Roma. L'indignazione è praticamente bipartisan. Monta la protesta per l'emendamento alla Finanziaria, primo firmatario la deputata di Forza Italia Gabriella Carlucci, sul condono per i reperti archeologici indebitamente posseduti. Monta così tanto che ieri, a un certo punto, il ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani, (in quota Forza Italia) ha annunciato che in Aula il governo indicherà pollice verso. «Il governo è contrario a ogni emendamento che preveda la riemersione di beni culturali illegalmente in possesso di privati». Non solo. Per evitare il replay della polemica che lo colpì quando si disse che voleva "vendere il Colosseo", Urbani fa sapere di avere «già manifestato nei giorni scorsi al ministero dell'Economia le diverse ragioni che rendono inaccettabile un simile provvedimento». Detto questo lo stesso Urbani precisa anche che «non ci può certo impedire la presentazione di emendamenti da parte dei deputati». Insomma, disapprova e ne prende le distanze. Però non può garantire che tutto ciò sia sufficiente a bloccare il progetto. Intanto la Carlucci spiega: così si porrà fine al fenomeno dei tombaroli. «Analoga norma introdotta in Spagna ha consentito di portare alla luce milioni di opere d'arte occultate e di catalogarle con cura» fa sapere. Senza contare che attraverso il gettito del condono (come si spiegava nel Mattino del 27 ottobre scorso, è sufficiente versare il 5 del valore del bene) si liberano risorse da destinare a un settore in crisi, quello dello spettacolo al quale la Carlucci è particolarmente sensibile. Le fa da sponda un altro firmatario, l'azzurro Gianfranco Conte, che tra l'altro ricorda come un'analoga proposta fu fatta nel 1998 da Walter Veltroni, allora ministro per i Beni culturali. Ma le spiegazioni non convincono nemmeno gli "alleati". «Non è possibile che si voglia far passare come meritorio il fatto di fare emergere beni culturali sottratti. Noi non accettiamo simile proposta e ci batteremo, nel caso fosse approvata dall'Aula di Montecitorio magari per distrazione, per cancellarla nel momento in cui arriva in Senato» annuncia il vicepresidente del Senato, il leghista Francesco Moro. Soprattutto non convince l'opposizione. È «un'ulteriore coltellata al patrimonio culturale», «una vera e propria istigazione a delinquere» attacca l'ex ministro ai Beni Culturali, la diessina Giovanna Melandri. Spara contro anche la Margherita. «L'inferno è lastricato di buone intenzioni. Così si incentiva la produzione del sommerso e si fa un grande danno al patrimonio archeologico del Paese» osserva Andrea Colasio responsabile commissione Cultura alla Camera. Durissimo il presidente dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scanio, che parla di «ennesimo colpo di mano della Cdl» e di «scempio». Secondo Legambiente il trafugamento e il mercato di opere d'arte frutta in Italia oltre 150 milioni di euro annui.
Urbani dice no all'archeo-condono
Il governo italiano è contrario a ogni emendamento alla Finanziaria che preveda la riemersione di beni culturali illegalmente in possesso di privati. Il ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani, ha annunciato che il governo indicherà pollice verso se qualcuno tenta di approvare un simile emendamento. La deputata di Forza Italia, Gabriella Carlucci, ha presentato un emendamento per il condono dei reperti archeologici indebitamente posseduti, che potrebbe permettere la riemersione di beni culturali illegalmente in possesso di privati. La Carlucci sostiene che questo provvedimento potrebbe portare a una maggiore scoperta di opere d'arte occultate e a una maggiore destinazione di risorse per il settore dello spettacolo.
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