Appello a imprenditori e associazioni "Recuperate queste opere darte" Riaprire cento chiese chiuse. Progetto ambizioso. Ma non impossibile. Lidea è semplice: offrire le basiliche in comodato duso a quanti volessero restaurarle e aprirle al pubblico con attività culturali, artistiche, sociali, di formazione, laboratori teatrali. Liniziativa del cardinale Crescenzio Sepe apre il Giubileo per Napoli e il mese di marzo che sarà dedicato alla cultura. A quali chiese pensa il cardinale? «Sono centinaia gli edifici della Curia che potrebbero essere adottati. Penso San Giovanni Maggiore, San Giorgio dei Genovesi, Santa Maria in Cosmedin, SantAgostino alla Zecca, Santa Maria Vertecoeli. Ma è lungo lelenco delle meravigliose chiese napoletane ancora chiuse dal terremoto del 1980 e che, per una ragione o per unaltra, non sono state ancora riaperte». Gli edifici utilizzabili secondo la Curia sarebbero oltre cento e rientrano nel patrimonio della Diocesi e delle Arciconfraternite. A sostenere questa iniziativa ci sono anche la Soprintendenza e la facoltà di Architettura dellUniversità Federico II. A dare il loro appoggio per laspetto tecnico degli eventuali restauri la soprintendente Lorenza Mochi Onori e il preside di Architettura Claudio Claudi. «Chiunque voglia partecipare al recupero delle chiese è ben accetto - spiega il cardinale Sepe - imprenditori, associazioni, insomma tutti coloro che hanno dei progetti interessanti non solo al recupero delle chiese che in molti casi sono delle vere e proprie opere darte, ma anche a progetti di sviluppo territoriale, possono partecipare». Il cardinale ha inviato una lettera aperta anche a diocesi di altri paesi perché siano coinvolte in questo progetto. Le chiese saranno concesse in comodato duso per alcuni anni a coloro che le riapriranno. Solo pochi giorni fa numerose maestranze di restauratori, rispondendo allappello della soprintendente Mochi Onori, hanno messo a disposizione - gratuitamente - la loro professionalità e, per tre giorni, quaranta tecnici (in camice bianco e con il coordinamento di Laura Giusti) hanno popolato le navate della Cattedrale, riportando al loro antico splendore statue, altari, monumenti. «Una significativa metafora per la nostra città, che in questo periodo del Giubileo aspetta di essere restituita alla sua dignità, alla sua originaria bellezza», commenta Sepe, «Ma va anche detto, con gratitudine e con gioia, che il gesto disinteressato dei restauratori ha provocato un contagio positivo. Molti hanno chiesto di esserci, di partecipare al riscatto della città. Come in una gara, ognuno vuole rendersi utile alla causa comune». Su questo entusiasmo punta il cardinale. «Proviamo ad immaginare: cosa potrà diventare la zona dei Decumani se una costellazione di imprese e di associazioni venisse ad abitarla e ad animarla con attività artigianali, culturali, musicali, commerciali, ricreative?», si domanda Sepe. «Senza dire che in questo modo si aprirebbero numerosi cantieri in grado di dare lavoro a molti operai, con un notevole indotto per leconomia generale della città, che, resa più bella e sicura, attirerebbe a sua volta maggiori flussi di visitatori che quasi sempre evitano di fermarsi a Napoli e preferiscono le più tranquille zone della costiera». Intanto continua il cammino del Giubileo napoletano. Tra le tante iniziative per il mese della cultura ci sarà inoltre il coinvolgimento del mondo della scuola e delluniversità: il 21 marzo un incontro nellaula magna della Federico II con tutte le università sul tema della formazione, il 22 marzo il cardinale incontrerà Diego Boucè nuovo dirigente dellUfficio scolastico regionale della Campania, e infine una giornata per gli artisti. Sepe inoltre ha annunciato che a breve sarà realizzata una mostra permanente di arte presepiale. (cri. z.)