Le «100 Chiese" è il progetto di digitalizzazione dell'arte sacra della diocesi di Roma che è stato affidato alla Fondazione "Paolo di Tarso" ROMACome scendere apertamente in campo in difesa delle opere d'arte delle chiese di Roma e perdere l'incarico con una telefonata. È la disavventura capitata a monsignor Renzo Giuliano, 54anni, parroco della basilica di S. Maria degli Angeli, in piazza della Repubblica a Roma, rimosso dalla carica di responsabile del Vicariato per l'arte sacra e i beni culturali. La sua "colpa": aver espresso ad alta voce il suo disagio nei confronti del ministro dei Beni culturali, Giuliano Urbani, accusato di aver bloccato il progetto «Ildefonso Rea», varato dalla Fondazione «Paolo di Tarso», che prevede la digitalizzazione dei beni artistici di 100 chiese di Roma già finanziato dal Consiglio dei ministri, secondo quanto pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale del 19 ottobre scorso. Il provvedimento è stato preso mercoledì scorso dal cardinale vicario Camillo Ruini, in seguito ad alcune critiche fatte dal monsignore su un quotidiano al ministro Urbani per l'«incomprensibile» frenata con cui il dicastero dei Beni culturali ha bloccato l'avvio della catalogazione delle 100 chiese di Roma. Un piano che, tra l'altro, darà lavoro per 2 anni a 320 giovani tecnici. Una frenata, in verità, poco chiara sulla quale interverrà la procura della Repubblica di Roma, in seguito ad un esposto di Fabio Gallo, responsabile del progetto. Ma senza attendere la magistratura, il Vicariato che nei mesi scorsi aveva appoggiato il progetto firmando una convenzione con la Fondazione «Paolo di Tarso» ha pronunciato il suo responso, prendendo le distanze dal piano "Cento chiese" e invitando il prete anti-Urbani a tornare ad occuparsi solo della sua parrocchia, «lì cardinalesi apprende da fonti ufficiali del Vicariato ha chiesto a monsignor Giuliano di rinunciare all'incarico di responsabile per l'arte sacra e i beni culturali, ma lo ha pregato dì continuare ad essere parroco della basilica di S. Maria degli Angeli». Si è trattato di un «passo necessario, dettato da motivi di opportunità» spiegano al Vicariato «per le dichiarazioni su Urbani, che avevano erroneamente coinvolto anche la diocesi». Monsignor Giuliani uno dei maggiori esperti di storia dell'arte sacra e di beni culturali, ideatore, tra l'altro, del premio nazionale «Michelangelo», l'oscar ecclesiale assegnato ogni anno ad artisti di tutte le forme d'arti ha accolto con serenità la decisione del Vicariato. «Sono un prete e obbedisco», dichiara con un filo di amarezza dopo aver saputo del provvedimento. Ma subito dopo puntualizza: «Ho sempre avuto stima dai miei superiori e con la loro formazione ho acquisito una coscienza di servizio e di rettitudine basata sul rispetto e sulla legalità», come tiene a precisare è stato fatto anche col progetto «Paolo di Tarso», un piano di lavoro per 320 giovani bloccato senza un perché «da forti ritardi e non risposte, o pericolose deviazioni di percorso». «La mia rimozione è un atto di obbedienza, da parte mia, e di fiducia, verso la mia missione di parroco tra la gente», confessa ancora don Giuliano, che però spera ancora che il progetto sulle 100 chiese «possa riprendere a camminare secondo il programma varato dalla Fondazione Paolo di Tarso», specialmente dopo le interrogazioni parlamentari presentate da Paolo Gentiloni ed Enzo Carra, deputati della Margherita. Speranze condivise anche dai 320 giovani della «Paolo di Tarso», che in un appello alle autorità religiose e civili chiedono che « sia restituito subito l'onore a monsignor Giuliano, un prete sensibile, un uomo retro e un grande estimatore di tutte le forme d'arte».