La proposta di Carandini e Galli della Loggia La proposta di Carandini e Galli della Loggia («Corriere della Sera» del 21 febbraio) di creare un museo della storia d'Italia merita senz'altro la più ampia adesione e risponde all'esigenza di ritrovare le radici dei valori comuni della collettività nazionale, alla quale ci richiama con costante passione il presidente della Repubblica Il problema della consapevolezza della storia della comunità in cui si vive, essenziale per la democrazia, è oggi un problema cognitivo, ancor prima che culturale. Si lamenta da più parti che la scuola sta perdendo la sfida della società dell'informazione e non sa più inculcare nei giovani, sempre più presi dall'eterno presente mediatico, la capacità stessa di concettualizzare il passato come dimensione costitutiva della realtà La missione del museo è dunque pedagogica e civile, e si può aggiungere che è tanto più opportuna oggi, che dobbiamo assicurare 1'integrazione culturale nella società italiana dei sempre più numerosi nuovi cittadini di diverse tradizioni originarie. Per la formazione del nuovo museo si dovranno evitare inutili sovrapposizioni rispetto ai tanti musei e istituti storici esistenti e piuttosto cercare sinergie e collaborazioni. Per la prima dotazione del museo si potrebbe puntare a valorizzare tanti di quei pezzi considerati secondari che giacciono nei depositi, scelti secondo un criterio di rappresentatività tematica, diverso da quello dell'eccellenza estetica dei musei tradizionali. Naturalmente la documentazione di questo museo dovrà andare oltre l'estemporaneità campionaria, che apparirebbe inevitabilmente arbitraria ed esaurirebbe presto i1 suo effetto, e dovrà illustrare organicamente i periodi decisivi della storia italiana e i suoi aspetti tematici strutturali caratterizzanti, come la cultura nelle sue diverse branche, la religione, i costumi, il territorio, le strutture sociali e i reggimenti politici, il diritto, l'economia, l'artigianato e l'industria, l'alimentazione e così via. A tal fine sarà necessario «costruire» un percorso storico che riscuota il maggior consenso scientifico possibile, da illustrare nei suoi diversi periodi e aspetti e poi si potrà passare con maggiori garanzie di sistematicità e pertinenza alla formazione delle sezioni e della relativa documentazione. Pensare a eventuali scorciatoie a questo procedimento per timore delle inevitabili divergenze di opinione non garantirebbe una duratura organizzazione del museo, che rischierebbe di venir smantellata al primo cambio di governo o di staff. Più che a un museo tradizionale, il nuovo museo dovrebbe dunque assimilarsi piuttosto a un complesso coordinato di mostre permanenti. Per adempiere alla sua stessa missione tematica, il museo dovrà però essere soprattutto un centro di ricerca, elaborazione e comunicazione multimediale della documentazione della storia italiana Alla modalità espositiva, che dovrà avvalersi di ampi supporti illustrativi e di commenti audio e filmati, dovrà infatti associarsi una autonoma non meno ampia modalità informativa per rendere il museo visitabile e fruibile virtualmente anche in rete, in modo da raggiungere un più ampio pubblico, anzitutto le scuole, alle quali potrebbe fornire un grande supporto didattico. Da tutto questo emerge che un museo simile costituisce un'impresa collettiva che richiede il concorso multidisciplinare di esperienze, competenze e contributi organizzativi di una parte significativa della cultura italiana del settore. Ciò anche al fine di pervenire a scelte ragionate sulle quali si sia formato, attraverso un costruttivo dibattito, il più largo consenso scientifico. In tal senso si segnala la necessità del coinvolgimento dei settori degli archivi e delle biblioteche, che sono i principali depositari della memoria storica della vita sociale e della cultura italiana del passato. A tradurre questi principi sul piano organizzativo dovrebbe essere istituzionalmente chiamato il ministero per i Beni culturali, in quanto preposto alla conservazione e valorizzazione dei patrimonio storico e artistico e per le sue competenze scientifiche e organizzative. Ad esso si affianca il Consiglio superiore per i beni culturali, organo consultivo e propositivo composto da docenti ed esperti dei vari settori, che, insieme con i comitati consultivi nazionali di settore, può costituire una sede di discussione del progetto in rapporto con la comunità tecnico-scientifica italiana Le forze e le capacità per affrontare la realizzazione di questa impresa collettiva ci sono. Attendiamo adesso un segnale di volontà politica, confidando nei buoni uffici del presidente della Repubblica a cui è stato rivolto rappello.
Il Museo d'Italia centro di ricerca
Riassunto in 200 parole:
Il presidente della Repubblica ha espresso il suo sostegno alla proposta di Carandini e Galli della Loggia per la creazione di un museo della storia d'Italia. La proposta è stata pubblicata sul Corriere della Sera il 21 febbraio. Il museo dovrebbe essere un centro di ricerca, elaborazione e comunicazione multimediale della documentazione della storia italiana. La missione del museo è pedagogica e civile, e dovrebbe essere un'impresa collettiva che richiede il concorso multidisciplinare di esperienze, competenze e contributi organizzativi di una parte significativa della cultura italiana del settore. Il ministero per i Beni culturali dovrebbe essere istituzionalmente chiamato per affrontare la realizzazione del progetto.
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Bene culturale
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