Convegno a Napoli con personalità europee. Mozzoni Crespi: mancano esempi dallalto NAPOLI - Un ente, il National Trust, che in Gran Bretagna trae risorse proteggendo 255 mila ettari, 1.100 chilometri di coste, 200 palazzi storici, 40 castelli e fortezze. Un parroco, don Antonio Loffredo, che nelle terre di Gomorra ritaglia 30 posti di lavoro per i ragazzi delle cooperative di restauro. Un distretto culturale, la Val Camonica, in cui per ogni euro di investimento se ne producono 3 di fatturato. Una città, Mantova, che inventa un festival della letteratura capace di attrarre 100 mila persone. Sono le storie che mostrano che la cultura rende, se la si conosce. Peccato che in Italia, nel paese che vanta la maggior concentrazione al mondo di beni culturali e paesaggistici, questa possibilità di sviluppo resti un potenziale in larga parte inesplorato, spesso in declino. Si può invertire la rotta? Una risposta positiva viene dal convegno «Sotto la cenere: ruolo e storie di un Paese che resiste» organizzato a Napoli dal Fai. Il Fondo per lambiente italiano ha mobilitato storici ed economisti europei per ricostruire limmagine dellItalia che per secoli ha attratto lattenzione di tutto il mondo stimolando la nostra economia, il turismo, lagricoltura di qualità, mentre un processo inverso sta oggi indebolendo, assieme allimmagine del paese, la sua capacità di sviluppo. David Freedberg, della Columbia University, e Marc Fumaroli, dellAcadémie française, hanno ricordato che il fascino del made in Italy affonda le radici nellarte rinascimentale e barocca. «Noi abbiamo usato quella vetrina, il fascino dei palazzi costruiti dai Gonzaga sfruttando il meglio della cultura contemporanea, per cercare di dare il meglio della cultura contemporanea di oggi e 100 mila persone hanno risposto allappello», ha testimoniato Marzia Corraini, una delle organizzatrici del festival della letteratura di Mantova. Non sempre va così. Napoli, come ha precisato la presidente del Fai Ilaria Borletti Buitoni, è stata scelta per il convegno perché è una città che soffre, un luogo di meraviglia e disperazione: «Ma sotto la cenere esiste ancora un tessuto di forze civili culturali e sociali in grado di riscattare il paese». La cenere sta nei paradossi raccontati dal direttore del Fai Marco Magnifico. Ad esempio la biblioteca creata da Maria Teresa dAustria nel 1770 a Milano ha preso la pioggia per due anni prima che il Fai rompesse lo stallo fornendo i 30 mila euro che nessuno voleva pagare per proteggere un milione e mezzo di volumi antichi, compreso larchivio manzoniano e le partiture musicali autografe delle opere di Puccini e Verdi. Del resto la Biblioteque Nationale di Parigi ha a disposizione ogni anno per le spese, oltre al personale, 91 milioni di euro; le 47 biblioteche italiane tutte assieme solo 31. Ma, sotto questa cenere, la brace è ancora attiva. «Con le cooperative dellOfficina dei talenti interveniamo con restauri, pagati da sponsor privati, in 3 basiliche, 4 chiese e 2 catacombe», spiega don Antonio Loffredo, il parroco del rione Sanità, a Napoli. «A quegli stessi ragazzi a cui la camorra offre il 30 sulla droga che vendono noi insegniamo un mestiere». «La forza di reagire si sente nel paese: sta nei ragazzi, nelle associazioni di volontari in continua crescita», ha concluso Giulia Maria Mozzoni Crespi, presidente onorario del Fai. «La base della società ha cominciato a muoversi: quello che ancora manca è un esempio dallalto».
Da Gomorra a Mantova così lItalia può rinascere. Il Fai: per lo sviluppo serve uninversione di rotta
Il convegno Sotto la cenere: ruolo e storie di un Paese che resiste organizzato a Napoli dal Fai ha mostrato che la cultura può essere un fattore di sviluppo per l'Italia. Il Fondo per l'ambiente italiano ha mobilitato storici ed economisti europei per ricostruire l'immagine dell'Italia e stimolare l'economia, il turismo e l'agricoltura di qualità. Il convegno ha presentato esempi di come la cultura possa essere utilizzata per creare posti di lavoro e sviluppo economico, come ad esempio la creazione di un festival della letteratura a Mantova che ha attirato 100.000 persone.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo