Un mercato ricchissimo che muove milioni di euro ogni anno. Da un lato ci sono i grandi collezionisti senza scrupoli, committenti delle opere d'arte. Dall'altro i professionisti del furto, gente che conosce il mestiere e agisce spesso su commissione oppure, quando si mette in movimento d'iniziativa, comunque sa già dove e come piazzare la merce. In mezzo c'è un patrimonio artistico sconfinato, che rende il nostro paese il terreno di conquista privilegiato di questi delinquenti. Così ogni anno decine di opere d'arte spariscono nel nulla. Anche se poi, con sempre maggiore professionalità e competenza le forze dell'ordine, i carabinieri del Tpc in testa, riescono a contrastare il fenomeno recuperando il maltolto. E questione di conoscenza del settore, una sorta di gioco del «guardie e ladri» per cui gli investigatori sanno benissimo, a seconda dell'oggetto sottratto, qual'è il professionista che si occupa di quel genere: beni ecclesiastici, mercato antiquariale, libri antichi, beni archeologici e via dicendo. Certe volte però, per lo più quando si sfugge a questo «canovaccio», le opere spariscono per sempre, come inghiottite. I grandi fatti di nera della storia non sono tanti, ma sono quelli che fanno più male. Come nel caso del Bambinello dell'Ara Coeli, quasi certamente sottratto da uno o più delinquenti occasionali poi spaventati dall'enormità della reazione: la statua non sì è più ritrovata, qualcuno sostiene che sia stata distrutta, altri sperano sia finita nascosta da qualche parte. C'è poi i1 famoso quadro di Caravaggio rubato in tempo immemore e mai restituito, forse in mano alla Mafia, forse distrutto. E c'è da ultimo il clamoroso furto di un codice manoscritto in mostra al museo del Vittoriano, che rientra a buon diritto fra i colpi epocali non solo e non tanto per il valore economico dell'opera, quanto piuttosto per il tipo di colpo, davvero rocambolesco: il presunto ladro venne fermato e perquisito, ma poi fu lasciato andar via dalla vigilanza. Probabilmente aveva già passato la refurtiva a un complice.