Priolo. Il progetto di riqualificazione della penisola di Magnisi, per farla diventare parco naturale e archeologico, prevede la bonifica di due zone, contaminate da pirite di ferro, e la eliminazione del pontile Enimed (ex Somicem). Una zona è stata già bonificata dalla pirite di ferro, mentre la seconda, nelle vicinanze dell'istmo tra la terraferma e Magnisi, è in corso di completamento. Resta il pontile Enimed e quindi il relativo oleodotto. Il sindaco Antonello Rizza ha sollecitato la rimozione di questo pontile. Da parte dell'Enimed è stato rilevato che c'è la volontà di eliminare questo oleodotto che dal centro oli di Ragusa arriva a questo pontile. Il pontile è utilizzato da più petrolieri in quanto il greggio che arriva, in navi petroliere, viene trasportato in diverse zone dell'Italia. Lo scorso anno il Consiglio comunale ha votato, all'unanimità, una mozione che impegna il sindaco Antonello Rizza perché «attivi tutte le procedure per la dismissione del pontile Enimed». Il sindaco ha quindi sentito i responsabili del pontile. E ne ha chiesto la rimozione. Ai responsabili del pontile venne fatto rilevare che «è necessaria la rimozione in quanto l'amministrazione comunale mira a rendere attuabile l'istituzione nella penisola di Magnisi di un parco naturale ed archeologico. E quel pontile ostacola questo obiettivo». Il pontile non è ben visto dalle associazioni ambientaliste. Nell'estate del 2005, con un blitz di Goletta verde, venne assegnata la Bandiera nera all'allora Somicem, proprio per sollecitare la dismissione del terminale. L'amministrazione comunale, però, oltre a far dismettere il pontile dell'Enimed, s'impegnerà a recuperare anche quello che è ormai un rudere sull'istmo della penisola di Magnisi: l'ex fabbrica Espesi (Estrazioni petrolchimiche siciliane) che produceva bromuro di etilene e bromo dall'acqua di mare. Nel vedere oggi questi insediamenti costruiti in una zona di così grande importanza archeologico-storico-paesaggistica non si sa come sia stato possibile concedere l'autorizzazione, mentre oggi per i serbatoi del rigassificatore si chiede il parziale interramento per l'impatto ambientale che provocherebbero. La penisola di Magnisi, da tempo, aspetta una riqualificazione e, quindi, l'inserimento fra i parchi naturali e archeologici. Ora è arrivato il momento di agire. Che si tratti di un sito di grande importanza lo dice il fatto che fu proprio in questo luogo che si registrò il primo insediamento dell'uomo nella zona della Sicilia sud-orientale. L'amministrazione comunale, intanto, per la dislocazione del pontile ha coinvolto gli enti pubblici e privati competenti in materia, quali il Demanio marittimo, la Sovrintendenza ai beni culturali, il ministero dell'Ambiente, gli assessorati regionale al Territorio e all'Industria e le grandi aziende del sito petrolchimico. Comunque, almeno per il momento, il pontile non verrà dislocato. Infatti l'attuale momento di crisi che sta attraversando il mondo arabo, principale produttore di greggio, consiglia di non togliere un pontile situato in una posizione strategica, anche se oggi viene utilizzato solo marginalmente. Ma prima o poi il pontile verrà dislocato, anche perchè la penisola di Magnisi aspetta l'inserimento tra i parchi naturalistici siciliani in considerazione del fatto che nella Sicilia sono due i punti strategici che furono scelti dai mercanti fenici: l'isola di Mozia, ad occidente, e la penisola di Magnisi, ad oriente. Però, mentre l'isola di Mozia oggi rappresenta un punto di riferimento archeologico, con tanto di museo, la penisola di Magnisi presenta ancora oggi il degrado di una industrializzazione selvaggia, che non l'ha risparmiata. Paolo Mangiafico 25022011