Stati generali. Si è chiusa la kermesse dell'Eur fra progetti, promesse e le proteste dei movimenti per la casa Il premier: sviluppo come nel '60. Della Valle: la Capitale ha tutto, basta una rinfrescata «Il percorso intrapreso dal sindaco Alemanno per pensare al futuro mi sembra esemplare e questi Stati generali sono preziosi per fare il punto sul federalismo fiscale. Un svolta storica che si collega a quella di Roma Capitale, con la città che per la prima volta ottiene lo status di ente speciale». Parola di Silvio Berlusconi che ieri ha chiuso la grande kermesse dell'Eur. Aggiungendo che «c'è il massimo appoggio del governo alla candidatura per i Giochi del 2020, che può essere l'avvio di una nuova stagione di sviluppo per tutto il paese: valorizzerà nel mondo l'immagine della città. Le ricadute positive saranno su innovazione, ricerca, occupazione». Il sindaco Alemanno incassa il successo e nel suo programma di realizzazioni mette al primo posto il raddoppio dell'aeroporto di Fiumicino. «Ma in due anni - dice - possiamo fare molto: la pedonalizzazione del Tridente, l'avvio di Tor Bella Monaca, i bandi per le metropolitane e l'assegnazione della tratta Rebibbia-Canal Monastero, il Piano regolatore sociale, il primo polo di Fonopoli». L'imprenditore Della Valle ha affermato che anche per le Olimpiadi «Roma ha tutto, serve solo una rinfrescatina». E alla fine, ma proprio alla fine, arriva Giulio. Atteso, sollecitato, invocato: senza di lui, sembrava che questi Stati generali dell'Eur non si potessero chiudere. Così, tutto il protocollo è stato stravolto per aspettare Tremonti, ministro dell'Economia, impegnato a palazzo Chigi col «Milleproroghe». L'uomo delle finanze statali viene dato prima «in arrivo», poi «in macchina», ma alla fine Alemanno perde la pazienza: «Ce lo siamo persi per strada», dice il sindaco dal palco, dove si era sgolato per oltre venti minuti, per intrattenere la platea nell'attesa. Quando tutto sembra finito, l'inno nazionale è stato suonato, la gente si è già alzata in piedi, sbuca Tremonti. E allora via, dietrofront: tutti seduti, di nuovo, luci spente. «Scusate, ma il ritardo dice il ministro è dato dal fatto che Roma è la capitale delle istituzioni dal 1944». Tremonti porta, anche lui, il sostegno alle Olimpiadi ("Possono dare un contributo di pace e civiltà, serve l'impegno di tutti», dice). Adesso sì che si può chiudere. La conclusione della due giorni doveva toccare a Silvio Berlusconi, ma anche al premier Alemanno ha chiesto un sacrificio: occupare lo spazio, visto che oltre a Tremonti mancava anche Emma Marcegaglia. Il presidente del consiglio inizia con la Libia («siamo felici che il vento di libertà sia soffiato anche lì, ma attenzione al fondamentalismo») e si concede una gag con un ospite della platea: «Sei er più de Roma!», gli urla l'uomo. E il premier: «Rozzo, ma efficace». Berlusconi scherza, quando entra la presidente di Confindustria: «Saluto la Marcegalia, la mia presidentessa. Quella che a Milano chiamiamo una bella tusa». In dialetto meneghino, una bella fanciulla. Lei replica: «Il complimento non sia la scusa per non fare le riforme». Ancora battute, sulle Olimpiadi: «In tutti noi, specie in noi giovanissimi, c'è ancora il ricordo di Roma '60». Non manca la polemica: «L'opposizione è sorda ad ogni tentativo di collaborazione. Ecco, lui parla per l'opposizione...», dice il premier rivolgendosi al traduttore per i sordomuti, che «racconta» i discorsi usando il linguaggio dei gesti. Berlusconi, poi, si fa serio: «Il percorso intrapreso dal sindaco Alemanno per pensare al futuro mi sembra esemplare e questi Stati generali sono preziosi per fare il punto sul federalismo fiscale. Un svolta storica che si collega a quella di Roma Capitale, con la città che per la prima volta ottiene lo status di ente speciale». Il tema principale, naturalmente, sono le Olimpiadi: «C'è il massimo appoggio del governo alla candidatura, che è stata la prima presentata e che può essere - l'avvio di una nuova stagione di sviluppo per tutto il paese, come avvenuto 50 anni fa: valorizzerà nel mondo l'immagine della città, farà da calamita agli investimenti dei paesi del Mediterraneo, realizzerà una vasta opera di riqualificazione ambientale». Berlusconi ricorda quanto ha fatto il governo per il Comune: Autonomia finanziaria, autonomia statutaria, il contributo di 500 milioni l'anno per il debito, il federalismo patrimoniale». E cita una persona, il premier. «Ringrazio l'ottimo Francesco Giro, sottosegretario ai Beni culturali, che ha aperto musei che erano chiusi da decenni». Poi scende dal palco. Gli si avvicina una hostess per portargli un bicchiere d'acqua. E lui ricambia con una carezza sulla guancia. La nomina Marco Fortis vigilerà sui conti Sarà Marco Fortis, «uomo di fiducia di Giulio Tremonti» a guidare un «Comitato di Compatibilità e Programmazione economica». Questo organismo farà da ponte tra il ministero dell'Economia e il Comitato Promotore delle Olimpiadi. Lo ha detto ieri il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. Fortis, nato a Verbania nel 1956, si è laureato in Scienze politiche all'Università Cattolica di Milano nel 1980. Nel 1986 entra nel gruppo Ferruzzi Montedison dove è nominato, tra l'altro, consigliere di amministrazione di Edison Spa. Attualmente è responsabile della Direzione studi economici di Edison Spa