Sto cercando di finire la mia tesi in storia dell'arte, e ho molte difficoltà per i veti alla fotografia imposti dalle direzioni dei musei romani. I veti li ritengo opportuni per evitare che i musei diventino un fotificio, ma non credo sia giusto specularci sopra. I funzionari infatti non si accontentano di rilasciare autorizzazioni, o di fornire le immagini al prezzo di costo, ma pretendono 30 ai 50 euro per copie di file di archivio, e fino a 150 euro per foto ex novo, rigorosamente fatte da ditte private o fotografi imposti. E' un sopruso bell'e buono, non giustificato da alcuna spesa o necessità. Si tratta di materiale pubblico, conservato da personale pubblico. Oltretutto spesso si paga un biglietto di accesso. La doppia tassa non garantisce nemmeno il diritto alla fotoriproduzione? E il personale pagato da noi non può fare una scansione senza ricorrere ai supporti esterni? E' possibile che uno studente o uno studioso debbano spendere centinaia di euro per avere materiale di lavoro, da cui non ricavano peraltro alcun lucro? Non trovate che certe metodiche andrebbero poste al vaglio della Corte dei Conti? Parentesi. Al Louvre, dove le foto sono consentite, a richiesta, per le immagini di studio non esposte al pubblico si pagano da tre a dieci euro.
Burocrazia da museo. Fotografare l'arte costa troppo
Il testo descrive le difficoltà dell'autore nel ottenere autorizzazioni per fotografare opere d'arte nei musei romani. I funzionari dei musei richiedono pagamenti per le copie di file di archivio e foto espositive, considerate materiale pubblico. L'autore sostiene che questo è un sopruso non giustificato e che lo studente o lo studioso dovrebbe poter ottenere materiale di lavoro senza spendere centinaia di euro. L'autore chiede che le metodiche utilizzate dai musei vengano poste al vaglio della Corte dei Conti. Al Louvre, invece, le foto sono consentite a richiesta per le immagini di studio non esposte al pubblico.
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