Nel nuovo consiglio i roveretani passano da 4 a 1. Cossali: «Città umiliata» I numeri Il bilancio Lo scorso anno il bilancio del Mart è stato di 11 milioni e 589 mila euro. Quest'anno, il previsionale ammonta a 11 milioni e 370 mila euro con un decremento, rispetto all'anno precedente, del 2. Da un anno all'altro i trasferimenti provinciali sono diminuiti del 3. Gli sponsor Lo scorso anno, ultimi dati disponibili, gli sponsor hanno investito nel museo 228 mila euro, pari al 2 del bilancio. Ai quali vanno aggiunti altri 200 mila euro (che non figurano in bilancio) in sponsorizzazioni tecniche (servizi, beni materiali, comunicazione). Gli sponsor 2011 sono: UniCredit, Takeda, Garda Cartiere, Casse rurali, Calligaris, Latte Trento, Rover Plastik, Exquisita, Campari Soda, Loewe. I visitatori Secondo i dati (aggiornati ai primi di febbraio) il Mart figura al 6 posto nella top ten delle mostre in corso tra le più viste in Italia. Tra Botta, Panza e Modigliani, in 119 giorni di apertura i visitatori sono stati 69 mila 375, cioè 582 al giorno. ROVERETO. La riduzione del consiglio di amministrazione del Mart da 8 a 5 con conseguente dimezzamento dei rappresentanti della città da 4 a 1, così come previsto dal regolamento approvato nei giorni scorsi dalla giunta provinciale, non ha lasciato indifferenti quelli che a buon diritto possono essere ritenuti tra i padri nobili del museo. Nello specifico, Pietro Monti, presidente dal 2000 al 2004; Giuliano Baroni, vicepresidente negli anni Ottanta, Mario Cossali, consigliere dal '94 al 2004. «La logica che porta al dimagrimento del cda - afferma Monti - è diversa rispetto a quella finora praticata. Ed è dettata dalla Provincia che ci mette la parte maggiore dei soldi e che quindi esercita la sua patria "potestà", diciamo così. Non è tanto questo che mi preoccupa, anche se sarebbe stato meglio che i rappresentanti della città fossero 2 e non uno solo. Ciò che mi pare più importante - prosegue - è che non si rischi di perdere il rapporto con il territorio. Di più, capisco che si deve adattarsi alla normativa sia nazionale che provinciale in materia di asciuttezza del cda, ma ritengo che il cda del Mart non doveva essere tagliato perché non sono da lì che possono arrivare i risparmi. Tantopiù se si pensa che, nel tempo, presidenti e vice hanno spesso rinunciato agli emolumenti. Dimezzando il numero, invece, vengono tagliate teste pensanti che si confrontano. Il che, per una realtà come il Mart e per tutto ciò che rappresenta, è importante. In sintesi, secondo me dimezzare è uno sbaglio. Il cda si poteva mantenere tranquillamente a 8». Entrando nelle cifre, il budget previsto annualmente per il cda, che si riunisce tra le 4 e le 6 volte, è di 51 mila euro. Scorporando, ogni consigliere percepisce un gettone di presenza di 450 euro lordi, il presidente ha un appannaggio di 22 mila 500 euro, il vice di 10 mila 800, più i gettoni. A questo vanno aggiunti i rimborsi spesa. In realtà, spesso e volentieri presidente e vice rinunciano al compenso, magari per destinarlo all'acquisto di opere. Per cui, alla fine, la spesa complessiva si aggira sui 20-30 mila euro. Giuliano Baroni è stato vicepresidente del museo negli anni Ottanta. Anche a lui non è andato giù il dimezzamento del consiglio. «Trento, la giunta provinciale - afferma - decide in pratica tutto. Non c'è il minimo dubbio che la città ne esca impoverita in quanto a rappresentanza. Averne due, dentro il cda, sarebbe stato meglio». E' ancora più duro Mario Cossali che in consiglio c'è stato dal 1994 al 2004. «Questa è una centralizzazione spinta e un'umiliazione per la città - scandisce - C'è almeno da sperare che l'unico rappresentante rimastoci sia scelto tra chi è veramente competente in materia. E che sia mosso dall'amore per questa città».