Ollette ansate di quelle che venivano comunemente usate nei corredi delle tabernae, vasi, vasetti, coppette, biansate, oynichoe, skyphos (ovvero tazze) in ceramica di gnathia, due crateri a calice decorati con figure rosse di elevata bellezza ed ottimo stato di conservazione: oggetti (per la maggior parte di fattura greca) ritrovati in un piccolo museo privato nel cuore della city. Oltre venti i pezzi messi in bella esposizione in una vetrinetta, dal valore commerciale variabile dai 500 ai 5000 euro. Un piccolo tesoro archeologico che non sarebbe sfuggito all'attenzione di nessuno, soprattutto dei finanzieri. È stato così che i reperti (nessuno dei quali dotato di certificato di acquisto) sono stati scoperti, grazie all'occhio clinico dei militari del Gruppo di Salerno (diretti dal maggiore Alfredo Serafini) impegnati in una verifica fiscale. I finanzieri erano andati a casa del professionista per un controllo di polizia tributaria. Quando sono entrati nell'appartamento hanno subito notato le vetrinetta illuminata con i reperti e hanno chiesto di verificare i documenti di accompagnamento degli oggetti. Ma nessuno dei reperti aveva una certificazione, come previsto dalla legge. I venti oggetti, ritenuti di rilevante interesse artistico e storico, in quanto risalenti al III-IV secolo avanti Cristo, sono stati sequestrati e lasciati in custodia giudiziaria nello stesso appartamento in attesa che il giudice ne disponga l'affidamento alla Soprintendenza ai Beni archeologici. I funzionari della Soprintendenza hanno comunque controllato uno ad uno gli oggetti e ne hanno certificato l'autenticità. La tipologia dei reperti, le loro colorazioni e le figure rappresentate inducono a pensare che, molto probabilmente, provengano dall'interno di tombe e camere funerarie e che, le zone d'origine degli stessi siano l'area di Paestum e dintorni. Gli esperti archeologi hanno anche fornito ai finanzieri una dettagliata relazione sui reperti, confermando l'interesse artistico, storico ed archeologico degli stessi di cui, oltretutto, non era stato denunciato il possesso alla Sovrintendenza, come previsto dalla nuova normativa del Codice unico Beni culturali. Cosa questa che ha consentito agli investigatori di denunciare la proprietaria della casa, la mamma del professionista, la quale ha dichiarato di averli avuti in eredità dal marito, un appassionato di archeologia. La donna, comunque, dopo la morte del coniuge non aveva comunque proceduto ad una denuncia dei reperti. Secondo una prima stima, il valore dei reperti sarebbe di 500 euro ciascuno, eccetto due crateri che potrebbero valere anche cinquemila euro. Ma proprio questi due oggetti sarebbero sotto la lente di ingrandimento della Soprintendenza che non esclude che possa trattarsi di riproduzioni. I finanzieri stanno attendendo gli esiti delle perizie per quantificare l'esatto valore dei reperti. Essendo molti di questi ancora intatti è difficile che possano essere stati rubati da tombaroli ma si stanno eseguendo verifiche su altri canali, quelli del patrimonio dispero o rubato. Già nel 2010 la guardia di finanza, nel corso di un'operazione, riuscì a trovare e sequestrate tre reperti archeologici. RIPRODUZIONE RISERVATA
CAMPANIA - un piccolo museo privato nel cuore della city.
Un gruppo di militari del Gruppo di Salerno ha scoperto un piccolo tesoro archeologico in un appartamento di un professionista di archeologia. I reperti, che includono vasi, vasetti, coppette e oggetti in ceramica di gnathia, sono stati sequestrati e lasciati in custodia giudiziaria. Gli oggetti, che risalgono al III-IV secolo a.C., sono stati certificati dall'ufficio Soprintendenza ai Beni archeologici e sono stati valutati per un valore di 500 euro ciascuno. Due oggetti, però, potrebbero essere riproduzioni. I finanzieri stanno attendendo gli esiti delle perizie per quantificare l'esatto valore dei reperti.
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