ROMA. Ripete che questa volta si è arrivati al punto di non ritorno e che i tagli al fondo unico per lo spettacolo (Fus), in caduta da anni, non consentono più margini di manovra. Di questo passo la strada è segnata: si porterà al collasso «l'intero sistema della musica sinfonica ed operistica nel nostro paese», mettendo così a rischio 5mila posti di lavoro, oltre all'indotto. Pericolo che «sembra non interessare a nessuno». Bruno Cagli, presidente-soprintendente della fondazione Santa Cecilia di Roma, non ci sta a essere «complice di questa dismissione culturale» e così ieri ha annunciato le proprie dimissioni, che - se non ci saranno correzioni di rotta - formalizzerà all'assemblea degli accademici e al consiglio di amministrazione, convocato per il 14 marzo. Siano altri ad «assumersi - ha affermato - la responsabilità politica di distruggere più di 400 anni di storia», quanti ne ha S. Cecilia. Cagli, insieme a tutto il mondo della cultura, aveva creduto alle promesse del ministro dei Beni culturali, Sandro Bondi, di riuscire a rintracciare 160 milioni per reintegrare la dotazione complessiva del Fus 2011, che al momento è di 258 milioni (di cui 6,2 milioni per S. Cecilia), meno della metà di quanto stanziato nel 2001 (530 milioni), anno da cui è poi iniziata la lenta erosione. La sede più congeniale per ritornare quanto meno ai livelli del fondo 2009 (457 milioni) sembrava essere ilmilleproroghe, dove invece sono comparsi solo 15 milioni complessivi e la quota destinata al S. Cecilia è di 760mila euro. Il che significa che la fondazione romana dovrà fare i conti con 2,5 milioni in meno rispetto al 2010 e 5 in meno rispetto al 2009. «Soldi - ha sottolineato Cagli - che non so più dove trovare. I privati hanno già dato, regione e comune dovrebbero confermare lo stanziamento di, rispettivamente, uno e 3 milioni. Non resta che ridurre drasticamente la produzione concertistica e rinunciare agli standard di qualità raggiunti in questi ultimi anni». E comunque non basterà. All'orizzonte c'è anche la chiusura della bibliomediateca, del museo degli strumenti musicali e lo scioglimento della Juniorchestra e del coro delle voci bianche, che coinvolgono quasi 600 tra bambini e adolescenti. «Un danno incalcolabile per la musica e per Roma», ha commentato Cagli, il quale ha ammesso che in passato del Fus sia stato fatto un uso disinvolto, ma «adesso la disinvoltura sta altrove». Per esempio, nella parte del milleproroghe che assegna 3 milioni alle fondazioni lirico-sinfoniche speciali, di cui potrebbe far parte S. Cecilia. Tra i presupposti per l'assegnazione delle risorse aggiuntive si fa, però, riferimento ai "ricavi di biglietteria", mentre la riforma Bondi del settore (legge 1002010) parla di "rilevanti ricavi propri". «I nostri guadagni, che ci consentono di avere bilanci in pareggio, non provengono - ha aggiunto Cagli - solo dalla biglietteria. Anche le tournée all'estero (quest'anno ne sono previste 60) assicurano introiti. Ecco perché se la norma del mille-proroghe non verrà modificata, la impugneremo». ALLA GUIDA DAL '90 Bruno Cagli 69 anni, è stato presidente e sovrintendente dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia dal 1990 a11999 e ha riassunto la stessa carica da12003. Ieri nel corso di un incontro con la stampa in cui ha illustrato conseguenze e incongruenze del mancato reintegro del Fus e del milleproproghe sul futuro del mondo lirico-sinfonico e della struttura da lui guidata. «Sono pronto a dare le dimissioni» ha avvertito
I tagli al Fus. Il presidente: se il testo resta questo sono pronto a lasciare. Cagli: così Santa Cecilia muore
Il presidente-soprintendente della fondazione Santa Cecilia di Roma, Bruno Cagli, ha annunciato le sue dimissioni a causa della mancata reintegrazione del fondo unico per lo spettacolo (Fus) e del milleproroghe, che consentirebbero di mantenere la produzione concertistica e gli standard di qualità raggiunti. La fondazione romana dovrà ridurre drasticamente la produzione concertistica e rinunciare agli standard di qualità. La chiusura della bibliomediateca, del museo degli strumenti musicali e lo scioglimento della Juniorchestra e del coro delle voci bianche sono previsti.
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