L'iniziativa. Comodato d'uso a chi restaura Appello agli imprenditori contatti con vescovi di tutto il mondo: «Sono entusiasti» Trasformare i problemi in opportunità è la grande capacità del cardinale Sepe: non esistono ostacoli insormontabili, soprattutto quando si confida nell'aiuto della provvidenza. Così quando il vescovo si è trovato di fronte l'elenco delle cento chiese abbandonate di Napoli e provincia, non ha esitato un minuto e ha trovato una soluzione: «Chiediamo l'aiuto della città, degli imprenditori, delle persone di buona volontà». Il progetto rientra nelle iniziative del Giubileo per Napoli, ed è semplice: strutture in comodato d'uso a chi si offre di restaurarle e riaprirle. C'è speranza per tante chiese, da Vertecoeli a Santa Maria in Cosmedin, da Sant'Arcangelo a Baiano a Santa Luciella. Naturalmente i progetti di sviluppo e rinascita degli edifici sacri dovranno essere adeguati ai luoghi: centri per sviluppare iniziative socialmente utili, botteghe per rivitalizzare l'artigianato, la musica, le iniziative culturali. Il nuovo progetto per riaprire le chiese, affonda le radici nel recentissimo passato ed è in qualche modo collegato con l'inchiesta sulle chiese abbandonate condotta per sei mesi dal nostro giornale nell'inverno scorso, dalla quale è scaturito anche un libro di denuncia: «Anche i media hanno puntato i fari sulla vicenda», ha ricordato ieri il cardinale Sepe. Il vescovo ha radunato attorno a sé tutte le persone che potevano contribuire a sviluppare il progetto, dalla soprintendenza alla facoltà di architettura, ha chiesto pareri e contributi per sviluppare l'iniziativa, poi l'ha immediatamente inserita nei programmi del Giubileo napoletano. Il primo passo ufficiale è stata una cernita di tutti gli edifici sacri in stato di abbandono: sono più di cento ma non tutti appartengono alla Curia. Molti sono in possesso del ministero dell'interno tramite il Fec, il fondo per gli edifici di culto; altri rientrano nel patrimonio del Comune di Napoli, un gran numero è in gestione alle arciconfraternite che un tempo avevano fiorenti entrate e che oggi non riescono più a sostenere il peso della gestione delle monumentali strutture: «Noi possiamo lanciare l'appello solo per il nostro patrimonio - ha detto il cardinale Sepe - anche se siamo certi che questa stessa iniziativa potrà essere condivisa da tutti gli altri enti proprietari delle chiese napoletane in abbandono». È trascinante il vescovo di Napoli. Lancia l'appello per la rinascita delle chiese in un crescendo che, alla fine, coinvolge tutto il mondo. Di primo acchito parla di coinvolgimento di sponsor, di aziende, di benefattori locali «che possono anche consociarsi per contribuire ognuno alla ristrutturazione di una porzione del patrimonio»; poi spera nell'interesse dei grandi gruppi nazionali per i quali è piccola anche una spesa che ai comuni mortali appare immensa. Infine coinvolge nel progetto tutto il pianeta: «Se un vescovo di New York, di Berlino, di Parigi, di Madrid o di qualunque altra parte del mondo pensa di voler creare un punto d'incontro a Napoli per i suoi fedeli, può aderire alla nostra iniziativa. Ne ho già parlato con tanti vescovi, ho ricevuto risposte entusiastiche». Sorride il vulcanico vescovo di Napoli, chiede spazio in passerella anche per la soprintendente Mochi Onori e per il preside di architettura Guidi: entrambi sono convinti della bontà del progetto. Ma il più deciso è il cardinale Sepe: «Non dovranno più esserci chiese in rovina nella nostra città». Ora la parola passa alle persone di buona volontà: chi sarà il primo a adottare una chiesa abbandonata?
Napoli. Sepe: sponsor per cento chiese da salvare
Il cardinale Sepe ha lanciato un'appello per la rinascita delle chiese abbandonate di Napoli e provincia. Il progetto, che rientra nelle iniziative del Giubileo per Napoli, prevede la concessione in comodato d'uso di strutture sacre a chi si offre di restaurarle e riaprirle. Il vescovo ha già radunato attorno a sé persone che possono contribuire al progetto, tra cui la soprintendenza e la facoltà di architettura. Ha anche chiesto pareri e contributi per sviluppare l'iniziativa. Il primo passo ufficiale è stata la cernita di tutti gli edifici sacri in stato di abbandono, che sono più di cento.
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