ROMA. Sandro Bondi annuncia le sue dimissioni, il Pdl e colleghi di governo fanno a gara per manifestargli solidarietà (con l'eccezione di Tremonti) e si scagliano contro le campagne denigratorie portate avanti nei confronti del ministro della Cultura. Il copione sembra scontato ma qualcosa non torna. Nella lettera inviata ieri al quotidiano della famiglia Berlusconi, il Giornale, Bondi cita solo di passaggio le critiche dell'opposizione e se la prende in primis con la maggioranza, che a suo dire "non mi sostiene, mi ha lasciato solo". E in più replica, offeso e deluso, a un articolo che sullo stesso Giornale, il giorno prima, era stato firmato da Marcello Veneziani, che oltre a sbeffeggiarlo, lo invitava sommessamente a farsi da parte marchiandolo con affettuose definizioni come "tonno che si taglia con un grissino", "vitello da latte", "Max Cipollino", nonché "trottolino amoroso dudù dadada". Tutto questo sul foglio più berlusconiano che esista, non certo sul Fatto, roba da non credere. La vicenda Bondi è la sintesi estrema del caos in cui versa la maggioranza in queste settimane, con un premier impegnato a salvare se stesso e un partito (ma anche un governo) nel quale si consumano faide intestine che passano anche attraverso siluri reciproci affidati a terzi e pelosi attestati di solidarietà vergati in prima persona. Le imminenti dimissioni di Bondi, è evidente, lascerebbero libero un altro posto pesante da assegnare a qualcuno dei nuovi entrati nella maggioranza o a un qualche pupillo berlusconiano che scalpita, ed è questo il principale elemento da considerare se si valuta l'atteggiamento schizofrenico del centrodestra nei confronti dell'ormai prossimo ex ministro. In mezzo a questa jungla il malcapitato Bondi - stritolato, schiacciato dal peso del suo fallimento politico e dal gelo della sua parte - fa quasi tenerezza quando si consegna ai suoi nemici come un tacchino che salta nel forno della cucina la sera di Natale. Sul Giornale, Sandro Bondi, dopo avere constatato che "dalla sinistra alla destra di Veneziani la soddisfazione per le sue dimissioni è unanime", annuncia che presto si farà davvero di parte. Nel ruolo di ministro, dice, «posso avere fatto degli errori, ma ho realizzato delle riforme importanti e ho imposto una linea alternativa, in senso compiutamente liberale e riformatore, alla politica culturale della sinistra». Uno «sforzo» però nel quale non è stato «sostenuto con la necessaria consapevolezza dalla stessa maggioranza di governo e da quei colleghi che avrebbero potuto imprimere insieme a me una svolta nel modo di concepire il rapporto tra Stato e cultura». Sostegno che peraltro è mancato «nel momento in cui più mi sono trovato in difficoltà», dopo il crollo di Pompei, quando era «più colpito dalla sinistra». Ma pesano sul suo addio, al momento solo annunciato, i mancati sovvenzionamenti al ministero snobbati anche con il "milleproroghe". La beffa finale è che Bondi, ieri, s'è ritrovato subissato da una miriade di attestazione di stima e inviti a proseguire dai suoi stessi cospiratori, quelli che lui stesso accusa di averlo lasciato solo. Ecco qualche perla: «Il mio auspicio è che continui a mantenere i suoi ruoli», dice il titolare della Difesa Ignazio La Russa, con la stessa enfasi che utilizzerebbe per augurare al Milan di vincere la Champions. Si impegna di più Mariastella Gelmini, che arriva ad azzardare un paradosso: «Bondi è uno dei migliori esponenti del governo e un dirigente insostituibile del Pdl». Ad esprimere l'auspicio di un ripensamento è anche il collega della Funzione Pubblica Renato Brunetta, che definisce Bondi "suo collega e amico", ansioso di colpire così, indirettamente, il suo collega e nemico Tremonti, che con Bondi non s'è mai preso. Il portavoce del Pdl Daniele Capezzone, quando si limita a elogiare "l'onestà intellettuale", la "prova di dignità personale" e "di lucidità intellettuale" di Bondi, fornisce la prova certa del complotto silenzioso. Sarebbe stato così gelido nel difendere Scajola sulla casa o Cosentino sulla camorra? O se al posto di Bondi non dovesse andare il suo datore di lavoro, Paolino Bonaiuti? Il dubbio resta. Daniela Santanché, invece, si spende parecchio per l'amico, perché lei, spiega, "ha il privilegio" di conoscerlo bene umanamente "e so quali siano le tue qualità e i tuoi valori". «Non dare soddisfazione ai tuoi nemici e ai tuoi detrattori», dice il sottosegretario, senza fare i nomi di quei detrattori che, occhio e croce, dovrebbero essere anch'essi suoi amici che conosce bene umanamente. Incredibile ma vero, il ministro del Turismo, Michela Brambilla, si scaglia contro "certa stampa" per le campagne denigratorie su Bondi. C'è odore di eresia: si riferisce forse al Giornale? Di fronte a questa melassa un po' ipocrita all'opposizione non resterebbe che sparare sulla Croce rossa, ma lui sceglie una linea ironica: «La vicenda Bondi - spiega Carmelo Briguglio - è un problema politico che investe il governo e la sua granitica coalizione. E, come si intuisce dalle parole del ministro, anche quell'autentico partito dell'Amore che è il Pdl, dove non ci sono falchi e colombe, come si è ampiamente giocherellato a proposito di Fli, ma altre specie e spiriti animali a cui lo stesso Bondi sembra, certo timidamente, alludere». Più duri i commenti dell'Idv, secondo cui «Bondi ha trasformato il ministero dei Beni culturali in un dicastero fantasma» mentre per il Pd «è importante che il ministro Bondi abbia detto una parola definitiva sul suo fallimento». «Ma ora si dimetta davvero, però», taglia corto Matteo Orfini. Nelle stesse ore in cui nel governo e nel Pdl ci si azzuffava per dare alle stampe le note di stima nei confronti del ministro semi-dimissionario, si scatenava anche il balletto delle indiscrezioni sul possibile rimpasto di governo, che si consumerà quasi certamente la prossima settimana. Secondo i tam tam di Montecitorio Saverio Romano resta favorito per la guida del ministero dell'Agricoltura, ma tutto dipenderà da cosa vorrà fare la Lega. Il Carroccio, riferiscono fonti di via Bellerio, punterebbe in realtà alla presidenza dell'Enel. Qualcuno fa il nome di Marco Reguzzoni, attuale capogruppo della Camera del Carroccio. Se la Lega dovesse fallire il suo obiettivo all'Enel, raccontano, tutto si complicherebbe perché Bossi potrebbe tornare a rivendicare per sè l'Agricoltura. Allo stato, assicurano fonti della maggioranza, se Romano andasse all'Agricoltura, Galan potrebbe prendere il posto lasciato libero dal finiano Andrea Ronchi alle Politiche comunitarie. Con le dimissioni di Sandro Bondi annunciate a breve, si aprirebbe il capitolo dei Beni culturali: qui sarebbe pronto Paolo Bonaiuti. Tra le new entry al governo, per ora congelate, potrebbe essere promossa Anna Maria Bernini a viceministro allo Sviluppo economico, mentre a Massimo Calearo spetterebbe il posto di vice al commercio con l'Estero. Quanto ai nuovi sottosegretari, Nello Musumeci (in quota "La Destra") dovrebbe andare alla Protezione civile, mentre ancora non è stato deciso il collocamento per Aurelio Misiti, che ha lasciato l'Mpa per votare la fiducia a Berlusconi.