Dopo le proteste il sindaco fa «un passo indietro»: presidente, ma senza deleghe operative Il sindaco Sodano, presidente «istituzionale» del Centro internazionale d'arte e cultura di Palazzo Te MANTOVA Alla fine il compromesso sul Centro internazionale d'arte e cultura di Palazzo Te s'è trovato sull'aggettivo. Presidente sì, ma istituzionale. Senza deleghe operative, insomma. Non un presidente pigliatutto, come qualcuno aveva dipinto il sindaco Pdl di Mantova Nicola Sodano dopo la sua decisione di presiedere anche la più autorevole istituzione culturale della città (senza contare la delega di assessore alla cultura e università). Ma nemmeno un presidente «dimezzato», come l'avevano bollato dopo l'altolà di Lega Nord e Lista Benedirai, suoi partner di giunta. Quantomeno lui, il diretto interessato, non si sente appena uscito da un romanzo di Italo Calvino. «Che le deleghe operative andassero distribuite all'interno del Cda del Centro Te spiega Sodano mentre esce dall'aula del consiglio comunale, dove ieri sera, su quella contestata autonomina, era atteso al varco dalla sua stessa maggioranza era già scritto nel nuovo statuto del Centro Te, che è in fase di approvazione e diventerà esecutivo a giorni». Tanto rumore per nulla, insomma? Mica tanto. Perché davvero, su Sodano al Centro Te, la giunta ha rischiato di spaccarsi. La Lista Benedini ancora ieri cera ha ribadito di accettare il compromesso trovato, ma obtorto collo. «Il Centro Te ha bisogno di tornare alle origini spiega l'assessore Giampaolo Benedini con un maggiore coinvolgimento dei privati. Invece si continua a incrementare la presenza della politica». Quanto alla Lega Nord, era stato il deputato Gianni Fava (candidato in pectore alle Provinciali per il centrodestra) a mettere il dito nella piaga: «Il sindaco Sodano è candidato anche a diventare commissario ad acta per le bonifiche del polo chimico. Come potrebbe da un lato emettere ordinanze contro le aziende chimiche e dall'altro, come presidente del Centro Te, chiedere alle stesse finanziamenti per le mostre?». Alla fine, però, tutti devono aver pensato che il Centro Te non valesse una crisi. Che, vista la notorietà dell'istituzione culturale (il presidente del comitato scientifico, per dire, è Alain Elkann), avrebbe oltretutto fatto il giro d'Italia. «Tutti abbiamo fatto un piccolo passo indietro», ammette il sindaco. Che però aggiunge che la sua presidenza è comunque indispensabile: «L'ingresso nel cda di Vittorio Sgarbi, Toto Bergamo Rossi e Angelo Crespi è stato possibile solo perché sapevano che al vertice ci sarebbe stato il sindaco, cioè una figura istituzionale e non uno studioso a cui avrebbero dovuto fare da secondi». Tutto risolto, dunque? «Aspettiamo di vedere lo statuto approvato e la distribuzione delle deleghe. A quel punto la questione sarà chiusa», pronostica Claudio Bottari, consigliere comunale e regionale del Carroccio. A meno che non salti fuori un intoppo come quello di cui s'è vociferato ieri: la nomina nel cda di un rappresentante della raffineria Ies, che rientra fra i soci del Centro Te, ma è da mesi nel mirino sia dei leghisti che dei benediniani. «Sarebbe dirompente. Ritorneremmo al punto di partenza», chiosa Bottari.
Mantova. Il Carroccio alla battaglia di Palazzo Te
Il sindaco di Mantova, Nicola Sodano, ha deciso di non avere deleghe operative come presidente del Centro internazionale d'arte e cultura di Palazzo Te, ma è stato riconfermato presidente istituzionale. La decisione è stata presa dopo le proteste della maggioranza comunale, che aveva chiesto di non avere un presidente "pigliatutto". Sodano ha spiegato che la sua presidenza è comunque indispensabile per il Centro Te, che ha bisogno di una figura istituzionale. La giunta ha rischiato di spaccarsi su questa questione, ma alla fine tutti hanno fatto un passo indietro. Il nuovo statuto del Centro Te è in fase di approvazione e sarà esecutivo a giorni.
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