Proprio in questi giorni sul Corriere si intrecciano due garbate discussioni. Una, più generale, sulla mediocrità del livello culturale in Italia, è stata provocata da un intervento di Andrea Carandini. L'altra è nata da un problema più specifico e più milanese ma certamente anch'esso di portata generale: la gratuità o meno degli ingressi ai musei. Se oggi il problema più urgente è il rilancio del nostro Paese da un declino che sembra senza speranze, è certo che la presenza di una cultura diffusa e meno mediocre, ma anche vorrei dire più amata, è un obbiettivo da coltivare fra i primi. Negli ultimi settant'anni in Italia la conoscenza culturale, prima fortemente elitaria e ristretta, si è diffusa a un numero straordinariamente grande di persone, ma proprio per questo si è fortemente banalizzata. La diffusione di un modesto grado di cultura nel nostro Paese è il grande risultato positivo del nostro passato prossimo. Ma nel mondo globale di oggi la banalità culturale non basta più. Andrea Carandini dice che i cittadini di un Paese democratico devono avere tutti e sempre la possibilità di aprire meglio la propria mente, ma, aggiungo, devono innanzitutto essere educati a volerlo. Questo ci porta ai musei milanesi. I musei sono uno dei mezzi più diretti per la diffusione culturale. Non voglio usare il termine, per me sgradevole, di giacimenti culturali. La cultura non è petrolio. E' un bene che dà frutti a lungo periodo, ma è un bene che va coltivato con attenzione se si vuole che diventi risorsa. Milano ha compreso bene questo modello positivo. I musei gratuiti si sono rivelati un mezzo straordinario per fare divenire il patrimonio culturale qualcosa che appartiene a gran parte dei cittadini. Il recentissimo successo a Milano del nuovo Museo del Novecento è un esempio straordinario di come una città possa adottare con entusiasmo un museo che sa rinnovarsi e farlo proprio. La cultura peraltro costa, e anzi dovrebbe costare anche di più. Per non limitarsi a non essere non-cultura, deve poggiare su faticose, pazienti ricerche di base. Sono studi che avvengono proprio negli ambiti di ricerca e accademici, oggi così facilmente disprezzati. Si confrontano in convegni e in dibattutiti quasi sempre a costo zero, poco noti perché non attraenti per i mass media, ma non polverosi e inutili. E' lì che, per molta parte, si trasmette la conoscenza. In studi e ricerche si impegnano spesso giovani studiosi poco o nulla pagati che resistono proprio per amore di quella cultura non banale oggi indispensabile alla crescita civile di un Paese. Quindi musei gratuiti in momenti «speciali» di festa culturale, ma musei di norma a pagamento per sottolineare che la cultura è anche un bene importante che ha un suo prezzo. L'auspicio è che un giorno i musei si possano almeno in parte autofinanziare. Una proposta finale per Milano: fra qualche mese si inaugureranno i due nuovissimi musei gemelli in cui si è trasformato il vecchio museo archeologico di corso Magenta; perché non fare un mese di ingresso gratuito per permettere ai milanesi di riappropriarsi delle ricche e poco conosciute collezioni di arte classica e dell'affascinante passato di Mediolanum?