Larcivescovo visita il cantiere: "Bisogna accelerare" Monsignor Nosiglia "Nuova Ostensione a restauro finito? Meglio non farle ravvicinate" La data è quella del 2013. Tra due anni e mezzo la cappella del Guarini, devastata dallincendio del 13 aprile 1997, potrà tornare ai torinesi. Verrà rimosso il pannello di cartone oggi sistemato dietro laltare del Duomo e lardita architettura ad archi sovrapposti tornerà visibile dalla chiesa. Sarà quella loccasione per una speciale Ostensione della Sindone, a celebrare la nuova vita di una struttura eccezionale concepita per ospitarla? «E prudente evitare di avvicinare le Ostensioni nel tempo», premette monsignor Cesare Nosiglia, nuovo arcivescovo della città. Che subito sottolinea: «In ogni caso una decisione del genere spetta al Papa». Quel che conta, a 14 anni dallincendio, è che «si dia unaccelerata al cantiere» perché, dice ancora larcivescovo, «è stato un vero miracolo che la cappella si sia salvata nonostante la furia dellincendio. Dobbiamo ringraziare certamente gli uomini che quella notte hanno lavorato ma anche la Provvidenza penso ci abbia dato una buona mano». Poi rivolto a Mario Turetta, direttore regionale dei Beni culturali, Nosiglia aggiunge scherzando: «Spero che riuscirete a concludere prima che io cessi di essere arcivescovo». La visita al cantiere rivela il grande lavoro fatto nel tempo per salvare la struttura. Quattro grandi tubi di acciaio sorreggono limpalcatura, un ascensore consente di raggiungere i ponteggi più alti. Lintera struttura di metallo è semplicemente una gabbia di sicurezza: la parte in muratura della cappella non poggia sui martinetti. Sta in piedi da sola, pochi centimetri più in alto. Ma se dovesse cedere in qualche punto verrebbe immediatamente sorretta dai tubi e dai ponteggi. Perché nessuno è in grado di calcolare il grado di resistenza degli archi: «I disegni del Guarini sono andati perduti - spiegano i tecnici che accompagnano il vescovo - e non è possibile ricostruire la statica». Così sono stati sistemati tre sismografi in cima alla cappella per monitorare spostamenti e assestamenti. Finora la struttura sembra aver ritrovato un suo equilibrio. «Bisogna pensare - spiega la direttrice di Palazzo Reale, Daniela Biancolini - che nella notte dellincendio in questa cappella si raggiunse la temperatura di 7.000 gradi. Quando venne aperta la porta che la collega al palazzo ci fu un effetto camino ed esplosero le finestre». Andarono così perdute molte decorazioni come le spine dorate degli infissi. La cottura dei marmi di rivestimento ha costretto i restauratori a verificare concio per concio la tenuta della volta. Un lavoro che prosegue tuttora. Ma i segnali di unaccelerazione ci sono tutti. Il principale è larrivo dei 180 metri cubi di marmo scavato nella cava di Frabosa, la stessa che venne utilizzata da Guarini. Poco più di un terzo di quella quantità, 70 metri cubi, verrà effettivamente utilizzato. «La scelta dei marmi più adatti - garantisce Turetta - inizierà lunedì». Il cantiere del restauro, riavviato nel giugno 2010, doveva finire i lavori a giugno 2012 ma è realistico prevedere uno slittamento di almeno sei mesi. Quando tutto tornerà a splendere sarà possibile ammirare anche laltare di marmo nero realizzato per custodire la Sindone quando il Lenzuolo veniva custodito arrotolato. Oggi il Lino è custodito disteso nella speciale teca che si trova sotto la loggia reale del Duomo. Quando la cappella del Guarini tornerà agibile si porrà il problema di una nuova sistemazione.