Il Giornale dell'Architettura racconta lo sviluppo della città Una tavola rotonda per discuterne. Al Corriere Fiorentino Firenze ai raggi X, mattone per mattone. Tra demolizioni, opere infinite che vedono la fine del tunnel e la novità di un piano strutturale a volumi zero (o quasi). Ci pensa il numero in edicola de Il Giornale dell'architettura, mensile di settore, che ha dedicato 5 pagine a un'inchiesta dal titolo Firenze, si cambia!. La presentazione, domani alle ore 18 nella Sala dei Fiorentini al primo piano della sede del Corriere Fiorentino, in Lungarno delle Grazie, 22. Alla tavola rotonda, coordinata da Paolo Ermini, direttore del Corriere Fiorentino, parteciperanno, tra gli altri, il vicesindaco Dario Nardella e il presidente dell'ordine degli Architetti di Firenze Mario Perini. Quella su Firenze è la seconda monografia del Giornale dell'architettura, dopo Milano: «Con un piano strutturale adottato ma non approvato, siamo in una fase di transizione in cui un giornale come il nostro, che segue la cronaca delle trasformazioni territoriali, deve intervenire spiega il caporedattore Luca Gibello fino a ora avevamo un po' snobbato Firenze perché vista da Torino, ci sembrava che tante operazioni urbane e culturali fossero paludate. Il nostro approccio è diverso, così avevamo evitato anche di dare la singola notizia di gossip sulle dimissioni di questo o quell'assessore legato a inchieste varie, Ora invece è il momento giusto». L'indagine, partendo da un'intervista a Matteo Renzi il sindaco demolitore che ha iniziato dalla pensilina di Toraldo di Francia la sua battaglia per i volumi zero passa per i punti interrogativi ancora aperti, come le risorse finanziarie e le interconnessioni mancanti con l'hinterland, sottolineate da due articoli di Giuseppe De Luca, docente di urbanistica e Pino Brugellis, architetto a capo dell'osservatorio per l'architettura. Impossibile però analizzare le trasformazioni della città senza un'analisi attenta all'area ex Fiat a Novoli, una storia infinita che pone le sue radici negli anni '8o e che ancora oggi con la questione del multisala sembra non trovare un punto finale. Per una storia che non riesce a chiudersi, il reportage esamina anche una pagina che non riesce ad aprirsi, quella di Castello: l'area della piana vive uno stallo che sembra riconducibile alla cruenta ma efficace immagine scelta da Carlo Olmo nel suo editoriale che accosta la città a un cadavere sezionato da troppi anatomopatologi. «Una similitudine forte spiega Gibello per sollevare l'attenzione sui troppi interessi particolari che rischiano di frammentare e bloccare lo sviluppo». E se il nord est della città vive anni di empasse, all'interno della cintura delle periferie sembra essere il 2011 l'anno della svolta, tanto che Cristina Donati, nel suo articolo sui grands projets della cultura a Firenze, scrive: «La bella addormentata appare oggi pronta a risvegliarsi». Le Murate, i Grandi Uffizi, il nuovo auditorium alla Leopolda e il polo fieristico, storie decennali al rush finale (o a nastri di partenza rimandati da sempre). «Sembra la volta buona spiega l'autrice Le Murate sono un grande progetto finito che ha bisogno di essere iniettato di funzioni, se non c'è l'anima rimane solo una scatola, ma può essere un grosso volano di rigenerazione per il quartiere. Per gli Uffizi a giugno dovrebbe arrivare la consegna delle prime sale e il parco della musica inaugurerà a dicembre. Solo per la Fortezza il problema va oltre l'architettura, con un polo fieristico che ha bisogno di mobilità e connessioni». Un gioco di difficili equilibri tra la città da vendere, quella dei turisti, e quella da vivere a uso e consumo dei fiorentini. E se la mobilità rimane uno dei problemi cruciali, Donati provoca: «Dopo queste opere, necessarie a una città europea, ora serve un network di centralità urbane, questo potrebbe risolvere il problema mobilità: se uno trovasse nel proprio quartiere tutti i servizi diurni e notturni necessari forse non salirebbe sempre in macchina». Prospettive «Risolvere il problema mobilità? Se uno ha i servizi diurni e notturni nel proprio quartiere non ha bisogno di salire sempre in macchina».