Le amministrazioni hanno sorvegliato fino ad oggi più la quantità che la qualità Negli anni 60 e '70 troppi bellissimi edifici sono stati trasformati in chalet svizzeri Per la prima volta un manuale aiuta a intervenire senza stravolgere gli elementi edilizi tipici Colpa dellomologazione industriale, di stili e materiali, «ma non solo», spiega Ilaria Agostini, ricercatrice alla facoltà di Architettura dellUniversità di Firenze, in «La casa rurale in Toscana. Guida al recupero», con prefazione di Paolo Baldeschi e postfazione di Roberto Budini Gattai, appena uscito per Hoepli con il contributo della Cassa di Risparmio di Firenze, ricco di fotografie e di straordinari disegni a mano dellautrice. Più che (lennesimo) compendio di dati storico-architettonici, il primo, vero strumento di lavoro destinato ad architetti e ingegneri, imprese edili e capicantiere, carpentieri e falegnami, e a chiunque abbia la fortuna di vivere in una casa contadina toscana e debba mettere mano a un recupero, puntando a una sua «riproduzione evolutiva», «o retro-innovazione», come la chiama Agostini. Mirata, cioè, non solo a conservarla, ma «a renderla vivibile senza snaturarla». E, più in generale, a «innalzare la consapevolezza diffusa» del tesoro di cui, a vario titolo, siamo eredi immeritevoli. Ogni casa, infatti, avverte lautrice, «per sua natura luogo dinamico», porta però iscritta «nei materiali, nel modo di costruire, nelle forme prese dal paesaggio, che per secoli hanno contrassegnato un certo tipo di edilizia in un certo luogo, unintima logica, che va rispettata». Già fra '700 e '800, del resto, la vecchia colonica di impianto medievale, cresciuta nei secoli per «addizioni» funzionali di corpi, venne soppiantata dalla nuove case lorenesi, a padiglione unico, con facciata simmetrica e colombaia. Ma si trattò, appunto, di una «tappa evolutiva», e non del «tradimento» di un linguaggio come quello perpetrato dalla metà del secolo scorso, quando anche la casa contadina è stata travolta dalla logica industriale, seriale e globale. Con uninvoluzione che tocca, oggi, i suoi punti più bassi. Ormai di «seconda generazione», dopo le prime trasformazioni «allegre» seguite allesodo dalle campagne negli anni '60-70, i recuperi di oggi, spiega lautrice, servono in gran parte a «rimediare ai danni del passato». Danni gravi e gravissimi, però, sono, paradossalmente, anche quelli provocati dallobbligatorio rispetto delle norme - antisismiche, di sicurezza, di risparmio energetico - che producono spesso autentici obbrobri. «Basta discostarsi anche solo pochi centimetri da una linea di gronda per fare un cordolo antisismico» spiega Agostini, «che si altera il profilo di una casa e tutti i suoi dintorni». Per non parlare dei colori chimici degli intonaci, che rendono simili a villette a schiera le più glamour delle coloniche, o dei muri e delle recinzioni, che sottraggono alla vista intere fette di paesaggio. Ma mica si tratta di violare le leggi: per quanto Agostini definisca «eversivo» il suo libro, la questione è molto più sostanziale: «Se davvero si volesse, si potrebbero applicare le norme giocando sulle infinite possibilità offerte dalle tecniche artigianali tradizionali». La storia architettonica della casa rurale, infatti, «è ricca di idee, di suggerimenti, di adattamenti alle risorse disponibili, valide anche oggi, e da cui si potrebbero "pescare" tante soluzioni». Il passato al servizio della creatività, si potrebbe dire. Qualche esempio? E vero che un fienile con un parapetto di canne sarebbe fuori norma, ma le canne potrebbero, come un tempo, essere sostenute da un tamponato di argilla; e perché, per fare un cancello, non ispirarsi alle mille, meravigliose tipologie arrivate da lontano? Così come per fare una piscina si può usare una vecchia concimaia. E non si tratta solo di un problema estetico, bensì, sottolinea Agostini, «di vera responsabilità civile, visto che una casa colonica toscana è tuttuno col suo paesaggio, e il paesaggio è il più collettivo dei patrimoni». La speranza, non a caso, è che il manuale possa "ispirare" le stesse amministrazioni pubbliche, ovvero i regolamenti edilizi («fin qui soprattutto quantitativi, e ben poco qualitativi») e i piani strutturali, almeno sotto forma di indirizzi. Forse, lunica, vera assicurazione contro abusi ed ecomostri.