In realtà i progetti di riconversione sono rimasti gli stessi, i programmi di riqualificazione e di costruzione di residenze alternative sono fermi al palo, il grande progetto multifunzionale "Piazza della socialità" è lì fermo, mezzo costruito, per mancanza di fondi, nuovi studi commissionati dalla stessa amministrazione sono contestualmente messi nel cassetto. È rimasta immutata persino lintenzione, un po seriamente argomentata e un po naif, da parte della Soprintendenza, di porre il vincolo architettonico-urbanistico sulla parte residua di quegli edifici. Dislocata altrove rispetto ad altre priorità amministrative, larea Nord di Napoli, di cui le Vele continuano a restare un lacunoso simbolo, ha oramai assunto unidentità chiara nel tessuto urbano di una città nella quale il centro storico prende sempre più laspetto di un «miraggio gonfiato oltremisura sulla strada dellimplosione», come scrive larchitetto olandese Rem Koolhaas, e tuttavia ancora in grado di «negare legittimità al resto della città». Una pericolosa approssimazione nellidentificare correttamente un pezzo di città dove vive un quarto della popolazione (come ha simbolicamente dimostrato la vicenda delle primarie del centrosinistra, decise rocambolescamente in pochi seggi proprio nell"incomprensibile" area Nord), in cui lerrore di valutazione di quanto accade in questa e nelle altre parti più consistenti del corpo della città, determina inevitabilmente politiche pubbliche inconsistenti negli esiti, ulteriore assenza di fiducia e la necessità di unautodeterminazione locale che rende inefficaci anche i pochi tentativi e interventi che pure vengono portati a termine. Nella periferia Nord ci sono ampie zone disponibili, che in una qualsiasi città europea sarebbero utilizzate per simbolici progetti urbani di riconversione, come larea delle Caserme, ad esempio, e che qui invece vengono prese a pretesto da anni per parlarsi addosso e per proporre comici progetti impossibili. Alcuni consulenti sprovveduti dellattuale amministrazione, ad esempio, avevano proposto, un paio di anni fa, di piazzarci il nuovo stadio comunale, integrato con centri commerciali e impianti di losir. Unidea balzana, superata soltanto di recente, da quella dellassessore allUrbanistica della Regione Campania, che vorrebbe addirittura trapiantarci il parco giochi dellEdenlandia. Strategie umbratili, che farebbero semplicemente sorridere, se non fosse che questa assenza di idee un po più convincenti e coraggiose, sta generando luoghi urbanisticamente insolubili e socialmente sempre più difficili. Eppure basterebbe applicare metodologie di programmazione che in altri campi del governo del territorio, come quello della mobilità, paiono funzionare. Soprattutto, alla nuova classe dirigente che si sta affacciando al governo di questa città, di tutta la città, sarebbe il caso di consigliare di non inventarsi nulla di nuovo e di non procedere per boutades. Basterebbe guardare fuori dai confini cittadini e regionali, copiando da altre città metodi e strategie, criteri gestionali e politiche innovative, persino furbate e visioni inconsuete, perché forse il vero politico, come il vero artista, per parafrasare lo psicologo Gustave Le Bon, «crea copiando».
CAMPANIA - A Scampia non servono i progetti impossibili
La città di Napoli è in crisi, con progetti di riconversione e riqualificazione fermi o in sospeso. Il grande progetto "Piazza della socialità" è mezzo costruito, ma senza fondi. La Soprintendenza ha proposto di porre un vincolo architettonico-urbanistico sulla parte residua degli edifici, ma questo è stato dislocato. L'area Nord di Napoli è un simbolo di crisi, con ampie zone disponibili per progetti urbani, ma questi vengono utilizzati per criticare l'amministrazione. La periferia Nord è stata proposta come luogo per un nuovo stadio comunale, ma questa idea è stata superata.
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