E' crollato un muro di contenimento nell'area accanto alla basilica di Santa Balbina. Si tratta di una parete lunga una cinquantina di metri e alta poco più di due. Il fatto risale al 24 dicembre, ma ieri è caduto qualche altro masso. Gli alberi sono ormai pericolanti. Il muro recinta un deposito dell'Ama dove fino qualche anno fa venivano conservati i sacchi di sale da utilizzare sulle strade in caso di neve. Ma quello che non va giù ai residenti «è che con la storia delle competenze, nessuno si decide a sistemarlo, nemmeno i sassi sono stati rimossi». «Non so come mai si sia diffusa oggi questa notizia, ma quel muro è crollato il giorno della vigilia di Natale», racconta, il rettore della basilica di Santa Balbina, monsignor Alfredo Sipione. «Si tratta del muro di fronte a quello del nostro giardino - aggiunge - ed è di proprietà del Comune di Roma. Da tempo avevamo segnalato questo pericolo, anche perché era talmente evidente. Andava fatto un intervento serio per evitare il crollo». La chiesa di Santa Balbina è una basilica paleocristiana, situata sul "piccolo Aventino", nel nome di San Saba, in fondo ad una antica strada murata che è stata conservata identica a non si sa quanti decenni fa. L'accesso moderno principale, è su via Baccelli, accanto alle terme di Caracalla e al moderno Stadio delle Terme. «Il muro mostrava un evidente spanciamento già da tempo e nei giorni scorsi è collassato per un tratto di almeno tre metri», spiega il presidente dell'Associazione Nazionale Archeologi Tsao Cevoli, aggiungendo che «anche qualora si accertasse che la muratura non abbia interesse storico-archeologico, il crollo in un complesso di tale importanza conferma quanto sia necessario investire risorse sulla manutenzione e sul monitoraggio del nostro patrimonio culturale, che va affidato alla cura di tecnici e operatori qualificati». Immediata la risposta del ministro per i Beni e le Attività Culturali, Sandro Bondi: «Il crollo che ha interessato il muro di contenimento antistante la piazza della chiesa di Santa Balbina non ha minimamente riguardato l'antico edificio di culto. Siamo di fronte all'ennesimo episodio di disinformazione, un allarmismo strumentale che di certo non aiuta le sorti dell'archeologia del nostro Paese».. Per il sottosegretario ai Beni Culturali, Francesco Giro: «Si tratta sempre di episodi da scongiurare attraverso una severa e continua opera di manutenzione. Tuttavia chi come il Presidente dell'Associazione Nazionale Archeologi, tenta di accostare questo episodio a quello di Pompei non rende un buon servizio né alla verità e neppure all'impegno condiviso che dobbiamo dimostrare per contrastare il degrado del patrimonio archeologico nazionale». «Il muro crollato non è di contenimento della Basilica - spiega il sovrintendente dei Beni culturali di Roma, Umberto Broccoli - Si tratta di quello che viene definito muro di fratta, insomma un muro moderno che non ha più di cento anni. Si sta facendo un paragone del tutto improprio con il caso Pompei e questo non giova ai tecnici che lavorano ogni giorno e seriamente sulla tutela dei Beni culturali di Roma». Intanto l'assessore alle Politiche Culturali con delega al Centro Storico, Dino Gasperini, dopo il sopralluogo ha provveduto «a mandare una nota al I Municipio, competente per territorio, affinché venga al più presto sistemata l'area». E proprio dal Municipio fanno sapere: «Per sistemare tutto il muro ci vogliono dai 150 ai 200 mila euro. E noi come municipio certamente non li abbiamo», tuona l'assessore ai Lavori Pubblici del I Municipio, Yuri Trombetti. «E' un muro pericolante, una parte è caduta, é anche il resto come si dice in gergo è "fuori piombo" - aggiunge Trombetti - Siamo senza bilancio e non ci sono soldi per intervenire. Quell'area tanti anni fa era stata data all'Ama, ora è tenuta in condizioni pietose, ci sono mezzi non utilizzati. Ora o il muro lo sistemano loro, oppure ci riprendiamo noi quell'aria. Abbiamo fatto un sopralluogo con dei tecnici dell'Ama e ora ci devono dare una risposta scritta». Dall'Ama però rispondono che «non si tratta del muro di un deposito aziendale. Non lo utilizziamo più da anni. Pertanto la manutenzione non è in carico all'azienda». Alla fine quello 'che resta è un cumulo di macerie lungo la strada, bloccata da almeno due mesi, e nessuno interviene.