ROMA. Quelle che un anno fa erano solo preoccupazioni, ora si stanno trasformando in realtà. Il ministero dei Beni culturali ha scritto nero su bianco che Ales svolgerà una serie di interventi nei musei e nei siti archeologici. In alcuni casi, andando in sovrapposizione con i concessionari privati già attivi nella gestione dei servizi aggiuntivi. Un contratto del valore di 12,1 milioni di euro, che il ministero pagherà praticamente a sé stesso, perché Ales è una società in house, partecipata interamente dai Beni culturali. E questo significa anche (anzi, soprattutto) che gli affidamenti ad Ales non hanno bisogno di passare attraverso le maglie delle gare pubbliche, perché trattandosi di una società interna al ministero si può fare tutto per via diretta. E ciò solleva diversi interrogativi, a partire dal fatto che l'Unione europea ha da tempo richiamato il nostro paese a usare con più moderazione gli affidamenti in house. C'è, infatti, il serio rischio di alterare la concorrenza. Inoltre, tra i servizi che il ministero affida ad Ales, ci sono situazioni dove quei compiti sono già svolti dai privati: come nel caso dei servizi di accoglienza al pubblico presso la galleria nazionale di arte moderna di Roma. Secondo i concessionari privati ce n'è abbastanza per non restare con le mani in mano. E così ieri Confcultura - che riunisce gran parte dei concessionari privati dei servizi museali - ha spedito due lettere: una all'Antitrust e l'altra all'autorità per la vigilanza sui lavori pubblici. Nella prima si richiama il problema della concorrenza, nell'altra la regolarità di affidamenti senza gara. Non si tratta di problemi di oggi. Già agli inizi dello scorso anno i privati avevano sollevato la questione. Ma a quell'epoca si trattava soprattutto di preoccupazioni, indotte dal fatto che i Beni culturali avevano deciso di rilevare l'intera partecipazione di Ales (in precedenza, il ministero deteneva il 30 e il 70 faceva capo a Italia lavoro) e che avessero riscritto lo statuto ampliando il raggio d'azione della società, nata nel 1998 per assorbire i lavoratori socialmente utili. Dal ministero avevano risposto che si trattava di preoccupazioni infondate e che Ales sarebbe semmai intervenuta - ma con tempi medio-lunghi - solo nei siti culturali "secondari" e come tali poco remunerativi per i privati. Invece, il contratto riguarda anche servizi presso luoghi "famosi": dalla Gnam alla reggia di Caserta, agli scavi di Ostia, al polo museale napoletano. Ma c'è di più. Ales ha anche detto di voler assumere circa 400 lavoratori fino all'altro ieri a carico di tre società private: Mirabilia sistemi, Cofely progetti e Servizi globali. Le tre società avevano sottoscritto con il ministero un accordo per il periodo 2009-2011 per lo svolgimento di servizi nel settore della cultura. Anche per il 2011 sembrava tutto a posto, senonché qualche giorno fa i Beni culturali hanno comunicato la chiusura del rapporto. Parte dei lavoratori delle tre società confluiranno in Ales, che dà, dunque, a intendere di volersi ingrandire. Finché, però, la transizione non sarà perfezionata, quei lavoratori continueranno a restare a libro paga delle tre società, che dunque si sentono doppiamente penalizzate.
Ales pigliatutto nei servizi dei musei
Il ministero dei Beni culturali ha deciso di affidare a Ales, una società in house del ministero, una serie di interventi nei musei e nei siti archeologici. Il contratto ha un valore di 12,1 milioni di euro e non richiede la partecipazione di gare pubbliche. Ciò solleva interrogativi sulla concorrenza e sulla regolarità degli affidamenti. I concessionari privati hanno già sollevato la questione, affermando che alcuni servizi già svolgiuti dai privati potrebbero essere affidati ad Ales. Il ministero ha risposto che Ales si concentrerà sui siti culturali "secondari" e meno remunerativi per i privati.
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