Nessuno interviene contro il degrado del centro storico e arriva l'ordinanza del sindaco "Interdire tutta la navata nord della Cattedrale di Agrigento a salvaguardia della pubblica incolumità»: l'ordinanza del sindaco di Agrigento è stata notificata nei giorni scorsi all'ufficio Beni culturali della arcidiocesi e dovrà essere eseguita «con urgenza» perchè la collina su cui sorge la città medievale continua a franare. Colpa dei numerosi ipogei su cui è costruita la cittadella, ma anche del malgoverno. Il dissesto è un problema antico come la Sicilia e lo hanno dimostrato le tragedie di Giampilieri e Favara. Lo stesso arcivescovo di Agrigento ha ammonito, di fronte a quelle bare, che non avrebbe celebrato i funerali degli agrigentini, se si fosse permesso alla frana agrigentina di proseguire la sua marcia. E invece eccola lì, che avanza senza che si sia riusciti non solo a consolidare il terreno ma neanche a capire il fenomeno. Dal 1966 (anno di un'altra disastrosa frana) di lavori e di studi ne sono stati fatti molti ma l'ordinanza prova che le istituzioni hanno tuttora le armi spuntate. Alla crepa che parte dal muro del seminario, attraversa la piazza della cattedrale, spezza longitudinalmente la scalinata e divide i marmi della navata sinistra se ne sono aggiunte altre. Una nota ufficiale della Curia fa notare che «la problematica non riguarda la Cattedrale in quanto tale, per la quale sono stati assicurati gli interventi di manutenzione, ma l'evento franoso» e puntualizza che la chiesa «è vittima di ciò che sta accadendo nel sottosuolo». L'Arcidiocesi ha accolto l'ordinanza impegnandosi a rispettarla - le transenne impediranno l'accesso alla navata sinistra - ma anche a fare chiarezza e ora punta il dito su ciò che non è stato fatto, chiedendo «quale sia stata la natura degli interventi di consolidamento e monitoraggio che si sono conclusi nel 2007 e dei quali rimane solo il ricordo del passato di Bertolaso e della Protezione civile nazionale». L'ex capo del dipartimento replica che «gli impegni sono stati mantenuti» ma anche la Sovrintendenza esprime parecchie perplessità, parlando addirittura di «sostanziale inefficacia dei vari interventi di consolidamento eseguiti nei decenni passati e di quelli emergenziali condotti a seguito dell'ordinanza di protezione civile nazionale numero 3450 del 16072005». Una frustata, se si considera il conto milionario degli «interventi» di questi anni. Curia e Sovrintendenza chiedono quindi «misure cautelative per la messa in sicurezza delle opere artistiche» contenute nel Duomo cittadino, che raccoglie importanti testimonianze artistiche del periodo arabo-normanno e gotico-chiaramontano oltre che rinascimentali e barocche. Il sovrintendente propone un tavolo tecnico per concertare con la Curia l'esecuzione di lavori «a breve periodo» e «programmare una coordinata raccolta di dati derivanti da uno specifico controllo strumentale dell'andamento degli spostamenti in continuo e con la messa in funzione di un sistema di allarme preventivo». Insomma, quello che per anni non si è fatto. Per non sprecare altre risorse il sovrintendente chiede «di mettere in atto un sistema di acquisizioni di informazioni utili per prevedere - in anticipo rispetto ad un possibile stato di irreversibilità - quali interventi debbano essere effettuati con ma ore urgenza, sia in termini di tempo entro cui intervenire, sia in termini di costi che si dovranno sostenere, con l'obiettivo di evitare il rischio di perdite o danneggiamenti». Tanta sollecitudine si spiega solo con la gravità della situazione: per quanto «pur essendoci reali segni di decadimento strutturale elevato non c'è un imminente pericolo di crollo», ammette la Curia, il lato nord della collina, dove corre la galleria ferroviaria, è minato da un sistema di quattro frane adiacenti, tutte attive, e la cittadella religiosa, come l'intero centro storico, poggia sul tufo, che ad ogni spostamento delle argille sottostanti si spacca. Nell'ottobre 2009 la denuncia e le promesse Unico provvedimento: sbarrare il duomo Una maxi frana minaccia Agrigento: la denuncia di Avvenire è del 20 ottobre 2009, quando fu pubblicato un reportage che analizzava gli effetti devastanti del dissesto idrogeologico nelle viscere del centro storico siciliano. Pochi giorni prima, l'arcivescovo Francesco Montenegro aveva sollevato il problema dell'inadeguatezza delle vie di fuga, in caso di emergenza. Seguirono discussioni e vertici, ci furono stanziamenti e progetti, scontri al calor bianco tra la Sovrintendente (poi passata ad altro incarico) e il Sindaco, poi arrivò Bertolaso in città e la Protezione civile - che aveva appena visto bocciare il proprio piano per costruire una nuova via di fuga - annunciò che entro il 2010 un accurato monitoraggio geotecnico avrebbe dato tutte le risposte necessarie. «Sapremo - ci dichiarava allora un dirigente della protezione civile - se per fermare le frane basteranno drenaggi profondi o se bisognerà delocalizzare parte dell'abitato per alleggerire la collina». Il 23 febbraio il Sindaco di Agrigento ha ordinato di chiudere mezza cattedrale: una strategia per salvare il colle San Gerlando ancora non c'è.
Agrigento. La frana avanza. E il Comune chiude mezza cattedrale
Il sindaco di Agrigento ha ordinato di chiudere la navata nord della Cattedrale di Agrigento per salvaguardare la pubblica incolumità a causa del degrado del centro storico. La collina su cui sorge la città medievale sta franando a causa degli ipogei e del malgoverno. L'arcivescovo ha ammonito che se non si fa qualcosa, non celebrerà i funerali degli agrigentini. La Sovrintendenza chiede misure cautelative per la messa in sicurezza delle opere artistiche contenute nel Duomo. Un tavolo tecnico è stato proposto per concertare l'esecuzione di lavori a breve periodo e programmare un controllo strumentale dell'andamento degli spostamenti.
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