Il destino di Fondo Micciulla assegnato a una cooperativa ma rimasto inutilizzato per mancanza di soldi. Pochi giorni fa la scoperta di un deposito di moto rubate è uno dei primi terreni che lo Stato ha sequestrato a Cosa nostra, nel 1984. Appena tre anni prima, fra gli alberi di quel rigoglioso giardino, il presidente Giulio Andreotti aveva incontrato il boss Stefano Bontate: così ha raccontato il pentito Francesco Marino Mannoia. Ed è ormai un pezzo di storia, anche se prescritto per Andreotti, così ha decretato la Cassazione. Oggi, fondo Micciulla, ad Altarello, dovrebbe essere uno spazio verde aperto alla città e soprattutto un laboratorio per il reinserimento dei giovani a rischio. Questo dice una determinazione sindacale del marzo 2008, che assegna i 9.000 metri quadrati alla cooperativa sociale "Al Azis". Ma i volontari non sono potuti ancora entrare, perché il terreno e gli immobili confiscati a un prestanome del boss Salvatore Inzerillo continuano ad essere zona franca: proprio nei giorni scorsi, la polizia municipale ha fatto un blitz in una stalla di fondo Micciulla e ha trovato otto moto rubate, alcune poche ore prima. Nei mesi scorsi, a fondo Micciulla sono stati nascosti dei cavalli e qualcuno ha notato strani movimenti nel corso della notte. «Per prendere in consegna il bene è necessario che sia per davvero bonificato - dice Francesco Di Giovanni, storico animatore del centro sociale Tau, della Zisa, che è fra i fondatori della cooperativa "Al Azis" - è necessario soprattutto che gli immobili presenti nel fondo, sottoposti a vincoli della Sovrintendenza, vengano ristrutturati». È il tema di tanti beni confiscati a Palermo. Confiscati e inutilizzati. Il Comune non ha soldi per risistemarli e i gruppi del privato sociale non possono farsi carico di spese a tanti zeri. «Per questi beni dovrebbe essere prevista una gestione condivisa fra pubblico e privato», dice ancora Di Giovanni: «Solo così potremmo dare un messaggio chiaro ai giovani». s.p.