Un anonimo pittore del XVII secolo impresse su una grande tela una ricca e affollata composizione pittorica, d'impianto tipicamente secentesco, definita dallo storico Franco Libero Belgiorno nel 1953 "pregevole, specie nei dettagli e nella scenica umana rappresentazione dei primi piani". Essa riproduce un interessante ma poco indagato episodio della tradizione religiosa modicana avvenuto, secondo la narrazione, nel 304 dopo Cristo a Siracusa con il martirio a Siracusa dei santi Deodata e Fanzio. L'opera è ancora oggi conservata nel duomo di san Giorgio a Modica, in un altare della navata sinistra, a ricordo di quel sacrificio. Il martirio di santa Deodata è ricordato anche da un'ottava del poema "L'Adamo" di Tommaso Campailla (1668-1740), scritto fra il 1723 e il 1728, e alle loro storie e a quella del figlio Fantino si ricollegherebbero i toponimi di Fasana e di Cava Fanzio a nord della città, dove in un casolare del settecento, lo storico Franco Libero Belgiorno avrebbe riconosciuto una chiesa dedicata al santo nei pressi di una grotta, dove un eremita del luogo avrebbe convertito alla fede cristiana il loro figlio Fantino. Fanzio e Deodata, martiri siciliani, per alcuni nativi di Modica, per altri di Siracusa o di Lentini, furono martirizzati nel 304 a Siracusa, mentre Fantino fuggì in Calabria. Il culto di san Fantino si diffuse in tutta la grande Grecia, per raggiungere poi i popoli slavi (passando per Tessalonica) e il nord-est della penisola italica. Al santo è dedicata anche una delle più antiche parrocchie di Venezia (in Campo san Fantin), costruita con il concorso di tre nobili famiglie veneziane (Barozzi, Aldicina, Equilia), dove si venera una statua marmorea del 1756, copia fedele di una del quattrocento. La memoria annuale è celebrata concordemente dai sinassari e dai libri liturgici italo-greci il 24 luglio. Un inno sacro è stato dedicato da san Giuseppe Innografo (816-886). Il suo corpo era venerato ancora fino al 1551, nella città di Tauriana, antica città in Calabria, sede vescovile, come testimonia la visita di Marcello archimandrita di Terracina. Attualmente, san Fantino è ritenuto l'unico santo calabrese dei primi secoli cristiani attestato da fonti storiche e il suo biografo fu un certo vescovo Pietro vissuto nei secoli VIII e IX, che scrisse un encomio (recentemente tradotto da Domenico Minuto), in cui riporta la notizia di un tempio di san Fantino a Taureana. Tra le sue virtù spiccava in modo particolare la sua accesa carità verso i poveri e operò diversi miracoli: guarì un uomo dalla scabbia, una bimba e un medico dalla cecità, un paralitico, una ragazza posseduta dal demonio. E' probabile che la tomba di san Fantino si trovi ancora nei pressi della vecchia chiesa di Taureana e che esplorazioni e studi approfonditi possano rivelare nuovi interessanti particolari. Numerosi studiosi - tra cui l'archeologa Anna Maria Sammito - ritengono che sia stata inserita nella biografia di san Fantino, scritta nell'VIII secolo dal vescovo Pietro, una leggenda latina posteriore, compendiata già nel XV secolo da Pietro Natali, e ripresa anche nel leggendario dei santi del 1565 scritto dal beato Jacobus de Voragine, secondo cui la vita di san Fantino si ricollegherebbe ai genitori siciliani Fanzio e Deodata. La manipolazione deriverebbe dall'indicazione nei testi dell'espressione "Fantino confessore fu nobile siracusano de la casada di Madica", tradotta in Modica e riportata dal Gaetani e da altri storici. Già nel settecento alcuni scrittori avevano messo in dubbio l'origine e la storicità dei santi Fanzio e Deodata - come faceva rilevare monsignor Giovanni Di Giovanni nel 1846 - anche se le chiese di Siracusa e Tauriana sono sempre state "costanti nel rendere l'ecclesiastico culto alla memoria dei tre santi". Furono in particolare i bollandisti nei loro Acta Sanctorum a opinare tale autenticità, mentre il gesuita Francesco Aprile, nel 1725, citando un manoscritto di Giuseppe Madrense, giureconsulto siracusano, che faceva discendere san Fantino dalla famiglia Modica di Lentini, era più propenso a indicare Modica o Siracusa quale probabile patria dei santi. Recenti ricerche storiche mostrano come i rapporti tra le antiche città di Siracusa e di Tauriana erano in quel periodo particolarmente intensi ed è altrettanto attestato che non pochi siracusani avessero delle proprietà nell'agro modicano. "Le informazioni agiografiche relative alla vita di san Fantino - sottolinea in una nota Domenico Minuto - concordano mirabilmente con altre di natura archeologica e storica: la cripta di san Fantino a Tauriana è allocata nelle vestigia di una villa romana, dimora, dunque, di un signore, mentre il territorio fra Tauriana e Vibo Valentia era interessato da una vasta attività di allevamenti equini, come testimoniano anche i numerosi cavallini fittili votivi conservati nel museo archeologico di Vibo". 25022011
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Un anonimo pittore del XVII secolo ha creato una grande tela con una composizione pittorica affollata, che rappresenta il martirio dei santi Deodata e Fanzio a Siracusa nel 304 dopo Cristo. L'opera è conservata nel duomo di san Giorgio a Modica. Il martirio di santa Deodata è ricordato anche da un'ottava del poema "L'Adamo" di Tommaso Campailla. I santi Fanzio e Deodata furono martirizzati a Siracusa, mentre Fantino fuggì in Calabria. Il culto di san Fantino si diffuse in tutta la Grecia e raggiunse i popoli slavi e il nord-est della penisola italica.
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