Il presidentesovrintendente di Santa Cecilia chiama alla crociata contro il decreto che "dismette" lo Spettacolo ROMA Il presidentesovrintendente dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Bruno Cagli, lancia la crociata delle dimissioni contro il Milleproroghe punitivo che riserva 15 milioni di euro alle Fondazioni Liriche "premiando" soltanto, con 3 milioni a testa, La Scala di Milano, l'Arena di Verona e l'Orchestra "Verdi" di Milano. «Se le norme del Milleproproghe passeranno tali e quali sono, sono pronto a dare le dimissioni. Gli altri sovrintendenti e presidenti dovrebbero fare altrettanto». Cagli chiama, Walter Vergnano risponde. «Sono totalmente d'accordo con la proposta dice il sovrintendente del Teatro Regio di Torino . In assenza di segnali precisi, presentiamo le dimissioni ai Cda. Il presidente di Santa Cecilia ha avuto l'idea che avrei voluto avere io, me ne farò portavoce alla prossima riunione dell'Anfols, 1'8 marzo. Presentare le dimissioni sarebbe un atto coerente con l'amore che abbiamo verso i nostri teatri». Cagli è davvero salito sulla barricata. I commenti che riserva al mancato reintegro del Fus sono, a dir poco, caustici: «Personalmente non intendo in alcun modo farmi complice di questa che non esitò a chiamare "dismissione culturale". Ove non ci siano segnali ben precisi, mi, presenterò dimissionario all'Assemblea degli Accademici e al Consiglio d'Amministrazione, convocato d'urgenza il 14 marzo. Se la legge venisse approvata così com'è. tra qualche mese dovremmo iniziare a non pagare gli stipendi. Sul futuro decideranno gli Accademici, ma la gestione delle rovine non può essere compito di chi viene eletto dai migliori musicisti italiani Spetta!ad :altri la responsabilità di distruggere quattro secoli di storia». Da diciassette anni alla guida dell'Accademia, il professore si rivolge direttamente al ministro Bondi: «Aveva promesso il reintegro del Fus al livello del 2009, riconoscendolo come minimo per la sopravvivenza dello Spettacolo. Me lo aveva personalmente confermato ai Premi De Sica. Ma al posto dei 160 milioni necessari, ne arrivano solo 15. Per le Fondazioni Lirico-Sinfoniche è una condanna, che le porterà alla paralisi di ogni attività». Ancora: «Sono a rischio cinquemila posti di lavoro, più l'indotto. Si tratta (benché sembri non interessare a nessuno) di una vera emergenza sociale». Se il Fus non verrà reintegrato, Santa Cecilia riceverà, rispetto allo scorso arino, 5 milioni in meno. «Eppure - conclude Cagli siamo una struttura in salute, abbiamo i bilanci in pareggio, riempiamo le sale da concerto, facciamo tournée internazionali di enorme rilievo. Non è la politica giusta, quella di tagliare. Se Santa Cecilia taglia un evento, perde incassi, contributi e sponsor. La nostra regola è aumentare, non i prezzi dei biglietti, bensì il numero degli spettatori, gli abbonamenti, le presenze delle grandi star, i contatti della Bibliotemediateca, i visitatori del Museo degli Strumenti musicali, gli appuntamenti della JuniOrchestra e del Coro delle voci bianche, il lavoro dell'opera Studio...». Concludendo, l'amara argomentazione retorica di Walter Vergnano: «Non posso pensare che il ministro Bondi sia inconsapevole di quello che sta avvenendo. Da cittadino, devo pensare che un Ministro conosca le conseguenze di tutto questo».