L'evento. Oggi si apre il convegno organizzato dal Fai «Sotto la cenere: ruolo e storie di un Paese che resiste» La provocazione. «Abbiamo scelto di discutere a Napoli perché è una città estrema, simbolo di una nazione in crisi Tra natura e cultura quattro protagonisti che non si rassegnano all'indifferenza e all'incuria. La cenere dell'indifferenza e dell'ignoranza rischia di spegnere la brace della grande storia italiana, per secoli punto di riferimento della cultura, dello stile, della civiltà per tutto l'Occidente»: più che un grido di dolore è un segnale d'allarme quello che il Fondo per l'Ambiente Italiano lancia oggi a Napoli, città estrema, «in conflitto con se stessa, luogo simbolo d'un Paese in crisi». I vertici dell'associazione ambientalista con storici, economisti e artisti, da Michelangelo Pistoletto a Marc Fumaroli, da Ilaria Borletti Buitoni a Toni Servillo, s'interrogheranno sul ruolo di un'Italia che resiste per dimostrare come ancora arda un fuoco di forze civili, culturali e sociali capaci di riscattare il Belpaese dallo stato dolente in cui versa. E a supporto di quest'ottimismo difficile ma necessario, si citeranno storie emblematiche della tenacia, della caparbietà nel non arrendersi che mostrano quanto la brace ancora sia viva». Ecco alcuni di questi racconti d'ordinaria ostinazione. Carmine Lupia, Valli Cupe della Sila (Catanzaro) "Vi porto nel paradiso dei canyon: è nella Sila" I magici tramonti esaltati dalle rocce rosse in arenaria che rendono straordinaria l'antica Petra di Giordania? Li trovate a pochi chilometri da Catanzaro, nelle Valli Cupe della Sila Piccola: un rincorrersi selvaggio di canyon, sentieri e cascate che sino a qualche anno fa non conosceva quasi nessuno perchè non esistevano neppure i sentieri per arrivarci. Carmine Lupia, un agronomo calabrese con alle spalle annidi ricerca in vari paesi d'Europa e in Australia, è stato il deus ex machina di questa «scoperta», che ora è diventata industria turistica con la creazione di nuovi posti di lavoro e d'un indotto di tutto rispetto. «Sono circa 40 mila le persone che, ogni anno, dal 2007, visitano questa meraviglia della natura nata 30 niilioni di anni fa e arroccata su un'area di 15 chilometri quadrati». Lupia e chi, via via, lo ha affiancato, hanno coniugato aspetti naturalistici e marketing: sono nati, così, viottoli e percorsi per semplici turisti o alpinisti esperti. Con un biglietto da 1 euro si entra in un orizzonte di meraviglie: canyon, appunto, ma anche alberi giganteschi, querce con ghiande utili per produrre una sorta di ottimo caffè, piante della gomma da masticare, veri fossili viventi come certe felci che risalgono a 350 milioni di anni fa. Domenico Finiguerra Sindaco di Cassinetta di Lugagnano (Milano) "Con le feste di nozze restauro il paesaggio" Cassinetta di Lugagnano è il paese dove non esistono case nuove e ci si sposa come a Reno in Nevada: dalle 9 alle 24. Il sindaco, Domenico Finiguerra ha preso alla lettera l'articolo 9 della Costituzione in cui si prevede che il primo cittadino tuteli il patrimonio e il paesaggio. E, così, niente palazzoni, niente svincoli o centri commerciali in questo comune di 1800 abitanti immerso nel parco del Ticino. «Ci sforziamo di fermare il consumo di territorio per consentire una ripresa dell'agricoltura ed evitare di divenire parte di quell'immensa megalopoli padana che si estende da Milano a Trieste». Come? A Cassinetta invece di costruire ex novo recuperano il «vecchio»: le case del centro storico, ma anche le splendide ville settecentesche suddivise in appartamenti. E come vive il comune senza incassare oneri d'urbanizzazione? «Con il 30 in meno di quanto riceveremmo se consentissimo di innalzare nuovi palazzi. Ma cerchiamo di sopperire con sistemi alternativi». Un po' più di tasse agli abitanti («Sono d'accordo»), risparmio energetico («Anche le lampade del cimitero sono a led») e fantasia: «Ogni anno incassiamo 20 mila euro "drogando" il bilancio con i matrimoni: sposiamo coppie per 15 ore al giorno, garantendo a prezzi contenuti cerimonie splendide con romantico in barca sul Naviglio». Paolo Assolari Ponte San Pietro (Bergamo) "L'oasi delle orchidee ha vinto sulle villette" 50 metri da una delle aree a più alta concentrazione urbana della Penisola c'è un'oasi dove, per un miracolo del clima, esplodono ad ogni primavera fiori d'una specie arrivata in Europa 10 mila anni fa: un isolotto accanto a Ponte San Pietro in provincia di Bergamo dove ingordigia e miopia avevano previsto raffiche di villette a schiera. Paolo Assolari e alcuni amici hanno raccolto 4 mila firme per mettere in un angolo il progetto che avrebbe tolto a quest'angolo d'Italia la sua ultima oasi verde. «Si tratta - spiega Assolari - di quella che i biologi definiscono una prateria arida, quasi impossibile da trovare in territori pianeggianti: centomila metri quadrati lungo il vecchio alveo d'un fiume nei quali fioriscono otto specie di orchidee selvatiche». E' lo spettacolo unico offerto da specie incoltivabili che si ritagliano uno spicchio di natura spontanea e prodigiosamente incontaminata a ridosso d'un paese che conta 12 mila abitanti stretti in 4,5 chilometri quadrati, come in una voliera. Ancora Assolari: «Sono nati 4 comitati locali che spingono affinché quest'area venga inserita in un parco più vasto con le zone verdi di altri 5 comuni limitrofi». E le villette a schiera? «Per ora bloccate. Ma già si risentono voci di un contrattacco». La guerra delle orchidee non è finita. Don Antonio Loffredo Parroco del rione Sanità a Napoli "Il rione Sanità rinasce dalle catacombe" Dici "rione Sanità" di Napoli e pensi alla cronaca più nera, all'emarginazione da ghetto. Noi ci sforziamo perché questo nome evochi, invece, la magnificenza di un angolo tra i più belli, fascino i e ricchi di testimonianze storico-artistiche della città»: parole di don Antonio Loffredo, il «parroco delle Catacombe». Da 2003 ha dato vita a un progetto - diventato, via via, più cospicuo con la nascita di tre cooperative - fondato su due obiettivi che si integrano: togliere i giovani dal disagio sociale in cui è immerso il quartiere e instillare la consapevolezza che la rinascita della Sanità parte da loro e dalla valorizzazione delle sue bellezze intrinseche. «Le catacombe sono un "unicum" architettonico, più belle di quelle di Roma. Offrono un percorso straordinario: 5800 metri quadrati di città sotterranea». I ragazzi di don Antonio, grazie all'appoggio di fondazioni e fondi privati che hanno favorito restauri, le fanno scoprire ai turisti. E altri giovani, recuperati come le strabilianti architetture del sottosuolo, lavorano alla gestione di nuovi percorsi culturali in questo rione che apre i suoi palazzi secenteschi e le sue chiese. Uno di questi templi, trasformato in teatro, è cornice per spettacoli che coinvolgono un'orchestra composta da giovanissimi.
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