«Cento chiese», destituito il responsabile della Diocesi Novità nel caso del progetto di catalogazione dell'arte sacra svanito nel nulla: esonerato il parroco di Santa Maria degli Angeli La telefonata, secca, è arrivata all'improvviso. Monsignor Renzo Giuliano, parroco pro-tempore (da una decina d'anni) della basilica di Santa Maria degli angeli e dei martiri di Roma, un paio di giorni fa è stato destituito dall'incarico di responsabile dell'ufficio di arte sacra e dei beni culturali della Diocesi di Roma, incarico che ricopriva da un paio di anni. Dall'altra parte del filo c'era monsignor Mauro Parmeggiani, segretario generale del vicariato della capitale, ex segretario del cardinal Ruini, Perché questo atto senza preavviso (che al momento pare non aver avuto seguito scritto) ? Scartabellando le cronache romane di questi giorni la motivazione si può intuire collegandola al «caso» del progetto di catalogazione informatica «Ildefondo Rea. Cento chiese della diocesi di Roma»: un quotidiano titolava che la diocesi attaccava il ministero per i Beni culturali Urbani (e la diocesi ha smentito ma l'articolo non diceva proprio questo) a proposito di quel programma creato dalla Fondazione Paolo di Tarso per catalogare digitalmente le opere d'arte e i documenti storici, delle chiese romane (e poi del Piemonte, del Molise e di Lucca per uno stanziamento pubblico complessivo di 8 milioni di euro). Monsignor Giuliano, insomma, paga per un titolo su un contrasto, inesistente, tra diocesi e Urbani. E il legame con il «defenestramento» del parroco? chiederete. Sappiate allora che la basilica di Santa Maria degli angeli, nella figura di monsignor Giuliano autorizzato per iscritto dal cardinal Ruini, è uno dei soci fondatori della Fondazione di Tarso. Quanto a Monsignoi Parmeggiani ieri sera si è. detto troppo impegnato per aver tempo di rispondere al telefono e dare spiegazioni ai vostro cronista. Monsignor Giuliano conferma e nulla più. Nel frattempo nel «giallo» si inserisce un altro tassello. Dall'esposto presentato alla Procura della Repubblica dalla Fondazione dì Tarso spunta fuori un documento datato 15 luglio 2003 della società di Cologno Monzese TecnoDi e inviato da Mario Turetta, segretario del ministro Urbani. L'azienda, «come da accordi intervenuti», propone al dicastero di usare la propria tecnologìe giudicandola perfettamente adatte al «vostro» progetto «Cento chiese». Il 28aprile 2004 il vicegabinetto vicario del ministero gira copia della proposta, oltre che al segretario generale, al direttore per i Beni librari e a quello dell'Istituto centrale per i catalogo unico delle biblioteche. Eppure la pratica della Fondazione d Tarso, dopo i primi contatti, è precedente, si colloca tra il marzo e l'aprile 2003. In seguito ì direttori dei due istituti ministeriali appena citati hanno dato parere tecnico scientifico favorevole al progetto «lldefonso Rea» il 24 maggio 2004, il 2 luglio scorso la presidenza del consiglio dei ministri ha approvato il primo contratto da un milione",di, euro con decreto da pubblicare in GU del 19 ottobre. Però sui tavoli del dicastero circolano due progetti con lo stesso nome e analoghe intenzioni. Com'è possibile? La magistratura, chiede la Fondazione, indaghi per capire se c'è qualcosa di illecito nel misterioso affondare di questo «lldefonso Rea» in non ben identificate sabbie mobìli ministeriali.