Elmo imperiale trovato lungo l'antica via dell'ambra. Era a casa di un abitante dell'isola svedese Non aveva letto Plinio l'incolpevole cittadino di Gotland, l'isola a nove miglia dalla costa svedese patria di "Pippi Calzelunghe". Dunque non poteva sapere che la maschera di bronzo rimasta per generazioni a impolverarsi sul comò del suo salotto poteva appartenere all'elmo del valoroso Claudio Giuliano, ammiraglio della flotta di Miseno, inviato dall'imperatore Nerone Claudio Cesare Augusto Germanico a difendere l'antica via dell'ambra: il percorso delle carovane di commercianti che trasportavano ricchezze dalle terre desolate del Barbaricum ai forzieri della Città Eterna. Quando lo ha capito deve aver avuto un brivido. E si è affrettato a consegnare quel pezzo di metallo deturpato da fori e ammaccature nelle mani degli archeologi dell'Istituto dei Beni culturali svedese e del Museo di Stoccolma, che sono all'improvviso diventati i protagonisti di una scoperta straordinaria. Perché la datazione ha confermato i sospetti. E la notizia ha fatto il giro del mondo: una maschera in bronzo, forse appartenente all'elmo di un ufficiale della cavalleria romana, è stata ritrovata sull'isola di Gotland, in Svezia, a migliaia di chilometri da Roma e a circa cinquecento dagli antichi confini dell'impero. Ma chi era quel cavaliere? Che cosa ci faceva lì? E perché il suo elmo era mascherato? All'ultima domanda non è stato difficile rispondere. L'uso di maschere facciali da sistemare sugli elmi, sia in combattimento che nei tornei sportivi, è noto da molto tempo. Nel secondo secolo dopo Cristo Arriano raccontava addirittura che i cavalieri si dividevano in due squadre, le "Amazzoni" e i "Macedoni", indossando maschere dai tratti maschili e femminili per sfidarsi in duelli non cruenti in cui vincevano i più abili e veloci. Molte maschere facciali sono state già trovate in Europa nei luoghi delle antiche fortezze romane e sono esposte nei più importanti musei di Germania e Gran Bretagna. Occorre però capire perché mai un cavaliere romano sia arrivato fino in Svezia, a Gotland, molto oltre i limiti del mondo allora conosciuto. La ragione potrebbe avere un nome suggestivo: ambra. Molte monete romane d'oro e d'argento, antiche tombe e "tesori" nascosti sono stati già ritrovati lungo le sponde del Mar Baltico, dalla Svezia alla Russia. Perché quelli erano i luoghi in cui terminava la famosa via dell'ambra, la strada presidiata da accampamenti militari e squadroni di cavalleria per difendere la scoperta e il trasporto delle piccole pietre traslucide, generate dalla resina degli alberi, che facevano impazzire le matrone romane come oggi soltanto i diamanti riescono a fare. Era un percorso di enorme importanza strategica, quello della via dell'ambra, una strada che dalle coste del Baltico attraverso la Prussia e la Boemia raggiungeva le sponde dell'Adriatico e gli opifici di Aquileia, dove le pietre venivano lavorate e trasformate in gioielli ineguagliabili. Resta la prima domanda. Chi era quel cavaliere? Nessuno può saperlo, naturalmente. Ma è impossibile resistere alla tentazione di accostare questa scoperta al passo in cui Plinio raccontò che fu l'imperatore Nerone a inviare nel Barbaricum una spedizione militare per assicurare una potente scorta ai preziosi carichi di ambra. Una spedizione guidata da un cavaliere, a cui gli storici sono riusciti a dare un nome: Claudio Giuliano, ammiraglio della flotta di Miseno. Certo non si può dire che la maschera di bronzo appartenesse a Claudio. Ma subito si è capito che si trattava di «un rinvenimento unico, eccezionale», come ha detto Marie Louise Hellqvist, funzionaria della contea dell'isola baltica, prima di raccontare le modalità della scoperta: «La maschera ci è stata consegnata da un abitante di Gotland. Quando ce l'ha affidata ha raccontato che apparteneva da sempre alla sua famiglia e soltanto ora aveva deciso di donarla alla contea per farla conservare in un museo». Bisogna dire grazie a Gotland e ai suoi abitanti se per un attimo la vita di Claudio Giuliano è tornata a splendere come i gioielli che difendeva a costo della vita.
Da Roma a Gotland, il giallo della maschera
Un elmo imperiale di bronzo è stato trovato sull'isola svedese di Gotland, a migliaia di chilometri da Roma. La maschera è stata data alle autorità e la datazione ha confermato che appartiene all'elmo di un ufficiale della cavalleria romana. L'ufficiale è stato identificato come Claudio Giuliano, ammiraglio della flotta di Miseno, inviato dall'imperatore Nerone per difendere la via dell'ambra, un percorso di commercio che collegava il Barbaricum ai forzieri della Città Eterna. La scoperta è stata fatta da un abitante di Gotland, che ha donato la maschera alla contea per farla conservare in un museo.
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