Dopo il Colosseo, Diego Della Valle punta sugli Scavi e chiama gli imprenditori napoletani amici: «Stiamo dando una mano a Pompei. Si tratta di un progetto complesso e articolato, ma anche più semplice del Colosseo - ha detto il presidente di Tod's intervenendo agli Stati Generali di Roma -. Ci sono 1500 case da ristrutturare e gli imprenditori napoletani devono fare il primo passo, adottando ognuno una casa. Sarebbe un bel segnale...». Pronta l'adesione del presidente degli industriali Paolo Graziano che rilancia: «Gli imprenditori napoletani sono già a lavoro con tutte le istituzioni interessate alle sorti e al rilancio del sito di Pompei». Le Domus di Pompei in adozione agli imprenditori napoletani per farle restaurare. È la proposta lanciata dall'industriale Diego Della Valle, che dopo essersi offerto di sponsorizzare il restauro del Colosseo si era fatto avanti anche per gli Scavi. «Stiamo dando una mano a Pompei. Si tratta di un progetto complesso e articolato, ma anche più semplice del Colosseo - ha detto il presidente di Tod's intervenendo agli Stati Generali di Roma - Ci sono 1500 case da ristrutturare e gli imprenditori napoletani devono fare il primo passo, adottando ognuno una casa. Sarebbe un bel segnale. Sarebbe un segnale che Napoli c'è e che fa qualcosa perla città. Noi abbiamo portato il progetto - ha concluso Della Valle - passando la palla a loro che potranno occuparsene». Ma loro chi? Paolo Graziano, presidente dell'Unione industriali di Napoli, rilancia immediatamente: «Gli imprenditori napoletani, come illustrato al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la scorsa settimana, sono già a lavoro con tutte le istituzioni interessate alle sorti e al rilancio del sito di Pompei. Sarebbero dunque felici che ci fosse anche Della Valle al tavolo istituito presso l'Unione industriali. Per questo motivo è stato invitato. La casa degli imprenditori è a sua disposizione, accogliamo ogni proposta progettuale che possa generare una ricaduta positiva per il sito e per il territorio in cui insiste». Un botta e risposta, a distanza e senza intenti polemici, dal quale si capisce che Mister Tod's e gli imprenditori napoletani, fino ad oggi, non si sono ancora mai incontrati e ché il progetto Della Valle per Pompei almeno a palazzo Partanna non è mai arrivato. Giovedì scorso, invece, è stato portato al Quirinale, nelle sue linee principali, il progetto a cui l'Unione industriali di Napoli sta lavorando da dicembre, di concerto con il Ministero per i beni culturali, con quello per gli Affari regionali, con la Regione Campania e con l'Anci. Si tratterebbe di un progetto già in fase molto avanzata - martedì a Piazza dei Martiri c'è stato un incontro con il capo di gabinetto del ministro Bondi Salvo Nastasi - che potrebbe essere ultimato al più tardi tra un mese e che verrà illustrato al capo dello Stato - Napolitano ha chiesto di essere costantemente informato sulle tappe del lavoro - e poi al ministero per i beni culturali. Tre le linee lungo le quali si sta muovendo lo staff tecnico di Palazzo Partanna: assicurare accessibilità, accoglienza e legalità a una vasta parte di territorio, compresa tra cinque diverse amministrazioni comunali di cui Pompei è, e deve continuare ad essere, il principale attrattore turistico. Il Piano dell'Unione industriali non si occupa di ristrutturazione delle Domus - tutti gli interventi di restauro rimangono competenza della Soprintendenza - ma è finalizzato al rilancio del sito: quello che si sta mettendo a punto, dunque, è un modello gestionale per tutte le aree archeologiche, in cui vengano messe a sistema tutte le componenti, anche esterne agli Scavi, capaci di generare non più il milione e passa di visitatori di Pompei ma gli otto milioni di futuri visitatori possibili stimati dal governatore Caldoro. Secondo alcune indiscrezioni, per quanto riguarda il sistema dei trasporti, il piano avrebbe individuato nell'hub di Pontecagnano l'aeroporto finalizzato all'incoming su Pompei e nel porto di Stabia, a Castellammare, la stazione peri collegamenti marittimi. Restano top secret, però, i nomi degli industriali, italiani e stranieri già pronti a scendere in campo: e non sarebbero pochi, fanno sapere da Palazzo Partanna, perché Pompei, per l'imprenditoria mondiale è un investimento sicuro, che ha bisogno soltanto di un piano di sistema e di una deburocratizzazione.