MARATONA in consiglio regionale per approvare il nuovo piano casa che ha come obiettivo lo «snellimento delle procedure in materia di edilizia e urbanistica». La votazione è slittata alla prossima settimana. In nome della crisi, il piano punta a modificare la normativa approvata dal centrosinistra nella precedente legislatura in tre punti: imponendo il miglioramento energetico dell'edificio solo per la parte di nuova costruzione e non più per l'intero immobile; ammettendo gli ampliamenti anche per alcune categorie di edilizia non residenziale come gli edifici artigianali, produttivi, direzionali e di ricettività turistica;e rendendo meno stringente il controllo dei Comuni. IL NUOVO Piano casa del Piemonte è «quasi» legge. Nonostante una lunga maratona, durata tutto il pomeriggio di ieri, la legge proposta dalla giunta Cota non è stata ancora approvata dal Consiglio regionale. Lo sarà martedì prossimo, ma al sì definitivo manca solo un articolo, l' ottavo, che comprende le norme transitorie. Quindi come dice soddisfatto l' assessore all' Urbanistica (e vicepresidente della Regione) Ugo Cavallera: «Il più è fatto». È una legge, questo Piano casa, amata e odiata. Amata perché consente («finalmente» dicono costruttori e molti proprietari) di intervenire sul patrimonio edilizio riducendo di molto lacci e lacciuoli. Odiata per lo stesso motivo da chi vede invece in questa libertà dalle regole grandi rischi per l' ambiente e la bellezza del nostro territorio. Molte sono le novità introdotte dal piano, che è in piena concordanza con quello varato oltre un anno fa dal governo Berlusconi: per ciò che riguarda l' edilizia residenziale, e le strutture turistico ricettive, sarà consentito incrementare la cubatura fino al 20 per cento (e fino a un massimo di 200 metri cubi) al di là dei limiti fissati nei piani regolatori. E sarà possibile entro questi limiti, creare anche nuove unità abitative. Questo, al di fuori dei centri storici (dove le norme dei piani regolatori continueranno a valere). Fuori dai centri sarà anche possibile abbattere e poi ricostruire edifici di scarso pregio (e ci sarà la possibilità di premi di cubature). Possibilità di ampliamento saranno consentite anche alle imprese, per i capannoni industriali, ma anche per aziende di servizi o artigiane (non per il commercio): potranno aumentare la superficie del 20 per cento fino a un massimo di 2000 metri quadrati (e soppalcare l' esistente fino al 30 per cento). In più, a differenza di quanto stabiliva il piano casa varato dalla giunta Bresso per ampliare non sarà più necessario migliorare l' efficienza energetica di tutto l' edificio, ma solo della parte rinnovata. E i Comuni non avranno più la possibilità come invece avveniva fino ad oggi, di limitare il campo di applicazione delle legge regionale. «Questo piano ci era stato sollecitato in pratica da tutte le forze produttive del Piemonte - spiega Cavallera - perché il precedente aveva avuto un effetto ridotto, perché poneva troppi vincoli. Il nostro obiettivo è stato quello di far muovere le cose nel breve periodo. Abbiamo seguito alcuni principi: salvaguardare i centri storici certo, ma al tempo stesso anche l' ambiente piemontese in generale: perché consentendo ampliamenti di questo genere, non si occuperà nuovo territorio, ma si costruirà sull' esistente. Pensiamo di riuscire a creare nuovi posti di lavoro - continua - e di dare a chi magari non ha grandi mezzi per acquistare una nuova casa, la possibilità di crearla, ingrandendo la propria, per il figlioo per il vecchio genitore che ha bisogno di assistenza. Perché il provvedimentoè rivolto soprattutto a quegli edifici mono o bifamiliari che sono così diffusi nelle nostra regione». Gli obiettivi della Regione non finiscono qui: «Sarà un stimolo anche per le imprese del settore. E in più metteremo in moto la sostituzione degli edifici che degradano le nostre periferie e non solo». Cavallera annuncia anche che tra breve ripartirà il piano per la costruzione di 10 mila alloggi di edilizia pubblica già avviato dalla giunta Bresso e per cui si stanno cercando («stiamo strizzando il bilancio») le risorse. Dall' opposizione arriva però un no netto al nuovo Piano casa: «Abbiamo condotto una dura opposizione- dice Aldo Reschigna, capogruppo Pd - prima di tutto perché i nuovi parametri sul risparmio energetico fanno cadere l' opera di recupero ambientale che ne era stata la principale ragione, Poi è gravissimo l' annullamento del ruolo dei Comuni: prima toccava a loro concedere deroghe ai piani regolatori, oggi chiunque potrà prendersi la libertà di fare ciò che vuole con il rischio di un effetto devastante sul nostro territorio».