Due idee per il dopo-Bondi «Ferrara o Quagliariello» Lo storico fa l'identikit del successore e declina l'agenda del nuovo ministro del Beni culturali. Chi dopo Sandro Bondi ai Beni culturali? In una lettera al Giornale, il ministro ha scritto: «Presto mi dimetterò», parlando di «scelta piena e consapevole» nata dal disagio per non essere stato «sostenuto dalla stessa maggioranza di governo e da alcuni ministri». Ce l'ha con Tremonti? Sul tema ascoltiamo lo storico Ernesto Galli della Loggia. «Guardi, non vorrei infierire. La lettera suona dignitosa. Ma Bondi è stato un ministro non all'altezza della situazione. Ha gestito i Beni culturali in modo antagonista, umorale, pure ideologico. Tutto ciò l'ha portato alla paralisi, anche alla consapevolezza di stare lì senza riuscire a fare nulla. Forse non si può essere ministro e coordinatore del Pdl allo stesso tempo, scrivere poesie su Vanity Fair e dare i voti ai libri su Panorama». Identikit del nuovo ministro. Ha un nome in testa? Ne ho due: Giuliano Ferrara e Gaetano Quagliariello. Ma prima mi faccia dire che cosa dovrebbe fare il nuovo ministro. Ad esempio, trovare il coraggio di andare in giro, di farsi vedere ai festival e ai convegni, anche di prendersi i fischi. Un ministro deve partecipare alla vita culturale, invitare a cena artisti, registi, direttori di galleria, intellettuali, ascoltare molto per poi decidere. Poi deve battersi per le risorse. Le spese per la cultura, a partire dai fondi a disposizione perla gestione del ministero, sono paurosamente crollate. Bondi avrebbe dovuto convincere Tremonti, farlo innamorare dell'Italia, spiegargli che servono i soldi. Un'azione serrata per far capire al ministro del Tesoro che l'Italia mangia sulla cultura. L'identità italiana è legata al patrimonio artistico, archeologico e culturale, altrimenti ce ne andiamo tutti in Svizzera. Bondi lo riconosce. Parla di «mia incapacità nel mantenere gli impegni che avevo preso». Un'onesta ammissione. Ma perché non ha puntato i piedi davvero coi suoi? La verità è che ci vorrebbe uno come André Malraux per dare uno scossone. Ma dove lo troviamo in Italia? Il nuovo ministro dovrebbe mettere allo studio due o tre grandi progetti. Che so: un museo della storia d'Italia, come abbiamo suggerito io e Carandini; una grande biblioteca all'altezza di questo nome; un compiuto museo del cinema, che documenti la rappresentazione visiva italiana attraverso il secolo passato. Insegnando all'università, ho scoperto che i giovani non sanno nulla del nostro cinema fino al 1999. Per carità, non dico di proiettare "Umberto D" o "Roma città aperta" nei licei, tutto quello che si fa a scuola finisce sputtanato. Ma bisogna riflettere sul perché di tanta ignoranza. Adesso, professore, dirà che è colpa della televisione. Lo dico proprio. È spaventoso l'abbassamento culturale dei programmi proposti dalla Rai. Un ministro non deve aver timore di porre la questione. Che organizzi una sorta di Stati generali della cultura sul tema. Pazienza se poi protestano quelli della sua parte politica che siedono nella commissione di vigilanza o nel consiglio d'amministrazione. Torniamo ai due nomi fatti. Una premessa: se si pesca fuori dal Pdl i nomi in astratto possono esserci, ma chi mai accetterebbe di fare, oggi, il ministro di Berlusconi? La rosa si restringe. Per questo dico che uno come Gaetano Quagliarello lo farebbe meglio di altri. La cultura richiede qualche competenza, ma oltre a essa, che i ministri possono anche non possedere, occorre una sensibilità, che è data dalla storia personale. Quella di Quagliariello mi pare una garanzia. Ma lei preferisce Ferrara... Beh, sarebbe un bel colpo politico per Berlusconi, di quelli che sparigliano i tavoli. Adesso che Giuliano ha ripreso un rapporto forte col premier, perché non coronare questo riavvicinamento con una carica così prestigiosa? Io sarei contento, indipendentemente dal quadro politico generale. Anche perché sono sicuro che si comporterebbe come un ministro, senza commetterebbe gli errori di Bondi. Per esempio? Ferrara non è tipo da insultare l'intero mondo dello spettacolo dandogli dell'«accattone» o del «parassita». Farebbe capire agli artisti che è anche il loro ministro, magari all'interno di visioni politiche diverse, senza commettere gaffe istituzionali. Si asterrebbe dall'intervenire sul piano estetico nei confronti di film che non gli piacciono, eviterebbe di dire sciocchezze come «non capisco l'arte astratta». Ferrara è aggressivo, ma in una maniera che non mi sembra divisiva. Ne è proprio certo? Abbastanza. Il problema vero di questa destra è che culturalmente si sente assediata perché nella società civile è pressoché inesistente. Compensa con l'attacco ideologico, c'è un terribile squilibrio tra i rapporti politico-elettorali e i rapporti culturali. Da quelle parti, sono privi di savoir-faire istituzionale e di intelligenza politica. Berlusconi, si mormora, pensa a Paolo Bonaiuti. Non mi pare la persona più adatta. Occorre un profilo diverso: diciamo un incrocio tra Giovanni Gentile e Walter Veltroni. Lo trovi Berlusconi, se è capace.