L'intervista. Lo speleologo Clemente Esposito primo esploratore delle cavità «Che brividi davanti a quelle opere» Solo la folta barba bianca tradisce l'età; Clemente Esposito resta ancora il «ragazzo terribile» pioniere dell'esplorazione del sottosuolo fin dagli anni '60. La passione l'ha spinto a creare il museo del sottosuolo, un'affascinante viaggio in una cavità a piazza Cavour; l'entusiasmo lo ha reso autore di successo: l'ultima fatica «Gli ipogei greci della Sanità», è ancora fresca di stampa ma lui già lavora a una poderosa storia dell'acquedotto del Carmignano. Conosceva il ponte sotterraneo? «Certo, ricordo precisamente il momento in cui l'ho visto per la prima volta. Una emozione immensa, indescrivibile». Allora condivide l'entusiasmo per la «riscoperta» di quel luogo. «Naturalmente, anche se non parlerei di riscoperta: piuttosto di presentazione ufficiale al grande pubblico. Anche se il sottosuolo della nostra città conserva decine e decine di luoghi mozzafiato. Compreso un complesso sistema di ponticelli sull'acquedotto, anche se non sono antichi come quello dei Gerolamini». La magia del sottosuolo, però, è ancora riservata a pochi. «Ma l'interesse cresce vertiginosamente. In città esistono tanti luoghi aperti ai turisti per visitare le cavità di Napoli: tutti egualmente affascinanti. Non vi aspettate che io parli solo del mio museo del sottosuolo: ho un'altra idea dello sviluppo, per me deve essere condiviso, per cui ribadisco che tutti i percorsi sotterranei sono belli. Andate a visitarli». Torniamo a quel ponte che ci ha regalato grandi emozioni? «Si tratta di una opera semplice, un modo per passare da un lato all'altro dei camminamenti senza finire nell'acqua. Diventa incredibile, però, se pensiamo all'epoca in cui è stata realizzata: più di duemila anni fa qualcuno lavorando a decine di metri di profondità ha costruito quella struttura che ancora oggi è solida e resistente». Quando l'ha vista l'ultima volta? «Non molti anni fa. Come sempre fui il primo a scendere giù nel pozzo nel chiostro dei Gerolamini e, naturalmente, andai a finire direttamente nell'acqua: è il sacrificio di chi fa il battistrada il quale poi aiuta quelli che scendono dopo a raggiungere direttamente un luogo asciutto». Qual è la molla che spinge ad esplorare il sottosuolo? «Passione, voglia di scoprire, necessità di ritrovare le proprie radici. Sotto ai nostri piedi ci sono tesori incredibili: andare a cercarli per me è un dovere, oltre che un piacere immenso».