ROMA. La proposta è di Gabriella Carlucci, ex soubrette tv, parlamentare di Forza Italia: «Pagando il 5 per cento del valore ci si può mettere in regola con il possesso illegale di beni culturali». Ecco l'archeo-condono, la scintilla che ha accesso una furibonda rissa negli schieramenti politici, l'emendamento alla Finanziaria che anche il ministro Urbani ha rispedito al mittente. Il Codice dei Beni Culturali, secondo la Carlucci, verrebbe così integrato: «I privati possessori o deteriori a qualsiasi titolo di beni mobili di interesse archeologico non denunciati né consegnati a norma delle disposizioni del Codice, ne acquisiscono la proprietà mediante pagamento del 5 per cento del valore». Perché la norma si applichi è sufficiente che l'interessato dichiari che è possessore di quel bene «in buona fede». Poco importa la provenienza: tombe, scavi, chiese. Chi tiene nel giardino di casa un capitello corinzio e dichiara di averlo avuto in regalo o acquistato in buona fede, ne diventa il legittimo proprietario. Il gioco è fatto: pagando il 5 per cento del valore, che dovrebbe essere determinato dalla soprintendenza competente (ma se per imprescindibili ragioni burocraticbe non arriva in tempo vale il principio che la «richiesta è accolta») il capitello corinzio resta per sempre nel giardino di casa, può entrare nel mercato dell'antiquariato, essere rivenduto e ricomprato. Se la cifra complessiva del condono archeologico da regolarizzare è superiore a 50 mila euro si può rateizzare in tre rate. La «facilitazione Carlucci». La parlamentare di Fi (con l'altro firmatario Gianfranco Conte) ha detto: «Il motivo che mi ha spinto a introdurre questo emendamento non è lo svilimento del patrimonio storico e artistico italiano ma, al contrario, la soppressione delle truffe archeo-logiche e la risoluzione di una situazione che impedisce a coloro che sono entrati lecitamente in possesso di reperti di disporre liberamente dei beni stessi. Analoga norma introdotta in Spagna ha consentito di portare alla luce milioni di opere d'arte occultate e di catalogarle con cura. Anche in Italia l'obiettivo è di porre fine al fenomeno dei tombaroli, di disporre di maggiori fondi per la classificazione e l'archivio dei beni e di aiutare lo spettacolo italiano ad uscire da una situazione di grave crisi di risorse». Secondo la proposta Carlucci (che riguarda i beni archeologici, paleontologici e numismatici) i soldi incassati servirebbero per finalità collegate allo sviluppo dell'arte, della cultura e dello spettacolo. La proposta dei due parlamentari azzurri è stata benzina sul fuoco. Una serie di polemiche hanno infiammato il dibattito, da destra e da sinistra una pioggia di proteste. Il primo, a scanso di equivoci, è stato il ministro dei Beni Culturali Giuliano Urbani che si è affrettato a chiarire: «Il governo è contrario a ogni emendamento che preveda la riemersione dei beni culturali illegalmente in possesso di privati». Legambiente ha fatto due conti: i trafugamenti e i furti di opere d'arte fruttano 150 milioni di euro all'anno. Per il verde Pecoraro Scanio non ci sono alternative: «O il ministro Urbani blocca questo scempio oppure si dimette, questo è uno scandaloso regalo ai ladri, tombaroli e trafficanti». Parla di coltellate al patrimonio artistico dell'Italia l'ex ministro Ds Giovanna Melandri: «Una vera e propria istigazione a delinquere». Sulla stessa scia Andrea Colasio deputato e responsabile dei Beni Culturali della Margherita : «Così si incentiva la produzione del sommerso e si fa un grande danno al patrimonio archeologico». Il condono della Carlucci non piace nemmeno alla maggioranza. Il leghista Francesco Moro, vicepresidente del Senato, non va tanto per il sottile: «È una questione di civiltà. Non è possibile che si voglia far passare come meritorio il fatto di fare emergere beni culturali sottratti attraverso questo tipo di intervento che vuoi essere quasi una sanatoria, invece è un regalo. Noi non accettiamo simile proposta e ci batteremo, nel caso fosse approvata dall'Aula di Montecitorio magari per distrazione, per cancellarla nel momento in cui arriva in Senato».