzi, funzionaria della Soprintendenza Archeologica addetta ai sequestri, con la collaborazione di Matilde Carrara, la rassegna è stata pensata per dare a un tempo la misura della consistenza dei saccheggi archeologici e della perdita di memoria storica nella quale incorrono questi oggetti che, una volta privati del loro contesto originario, hanno smarrito molto del loro valore conoscitivo. Tre le sezioni un cui si articola il percorso: la prima illustra le tipologie dei materiali sequestrati, la seconda le aree di provenienza, la terza è dedicata alla sempre fiorente industria dei falsi che invadono il mercato clandestino. "La stanza dei sequestri. Materiali inediti custoditi nel magazzino della Soprintendenza per i Beni