m.c.c. AL MUSEO Nazionale del Bargello era tutto pronto da tempo, in una stanza al primo piano. Il Cristo attribuito a Michelangelo avrebbe dovuto andare lì, a fare bella mostra di sé e richiamare, ci si augurava, folle di visitatori ammirati. Ossigeno, per le casse vuote della cultura. E invece niente. «Il crocifisso è in un deposito della soprintendenza» spiega la soprintendente per il Polo Museale fiorentino Cristina Acidini. Ufficialmente, in attesa di «riformulare la strategia di sostegno», che vuol dire, più banalm e n t e , p r o g e t t a r e « u n supporto idoneo», nella forma e nei materiali, ad un'opera «di intrinseca fragilità, e per di più priva della croce» a cui dovrebbe stare attaccata. Ma è mai possibile che per un'opera di tale importanza, e che già da mesi avrebbe dovuto essere esposta al pubblico, non si sia pensato per tempo a un sostegno adeguato? Possibile, insiste Acidini, «i momenti espositivi» subiti dalla scultura, infatti, «hanno costretto a pensare a un miglioramento del supporto già progettato in un primo momento». Potrebbe esserci stato un danneggiamento della scultura durante i trasporti per le mostre, come teme qualcuno nell'ambiente degli storici dell'arte? No, smentisce Acidini, anche se, ammette, «opere del genere, di legno dipinto, vanno costantemente monitorate per escludere fino in fondo ogni rischio». Segno che dunque qualche controllo dello stato di salute del Cristo è evidentemente in corso, ad opera forse degli stessi laboratori della soprintendenza o dell'Opificio delle pietre dure. Ma c'è di più. La sculturina della discordia, tornata a Firenze da un breve viaggio in Italia (dove fra l'altro, a Napoli, è stata esposta accanto al crocifisso sicuramente di Michelangelo che si trova in Santo Spirito), non solo non è ancora al Bargello, ma chissà se ci entrerà mai. Tutto dipende da quello che dirà la Corte dei Conti che sta indagando sul suo acquisto. «L'istruttoria è in corso» conferma una fonte della Procura regionale del Lazio, informando che «è in atto un carteggio con il ministero che fa parte dell'insieme delle verifiche necessarie all'accertamento dei fatti». E nell'attesa di sapere se il ministero, facendo sua la scultura per 3,2 milioni di euro ha, o no, danneggiato l'erario, sborsando una cifra astronomica per «un'opera seriale», come sostengono molti critici illustri, oppure facendo un grosso affare aggiudicandoselo a un prezzo stracciato, come continua a dire Bondi, il Bargello non può certo rischiare una figuraccia. Se riconosciuto colpevole, infatti, il dicastero di Via del Collegio Romano potrebbe essere condannato a risarcire l'erario, senza contare l'enorme danno di immagine delle istituzioni culturali di cui potrebbe essere considerato responsabile, forse anche questo quantificabile economicamente. Nonché politicamente deflagrante per un ministro già da tempo nell'occhio del ciclone. Una situazione imbarazzante per la soprintendente del Polo Museale, che ha sponsorizzato l'acquisto e ha sempre sostenuto che «è ragionevole» attribuire a Michelangelo il piccolo crocifisso, «anche se non lo si può dire con certezza, dato che non ci sono né firme né prove documentarie». Fatto sta che il problema del "supporto", in realtà, sembra nasconderne uno molto più grave: e cioè la necessità di evitare il più possibile di replicare col crocifisso un evento mediatico questa volta ad altissimo rischio, nel caso in cui i magistrati contabili contestassero la sua attribuzione e il suo acquisto. Da qui, come spiega la stessa Acidini, «la richiesta del ministero e dei suoi organi di sospendere l'esposizione in attesa del completamento dell'inchiesta in corso». Una richiesta subito accolta, al punto che si può parlare, dice la soprintendente, «di una decisione concordata», fra via della Ninna e via del Collegio romano. Una «forma di rispetto del lavoro in corso da parte dei magistrati», secondo Acidini, che sostiene di non avere «alcuna idea della direzione in cui si stiano muovendo». Una decisione, però, che rischia di rivelarsi un boomerang: una scultura osannata per mesi e mesi e poi improvvisamente chiusa a chiave dentro un magazzino, non occupa forse la scena molto più della pacata offerta alla valutazione collettiva, dentro un museo, di un'opera comunque di grande valore artistico? Un dato, quest'ultimo, su cui sia i critici che i sostenitori dell'attribuzione a Michelangelo sono, per una volta, tutti concordi.
FIRENZE - La difesa della soprintendenza
Il Cristo attribuito a Michelangelo è stato esposto al Museo Nazionale del Bargello a Firenze, ma è stato chiuso a chiave in attesa di un sostegno adeguato per la sua esposizione. La soprintendente del Polo Museale Cristina Acidini spiega che il crocifisso è stato danneggiato durante i trasporti per le mostre e che è stato deciso di sospendere l'esposizione in attesa del completamento dell'inchiesta in corso. La scultura è stata acquistata dal ministero per 3,2 milioni di euro e la Corte dei Conti sta indagando sul suo acquisto. Se il ministero sarà riconosciuto colpevole, potrebbe essere condannato a risarcire l'erario e a subire un danno di immagine.
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