Prima del rimpasto bisogna allargare la maggioranza. Intanto, Galan lavora nell'ombra Il ministro vuole lasciare il Mibac, ma il premier chiede tempo "Presto mi dimetterò», ha ripetuto anche ieri il ministro per i beni e le attività culturali, Sandro Bondi. Ma è palazzo Chigi a frenare la voglia del titolare del dicastero di via del Collegio Romano di lasciare la poltrona a Giancarlo Galan (che telefonicamente ha già contattato i massimi dirigenti del ministero): al premier Silvio Berlusconi serve ancora tempo per rafforzare la maggioranza e dare il via al rimpasto di governo. Ma Bondi non vuole attendere. La gestione di un ministero è quanto di più lontano dal suo desiderio di partecipare alla vita politica in qualità di ideologo: e, è bene dirlo, pare sentire fortissima la mancanza di una persona che ha segnato davvero la sua esistenza, ovvero don Gianni Baget Bozzo. Una figura che ha rivestito un ruolo decisivo nella storia umana e intellettuale di Bondi. Intanto, sfruttando le riflessioni che ha voluto rivolgere ai colleghi della maggioranza, fioccano le dichiarazioni dell'opposizione contro Bondi, a cominciare da quelle degli ex ministri Francesco Rutelli e Giovanna Melandri. Per l'ex sindaco di Roma «non si sono mai viste dimissioni così tormentate. Bondi è di fatto dimissionario da quattro mesi, si decida una buona volta», chiedendosi «che si è fatto dare a fare la fiducia del parlamento se non va al ministero, non esercita alcuna funzione propositiva per la cultura italiana e preannuncia ormai da mesi dimissioni che non rassegna mai?» Tutto questo senza ricordare che Bondi ha stigmatizzato in primo luogo il comportamento di tanti colleghi del centrodestra, che non lo hanno «sostenuto con la necessaria consapevolezza». E Melandri ha allargato la platea dei destinatari delle sue critiche, con una lettera rivolta al ministro: «Caro Bondi il fallimento delle politiche culturali di questo governo non è da ascrivere interamente al suo operato, ma alle responsabilità di un intero esecutivo sordo e miope alle ragioni della cultura italiana. E tuttavia lei è il simbolo di questa debacle. In quest'occasione prendiamo sul serio le sue parole, ci sbagliamo ancora? A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca, non a caso, alla lettera di Bondi, hanno immediatamente risposto quasi tutti i suoi colleghi di governo, invitando il ministro ad andare avanti, restando al suo posto». Ma l'ex ministra non nasconde un altro obiettivo, quello di mettere in dubbio il desiderio di Bondi di lasciare il dicastero: «Da mesi, assistiamo a questo gioco delle parti, con dimissioni annunciate, ma mai formalmente presentante. La stessa scelta di farlo a mezzo stampa appare piuttosto irrituale. Sinceramente, non capisco cosa sia cambiato da alcune settimane fa, quando l'opposizione parlamentare presentò una mozione di sfiducia al ministro, se non il fatto gravissimo della sistematica assenza di Bondi dalla sede del dicastero. In quell'occasione, Bondi rivendicò il suo operato dinnanzi al parlamento, la maggioranza sostenne largamente il ministro respingendo la nostra mozione». Da via del Collegio Romano, comunque, continuano a giungere al ministro attestati di stima e di amicizia: per il sottosegretario Francesco Maria Giro, Bondi ha «potenziato la legge Ronchey sui servizi aggiuntivi nei musei premiando la qualità delle aziende e la trasparenza delle gare di appalto», ha «valorizzato il nostro patrimonio museale con il restauro di palazzo Barberini a Roma, delle galleria dell'Accademia a Venezia e con i nuovi allestimenti dell'archeologico di Napoli, pochi esempi ai quali vanno aggiunti l'operazione in corso della Nuova Brera a Milano, il cantiere degli Uffizi di Firenze che proseguirà anche grazie all'accordo con il sindaco Renzi e il trasferimento della galleria Sabauda nella Manica nuova di Palazzo reale a Torino». Particolare da rilevare: l'assenza dal dicastero è solo formale, perché l'auto del ministro viaggia per portare alla sua abitazione le carte da firmare, tanto che nessuna pratica è stata abbandonata sulla sua scrivania. Tutto questo mentre Giro presenzia a conferenze stampa, come accadrà oggi al Maxxi di via Guido Reni per la mostra di Michelangelo Pistoletto, elogiando il presidente della fondazione, Pio Baldi, al quale la rivista Monocle ha appena dedicato pagine entusiastiche.
Il Cav stoppa la fuga di Bondi
Il ministro per i beni e le attività culturali, Sandro Bondi, vuole lasciare il dicastero, ma il premier Silvio Berlusconi chiede tempo. Il ministro ha già contattato i massimi dirigenti del ministero e vuole rafforzare la maggioranza. Tuttavia, Bondi non vuole attendere e ha iniziato a fare dichiarazioni contro il governo e i suoi colleghi. L'ex sindaca di Roma, Francesco Rutelli, e l'ex ministro Giovanna Melandri, hanno criticato Bondi, accusandolo di non aver esercitato alcuna funzione propositiva per la cultura italiana. Bondi ha anche stigmatizzato il comportamento di molti colleghi del centrodestra.
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