Il sindaco non arretra ma media: pronto a lasciare la presidenza se non reggo Assemblea zoppa per i soci del Centro Te, costretti a cancellare dall'ordine del giorno il punto più caldo. Quello delle nomine, compresa l'autoinvestitura del sindaco Nicola Sodano a presidente, che tanto agita i suoi alleati. Tutto da rifare, in attesa che la prefettura sciolga le riserve sul nuovo statuto, macchiato da alcuni vizi di forma. Inciampo burocratico o rinvio tattico, giusto il tempo di saldare i conti nel perimetro della maggioranza? Il sospetto è legittimo, ma le carte raccontano di una triangolazione tra Comune, prefettura e ministero dei Beni Culturali. Un rimpallo che si trascina da fine settembre, quando i soci dissero sì alle nuove regole, e rimbalza fino all'altro ieri, quando lo statuto rivisto e corretto è atterrato nuovamente in prefettura. Coincidenza tattica, quindi, dettata dal caso ma perfetta per i tempi della politica: oggi Sodano incontrerà gli alleati per un chiarimento definitivo. Intanto, al termine dell'assemblea dei soci, si professa intransigente. Fare un passo indietro? Il sindaco non ci pensa nemmeno. Però. La sua ostinazione si fa morbida. «Non ho niente da dire, ho deciso così per la strategicità del Centro rispetto all'assessorato alla cultura», commenta a caldo. Cercando di schivare la "trappola" tesa da Lega e Benedini. Poi si scioglie: «Non arretro, ma mi dispiace molto, soprattutto per il modo in cui è stata posta la questione. Ho bisogno di essere aiutato a fare il sindaco, non di ricevere bastonate dagli amici». Sodano afferma di avere rispetto «sia delle minoranze della mia maggioranza sia delle minoranze in consiglio comunale». Così, all'accusa di incompatibilità formale tra la carica di sindaco e quella di presidente del Centro, replica sventolando il documento dell'ufficio legale che gli dà via libera. Assicurando comunque che, «qualora si addivenisse a una presunta difficoltà normativa», sarebbe pronto a rinunciare perché «da parte del sindaco non c'è alcun abuso né leggerezza». Stesso discorso per l'incompatibilità sostanziale: se fosse in affanno, sarebbe «il primo a passare la mano». Non solo. «Il problema è l'unità d'intenti tra il Centro, il museo di Palazzo Te l'assessorato alla cultura, spesso in conflitto tra di loro ragiona Sodano . Ecco, l'obiettivo è far ripartire questa macchina, se poi camminasse da sola ne sarei felice». E ancora: «Intorno al Centro ho riunito persone di qualità immensa come Elkann, Sgarbi, Crespi, Bergamo Rossi. Gente che non è disposta a venire per fare il secondo. Il mio sarà solo un ruolo istituzionale». Riuscirà Sodano a vincere la diffidenza degli alleati? Almeno la bufera politica è servita a qualcosa. A oscurare l'assenza di mostre e progetti a breve termine.
Mantova. Slittano le nomine del Centro Te. Sodano: basta schiaffi dagli amici
Il sindaco Nicola Sodano è pronto a lasciare la presidenza del Centro Te se non riesce a risolvere le questioni relative alle nomine e al nuovo statuto del centro. Il sindaco ha incontrato gli alleati per un chiarimento definitivo, ma la sua ostinazione si fa morbida. Sodano afferma di avere rispetto sia delle minoranze della sua maggioranza che delle minoranze in consiglio comunale, e di essere pronto a rinunciare se ci sono problemi normativi. Il problema è l'unità d'intenti tra il Centro, il museo di Palazzo Te e l'assessorato alla cultura, spesso in conflitto tra di loro.
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