AUNA ventina di giorni dai festeggiamenti per i 150 anni dell'Unità d'Italia, targhee monumenti del Risorgimento giacciono ancora nell'incuria e nell'abbandono. Il Comune ha però predisposto da tempo un piano di recupero. «In parte - spiega l'assessore alla Cultura Fiorenzo Alfieri - finanziato con risorse di Palazzo civico, in parte con contributi statali». E in un periodo di crisi come quello che ha toccato anche Torino non manca il ricorso ai privati. Per riportare all'antico splendore i monumenti del Risorgimento è stata infatti creata una cordata di sponsor. «Ciascuno - dice Alfieri - adotterà un monumento. Un esempio è la statua dedicata a Garibaldi che grazie alla Confartigianato sarà rimessa a nuovo». Arrivando da via Maria Vittoria si prosegue fino al Po: qui, sulla sinistra, in corso Cairoli ci si imbatte nel monumento omaggio all'Eroe dei due mondi, inaugurato il 6 novembre 1887. Al numero 22 della via che oggi porta il suo nome si trova un'iscrizione che ricorda come l'eroe decise la spedizione dei Mille. E in questo caso, a togliere il peso degli anni ci penserannoi privati. Ma con che tempi? «Il restauro della statua di Garibaldi - assicura l'assessore - sarà ultimato entro il 17 marzo». E infatti la sua inaugurazione rientra tra quelle in calendario per le imminenti celebrazioni. Un primo intervento su un'opera risorgimentale c'è comunque già stato. Si tratta del monumento dedicato a Carlo Alberto, il discusso re di Sardegna che avviò tra dubbi e sfortune il processo unitario, che troneggia nell'omonima piazza. Poco lontano, attraversando il cuore pedonale di Torino, ci si imbatte in un altro eroe del risorgimento. In piazza Carlo Emanuele II, meglio conosciuta come Carlina, si trova il monumento a Camillo Benso conte di Cavour, artefice politico dell'Unità d'Italia. Il primo ministro di Vittorio Emanuele II, ritratto mentre solleva una fanciulla simbolizzante l'Italia, paga però lo scotto di anni di degrado. Ma anche in questo caso il Comune ha pronto un piano di ripulitura che sarà ultimato entro un mese. «Per alcuni interventi - precisa Alfieri - è necessario aspettare un clima più mite: non si andrà comunque oltre la data dell'inaugurazione. I soldi, in questo caso contributi statali, sono già stati accantonati per coprire le spese dell'intervento». Altro fulcro del Risorgimento torinese è l'area che da via Lagrange si spinge quasi fino al Po. Numerose targhe richiamano all'Unità d'Italia e agli eroi che la costruirono. Ma a distanza di anni sembra che nessuno si curi più di queste steli di marmo che accompagnano i muri: da quella dedicata a Cavour, nell'omonima via, a quella ben più compromessa e praticamente illeggibile, a Giuseppe Pomba, fondatore della casa editrice Utet, morto nel palazzo di fronte al Conservatorio nel 1876. Riuscire a coglierla, nel giallo dell'edificio, è una sfida persa in partenza. «Anche le targhe - replica Alfieri - torneranno allo splendore di un tempo. In occasione dei 150 anni abbiamo già previsto di restaurarne almeno cinquanta». Al centro della piazza è ormai verde il monumento equestre dedicato ad Alfonso La Marmora, generale, ministro e presidente del consiglio fra il 1864 e il 1866. Poco lontano, oltre all'aiuola Balbo che accoglie busti e monumenti dedicati ad altre figure risorgimentali - da Kossuth a Gustavo Modena, da Bava a Balbo fino a Daniele Manin - la statua di Giuseppe Mazzini, inaugurata nel 1917, si affaccia sconsolata su un cantiere. Le erbacce fanno capolino dalla base, sopra si alternano scritte a caratteri cubitali in bianco e in nero. «Avevamo già restaurato il monumento - ricorda l'assessore - in occasione delle Olimpiadi, ma siamo pronti a ripulire dallo scempio dei vandali anche questo simbolo del Risorgimento».