Annuncia (di nuovo) le dimissioni al Giornale Spiega un suo collega di governo: "Se Bondi va via adesso, gli scassa tutto a Berlusconi. Secondo me bisogna aspettare qualche settimana, se non addirittura maggio per avere un quadro completo del rimpasto e delle caselle da riempire". Risultato: lo psicodramma di Sandro Sondi, imprigionato al ministero per i Seni e le attività culturali, non è finito. Il Caimano ancora non ha accettato le sue dimissioni, sussurrate per un mese e poi messe nere su bianco domenica scorsa in un'intervista al Corriere della Sera. L'ultimo atto del tormentone si è svolto però tutto sul Giornale di famiglia, diretto da Sandro "Olindo" Sallusti, il quotidiano dove peraltro Bondi esordì come politico-opinionista a metà degli anni novanta, "scoperto" da Vittorio Feltri. Prima un caustico corsivo dell'ex finiano Marcello Veneziani, "su mandatelo a casa, non vedete che la creatura soffre?", poi la risentita risposta del ministro dimissionario: Egregio Direttore,. constato che dalla sinistra alla destra di Marcello Veneziani la soddisfazione per le mie dimissioni è unanime. Stiano sereni, presto li accontenterò". La lettera, però, è soprattutto un atto d'accusa contro maggioranza e partito, colpevoli di non averlo sostenuto con la "necessaria consapevolezza". L'indiziato principale, mai citato, è il titolare dell'Economia Giulio Tremonti: "Questo mancato sostegno è avvenuto nel momento in cui ml sono trovato più in difficoltà, a seguito del crollo di un muro in cemento a Pompei e più colpito dalle iniziative della sinistra, tino alla presentazione di una mozione di sfiducia individuale nei miei confronti, pur non avendo io mai scaricato su altri la responsabilità di fondi". E visto che Tremonti è stato recidivo con il decreto Milleproroghe "sono giunto a una deliberazione definitiva". Cioè, dimissioni, nonostante il voto vittorioso sulla mozione di sfiducia nel dicembre scorso. Addio governo per dedicarsi di più alla famiglia (la compagna di Bondi è la deputata Manuela Repetti) e al partito, se possibile. L'uscita di Sondi è stata seguita da un festival enfatico di solidarietà postuma e un po' ipocrita. Tanti i ministri dichiaratori, tranne ovviamente Tremonti rigorosamente silente e gaudente. Alfano: "Rimanga con l'impegno e l'abnegazione di sempre". Prestigiacomo: "C'è bisogno della sua intelligenza e della sua passione". Carfagna: "Noi giovani ministri dobbiamo molto a Sandro". Gelmini: "Bondi è insostituibile, deve continuare". Rotondi: "Persona di grande valore, prosegua". Brunetta: "Un ottimo ministro". TRA I COMMENTI alla lettera, sul sito del Giornale, non sono invece mancate le critiche. Alcune lambiscono la derisione: "Bondi, smettila di fare il piangina! O resti e lavori come Dio comanda o te ne vai, non che dici che te ne vai per farti dire 'no, non te ne andare!' Manco i bambini". Un lettore tira in ballo le inchieste del Fatto Quotidiano sulle consulenze "familiari" del Mibac: "Se ne va? Pazienza. Speriamo che con l'occasione ritiri la consulenza affidata all'ex marito della sua attuale compagna. Fabrizio Indaco retribuito con 25 mila euro (pubblici) presso il suo Ministero, e si porti via il di loro figlio, il ventenne Indaco jr, che lavora a contratto per una società dei Beni culturali". Durissimo, infine, il post firmato "Tessera Pdl 0150671": "Non ci credo. Anche lui contro Silvio. Vergognati sei inutile non credo tu abbia ancora amici nel partito. La cultura non si mangia signor Bondi, il tuo servizio è da sempre stato inutile, vattene pure". Ieri chi ha raccolto i pensieri e i continui sfoghi del ministro dimissionario in pectore (Bonaiuti o Galan al suo posto, quando sarà), racconta che "pur dopo aver letto le tante dichiarazioni di solidarietà, un ripensamento di Sandro è impossibile". Per Bondi il rammarico peggiore "è quello che la sua vicenda è stata derubricata a battaglia personale quando invece la questione era ed è culturale, decisamente più larga". Questa è l'accusa principale al suo partito: in pratica non aver condotto, sul suo nome, una "crociata decisiva contro l'egemonia culturale della sinistra". Aggiunge un parlamentare autorevole del Pdl: "Il problema è che in questi mesi lo scontro principale è stato con Fini. E tante battaglie insieme non si possono combattere". Nella sua lettera al Giornale, Bondi annuncia che tornerà a fare il senatore e il militante intellettuale del Pdl. Il nuovo corso è già iniziato: un documento spedito ieri che individua i "punti deboli" della legge sul biotestamento. Il quasi ex ministro chiede un dialogo sui "trattamenti medici obbligatori e vincolanti".
Bondi, psicodramma infinito
Riassunto in 200 parole:
Sandro Bondi ha annunciato le sue dimissioni dal governo, affermando che il suo partito non lo ha sostenuto con la "necessaria consapevolezza". La lettera di dimissioni è stata pubblicata sul Giornale, dove Bondi ha anche accusato il ministro dell'Economia Giulio Tremonti di non averlo sostenuto durante la presentazione di una mozione di sfiducia nei suoi confronti. Bondi ha anche criticato il suo partito per non aver condotto una "crociata decisiva" contro l'egemonia culturale della sinistra. Il suo dimissionario ha anche affermato che tornerà a fare il senatore e il militante intellettuale del Pdl.
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