A 24 ore dal nuovo attacco di Repubblica Firenze alla Soprintendenza per il Polo Museale fiorentino circa la collocazione definitiva del Crocifisso ligneo attribuito a Michelangelo (acquistato dallo Stato nel dicembre 2008 per 3,2 milioni di euro), abbiamo intervistato la soprintendente Cristina Acidini chiedendole di puntualizzare la situazione. Quando vedremo il "Cristino" al Bargello? La collocazione del Crocifisso attribuito a Michelangelo è prevista prossimamente non appena ultimati i lavori di adeguamento del supporto del Cristo stesso per essere poi esposto all'interno di una teca che già esiste. Altri lavori sono in corso nel museo del Bargello e sono preparatori per l'esposizione dedicata a Bartolomeo Ammannati. Attualmente dove è conservata l'opera? Con adeguata protezione, è conservata nella cassaforte dell'Ufficio Restauri della Soprintendenza, che non è un sotterraneo. Intorno a questo Crocifisso si sono intrecciati interessi morbosi, forti critiche e l'attribuzione michelangiolesca è quasi passata in secondo piano. Ci sono sviluppi ulteriori? Confermo che l'oggetto è pronto per essere esposto appena sono messe a punto le ultime necessità cui facevo cenno. Sull'attribuzione si è registrato una sorta di radicalizzazione delle posizioni e quindi, mentre non possiamo più ascoltare la voce di Umberto Baldini che è mancato ed è stato un primo autorevolissimo sostenitore dell'attribuzione proposta da Giancarlo Gentilini, abbiamo però confermato la posizione di Antonio Paolucci e gli scritti che hanno accompagnato l'uscita in un catalogo del 2004. Dopo quello ci sono stati contributi a carattere scientifico ma soprattutto direi un orientamento a mettere in discussione questa attribuzione e a ricondurre l'opera ad altro autore anche non precisabile. Ultimamente è stato introdotto nel dibattito una terminologia, da cui prendo immediatamente le distanze, parlando di falso. Falso è un concetto completamente diverso. Quando si parla di un'opera d'arte falsa vuol dire un oggetto fabbricato in tempi relativamente recenti, un secolo, mezzo secolo, dieci giorni fa allo scopo di trarre in inganno chi lo guarda o ne fa acquisto. Questo è un elemento del quale non conosco l'origine e che tuttavia non trova riscontro nella natura del bene che nessuno ha mai messo in dubbio. Anche chi si oppone all'attribuzione a Michelangelo parla di una scultura uscita dall'ambito di una bottega fiorentina tra la fine del '400 e i primi del '500. Dunque il concetto di falso mi sembra improprio in questo dibattito. In quella che lei definisce radicalizzazione delle posizioni tra gli esperti, si registrano anche interventi di personaggi che super esperti di Michelangelo non lo sono mai stati ma sembrano spinti da altri motivi. Ci sono dei motivi per cui accade questo? Quando una discussione esce dalle sedi proprie del dibattito accademico, che sono gli articoli scientifici o i convegni, può prendere qualunque direzione. Ci sono richieste di prestito dell'opera? Il Crocifisso ha avuto una circuitazione espositiva prima dell'acquisto a Torino e in Giappone, mentre e dopo l'acquisto è stato a Roma, Trapani, Palermo e a Milano. Poi anche per farlo "riposare" dopo una tournée abbastanza impegnativa e vedere le condizioni conservative, si è fermato e lo si è tenuto in disparte sia per ultimare queste necessità conservative ed espositive sia per non portare ulteriori elementi che potessero interferire con le indagini in corso che debbono svolgersi nella massima tranquillità e serenità. Comunque nulla osta a questa sua futura esposizione. La mostra di Napoli propose il confronto tra il Crocifisso di Santo Spirito e quello attribuito a Michelangelo. A Firenze pensa si possa giungere a un confronto simile? Quella di Napoli fu essenzialmente una richiesta portata avanti dalla Diocesi che intendeva sottolineare l'importanza dell'esposizione. Firenze è di per sé una grande esposizione permanente di opere di Michelangelo: da quelle in scala monumentale delle Cappelle Medicee e della Galleria dell'Accademia alle sculture di misura più contenuta del Bargello o al Crocifisso di Santo Spirito felicemente visibile installato in Santo Spirito. Quindi non credo sia necessario mobilitare opere d'arte per proporre confronti che sarebbero comunque parziali. Mi sembra, eventualmente si arrivi a questa decisione in tempi mi auguro brevi, corretto esporre il Crocifisso con una neutralità che consenta di farsi un'idea dei suoi stessi valori e significati artistici. Meno di una settimana fa è mancato l'ultimo proprietario dell'opera, prima che lo acquistasse lo Stato, cioè Giancarlo Gallino. Credo abbia patito molto per questa situazione che si è creata, per la dannosa radicalizzazione delle posizioni. Ma un antiquario che vende un'opera d'arte allo Stato non commette reato? Un antiquario che vende un'opera d'arte importante allo Stato si attira immediatamente l'inimicizia di tutta la categoria che non vede di buon occhio il successo dell'amico o del presunto rivale. Quindi si entra in un gioco dove le emozioni e gli schieramenti personali hanno talvolta la meglio sulla serenità di un giudizio obiettivo. Certamente Giancarlo Gallino ha creduto moltissimo in questa impresa culturale di cui si è fatto in qualche modo promotore affidando il Crocifisso in tempi molto lontani agli studi di un gruppo di specialisti come ha fatto anche per altre opere che sono transitate dalla sua proprietà e avendo creduto in questo ha trovato sempre molto dolorosa la polemica che si era accesa e che certamente gli ha amareggiato gli ultimi difficili anni. E ora salta fuori anche la storia del crocifisso trafugato dai tedeschi. Ma che scientificità può avere una storia del genere? Dell'altro crocifisso non so niente se non quello che si vede nelle immagini pubblicate e mi sembra non porti nell' area della paternità michelangiolesca. D'altronde dobbiamo evitare di ragionare sulla base di un sillogismo sbagliato, ovvero: c'è un crocifisso di Michelangelo; se non è quello comprato dallo Stato dev'essere quell'altro. È la base di partenza che è sbagliata: non c'è un Crocifisso di Michelangelo del quale noi siamo in cerca. C'è uno spazio nella biografia e nella carriera di Michelangelo per la creazione di opere d'arte di cui non conosciamo niente, quindi possono essere i crocifissi o le opere d'arte con la frase di Pirandello:"uno, nessuno, centomila". È evidente che in una zona grigia dove c'è un generico riferimento da parte del suo biografo personale a "infinite opere che oggi non si veggiono per essere in chase" questo dice il Condivi, e quindi ci può stare un crocifisso per la devozione personale di un amico, due crocifissi, tre crocifissi, una quantità indeterminata di opere di cui non siamo assolutamente in grado di precisare né la consistenza né il soggetto. Oppure, arrivando a conclusioni diametralmente opposte, non essere sicuri di nessuna attribuzione. Quindi credo che presentare le due ipotesi in alternativa sia una sorta di stortura dal punto di vista del concetto.
Giornale della Toscana
23 Febbraio 2011
FIRENZE - Acidini: Il Crocifisso ligneo presto esposto al Bargello
MA
Marco Ferri
Giornale della Toscana
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo
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