NAPOLI è una città senza adeguate politiche verdi, per giunta "al verde". Il Comune, infatti, registra le performance ambientali più basse d' Italia, con i costi maggiori. Un capolavoro di mala amministrazione, sul quale è opportuno che riflettano i pretendenti a Palazzo San Giacomo. In primis, c' è il fallimento dell' urbanistica. La nostra città, infatti, è ai vertici della classifica delle superfici cementificate, col 62,3, un valore in aumento costante. Dal 1971 a oggi, la popolazione residente è diminuita da 1.226.594 abitanti ai circa 960 mila odierni, mentre i vani sono aumentati da 1.033.418 a circa 1 milione e mezzo: e nel ' 51 erano solo 486.308. Chi ritenesse il sacco di Napoli, quindi, una ferita causata soprattutto dalle politiche laurine, prima, e dagli appalti postsisma, dopo, sbaglierebbe. Si tratta di una tendenza di lunga durata, interrotta solamente dalle giunte Valenzie Bassolino, quando era assessore Vezio De Lucia. Esemplificativoè il caso di Bagnoli. Mentre la Variante urbanistica approvata da De Lucia prevedeva massimo 300.000 mc di nuove residenze, gli atti successivi si sono mossi confusamente in direzione opposta. I l Pue, ad esempio, ne aveva previsti 410 mila, il Pua 626 mila e il primo Piano casa licenziato dalla giunta portava le cubature a un totale di 732.670. Infine, in attesa dell' approvazione del Piano casa e dei Piani paesistici da parte della Regione, l' ultimo decreto milleproroghe ha sospeso l' abbattimento delle case abusive; nonostante, in Campania, ne spuntino 6 mila all' anno e negli uffici del Comune giacciano ancora inevase 70 mila richieste di adesione al condono del 1985. Se l' urbanistica rappresenta un fallimento di lunga durata, le politiche territoriali, invece, certificano un' impotenza quotidiana. Il Comune sborsa tantissimo ed eroga servizi insufficienti. Napoli, ad esempio, spende 39 euro per abitante per la protezione dei parchi e la tutela dell' ambiente; cioè solo due euro in meno rispetto a Trento. Mentre il rapporto metri quadri di verde pro capite è di 4 contro i 16 di cui godono i trentini. L' incidenza totale delle politiche ambientali - cioè la spesa per la manutenzione del verde, dello smaltimento rifiuti e del servizio idrico integrato - pesa in conto capitale sul bilancio del Comune per l' 11. Il secondo valore più alto registrato in Italia dopo Trento, secondo uno studio di Civicum. La responsabilità politica di questi fallimenti parte dalla giunta e investe le famigerate partecipate. Asìa, ad esempio, che l' anno scorso ha ricevuto 170 milioni dal Comune, ha un alto rapporto operatore per abitante e una bassa efficienza. L' azienda, d' altronde, ha un' età media dei dipendenti pari a 56 anni e arruola circa 300 inabili al lavoro. Sul banco degli imputati c' è anche Napoli Servizi, capace di bucare, nel 2008, 40 milioni di debiti fuori bilancio. Una folle convenzione, infatti, riconosceva alla stessa società la facoltà di certificare le spese di cui si faceva carico il Comune. Uno dei tanti paradossi di una Spa dove l' ex assessore Ferdinando Balzamo sedeva nel Cda, era amministratore delegato e anche direttore generale. Non è un caso, quindi, che l' ex assessore Riccardo Realfonzo si facesse promotore di una delibera, nel maggio del 2009, per meglio precisare l' estensione del controllo analogo del Comune sulla società, che in difetto di una chiara volontà politica, rischiava di essere concretamente inesistente. Il Comune, quindi, potrebbe trovarsi sotto scacco delle partecipate che, se non collaborano fornendo informazioni precise, sono in grado di limitarne i controlli. Mentre Napoli scivola agli ultimi posti nella qualità dell' ambiente, Realfonzo si è dimesso e Balzamo è sempre lì al suo posto.
NAPOLI - Una città che non ama le politiche ambientali
Il Comune di Napoli è considerato una delle città italiane con le performance ambientali più basse. Il Comune registra le performance ambientali più basse d'Italia, con i costi maggiori. La città è ai vertici della classifica delle superfici cementificate, con il 62,3% di superficie cementificata. La popolazione residente è diminuita da 1,2 milioni a 960 mila abitanti, mentre i vani sono aumentati da 1,03 milioni a 1,5 milioni. Il fallimento dell'urbanistica è un problema di lunga durata, interrotto solo dalle giunte Valenzie Bassolino. Il Comune spende molto per politiche territoriali, ma eroga servizi insufficienti.
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