Ancora polemiche sulla Finanziaria alla vigilia del vertice della Casa delle libertà che dovrebbe chiarire le posizioni della maggioranza in terna di tagli fiscali. Ad essere contestate, questa volta, sono le mire di Palazzo Chigi sul patrimonio immobiliare degli istituti previdenziali, che si vorrebbe far finire allo Stato per far quadrare i conti pubblici. A lanciare l'allarme è la Cgil. Che con il segretario confederale Morena Piccinini va all'attacco. «Quel patrimonio immobiliare - dice - è stato acquistato con i contributi dei lavoratori e dei datori di lavoro. Se tale operazione si concretizzerà, lavoratori e datori di lavoro saranno chiamati, il giorno successivo al conferimento del patrimonio, a pagare il canone di locazione per poter mantenere l'operatività delle sedi e per continuare ad erogare prestazioni e servizi ai lavoratori, ai pensionati, ai cittadini e alle imprese. È del tutto evidente che un'operazione di questo tipo, se andrà in porto, appesantirà notevolmente i bilanci degli enti. La Cgil dice no a questo scippo e si batterà con determinazione contro questa manovra devastante per gli enti previdenziali». Intanto in Parlamento l'attenzione è puntata sulle modifiche alla Finanziaria. Una riunione dei responsabili economici della maggioranza si è concentrata sull'esame delle 1.993 proposte di modifica piovute sulla manovra per farne un primo screening e capire su quali puntare. Il governo però per il momento non sembra disponibile ad aprire alcuna trattativa. Senza l'intesa sulla riduzione del carico fiscale, resta infatti difficile calcolare quante e quali risorse possono essere indirizzate alla copertura degli emendamenti. Di sicuro, sul tavolo resta il nodo degli enti locali, assieme a quelli rappresentati dagli studi di settore e dai danni da vaccinazione. Il relatore di maggioranza, Guido Crosetto, durante l'esame in commissione Bilancio, aveva promesso che si sarebbe impegnato per trovare i soldi necessari a coprire l'esclusione dal patto di stabilità interno dei comuni fino a 5mila abitanti. Intanto tiene banco la polemica dell'archeo-condono, proposto come emendamento alla Finanziaria da alcuni parlamentari di Forza Italia, secondo il quale basterebbe il pagamento del 5 del valore per mettersi in regola con il possesso illegale di beni culturali. Ma l'ipotesi non piace nemmeno dentro la maggioranza. La Lega si è detta pronta a votare contro, mentre il ministro dei Beni Culturali, Giuliano Urbani, rivela di aver già detto no, nei giorni scorsi, al ministero dell' Economia. «Il governo - ha detto - è contrario ad ogni emendamento che prevede la riemersione dì beni culturali illegalmente in possesso ai privati». Ancora più dura l'opposizione. L'ex ministro dei Beni Culturali, Giovanna Melandri, parla senza mezzi termini di «istigazione a delinquere», mentre il leader dei Verdi, Alfonso Pecoraro Scani chiede al ministro di intervenire «o di dimettersi».