La viva protesta dell'Opera, di Santa Cecilia, dello Stabile di Roma Condivido pienamente la preoccupazione espressa riguardo alla situazione del Fondo Unico per lo Spettacolo» dichiara lo stesso ministro dei Beni e delle Attività culturali, Sandro Bondi. Che aggiunge: «L'approvazione in Senato del decreto Milleproroghe, che ha reintrodotto fino al 2013 gli incentivi fiscali per il cinema e portato alcune indispensabili risorse alla lirica, è il massimo che è stato possibile ottenere nell'attuale congiuntura economica». Infine, il riconoscimento che «sarà necessario porre il settore dello Spetta, colo nelle condizioni di poter operare proficuamente». Allarme rosso. Creativi, tecnici e amministratori resistono, non smettono di proporre e di fare, a cocciuta dimostrazione di un'eccellenza in altre stagioni, invero, più stancamente affermata. Ma se il Fondo Unico non sarà reintegrato, se l'interesse della mano pubblica per la Cultura e lo Spettacolo non verrà dimostrato con chiarezza, attraverso stanziamenti adeguati, le crepe e gli scricchiolai si trasformeranno in crolli. Sarebbe gravissimo che un'area altamente qualificante del Paese finisse vittima della sola legge del botteghino dettata dai privati. Parla del sipario che «sta per calare definitivamente sulla lirica italiana» il sovrintendente dell'Opera di Roma, Catello De Martino. Che aggiunge: «Tagliare i fondi alle Fondazioni liriche vuol dire inoltre mettere a rischio moltissimi posti di lavoro. L'Opera, da dicembre a oggi, ha registrato il "tutto esaurito" in ogni spettacolo; dà corso a un ricco cartellone di concerti, anche in decentramento; parla ai giovanissimi con spettacoli e incontri ai quali sono stati presenti 60 mila studenti; vanta, nell'Orchestra giovanile, 50 ragazzi. E' cioè una realtà viva e produttiva che crede nella musica come mezzo per garantire al Paese un futuro diverso dal presente, nutrito a forza dai reality televisivi. Viviamo un momento di grande congestione, ma il Governo deve preservare un patrimonio peculiarmente italiano che è anche un bene dell'umanità». Non meno "infuriato" il presidente-sovrintendente dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Bruno Cagli: «La situazione è drammatica e insostenibile: sono state disattese tutte le promesse del ministro Bondi (sono arrivati 15 milioni al posto dei 160 indispensabili al settore, n.d.r.) e, senza il reintegro del Fus al livello del 21)09, tutte le Fondazioni Lirico-Sinfoniche sono condannate alla progressiva paralisi. L'Accademia sta valutando le azioni necessarie per salvaguardare il livello così faticosamente raggiunto e che tutti le riconoscono. Inoltre sta procedendo a una convocazione d'urgenza dell'Assemblea degli Accademici nonché del Consiglio di Amministrazione per condividere, anche collegialmente, le strategie,più opportune da intraprendere». Passando al teatro di prosa, ecco Franco Scaglia, presidente del Teatro di Roma: «Ribadisco quanto detto alcuni giorni fa: ho la sensazione che qualcuno voglia privatizzare la Cultura. E spesso privatizzare non è sinonimo di democrazia e di libertà. Ripeto tutto con una preoccupazione, se fosse possibile, anche maggiore». E Gabriele Lavia, direttore dello Stabile capitolino: «Il taglio al Fus è un taglio masochistico. Proprio mentre è palese il fallimento della filosofia che aveva promesso all'Uomo, in cambio dell'oblio dell'Essere, comodità e felicità, viene castrata ogni possibilità di tornare, attraverso l'arte, alle domande semplici e profonde capaci di farci risorgere. Non si capisce o non si vuol capire?».