Lettera di Caldoro: Si dimettono Forlenza, Bonito Oliva e Santangelo Contattato Lorand Heigy, il francese è già stato direttore del Pan Accademico dei Lincei. Tra i nuovi ingressi nel cda un accademico dei Lincei e un solo intellettuale napoletano Assessora diplomatica. Miraglia sottolinea che non ci sono contrasti con i mebri del cda uscente NAPOLI La lettera di dimissioni è datata 16 febbraio. Ma che il consiglio di amministrazione della Fondazione Donnaregina, da cui dipende il museo Madre, avesse lasciato l'incarico lo si è saputo solo ieri. Con l'addio dato dal presidente Oberdan Forlenza, Achille Bonito Oliva e Enrico Santangelo si chiude definitivamente un'epoca. Che negli ultimi tempi è stata segnata da un estenuante braccio di ferro tra la Regione e il museo di arte contemporanea. Ma nelle intenzioni della giunta regionale, del presidente Stefano Caldoro e dell'assessora Caterina Miraglia, si gioca al rialzo. Nella giornata di ieri a Santa Lucia si è lavorato al nuovo consiglio di amministrazione. Che dovrà essere inattaccabile. Forte sul piano delle competenze e dell'immagine. E un primo nome già ci dovrebbe essere. Quello di Lorand Hegiy, già direttore del Museo d'arte Contemporanea di Saint-Etienne. Un ritorno a Napoli, visto che è stato il primo direttore artistico del Pan restaurato e riaperto alla città. Purtroppo la liaison è durata giusto il tempo della mostra inaugurazione «The Giving Person. Il dono dell'artista». Dopo un anno il direttore francese lascia il Pan, al suo posto arriva Julia Draganovic, che poi lascerà, sbattendo la porta, nel 2009. Oltre ad Hegiy, dovrebbero entrare nel consiglio di amministrazione altri due nomi blasonati del mondo della cultura. Si parla di un accademico dei Lincei e di un unico napoletano. Il quadro più chiaro lo si avrà solo oggi, però. E presidente-Caronte pro tempore (cioè il tempo delle necessarie modifiche statutarie) sarà la stessa Miraglia, come per il Teatro Festival. Tornando al motivo delle dimissioni, è presto detto: le modifiche apportate dalla giunta Caldoro allo statuto. Che prevedono l'entrata dei privati come soci sostenitori (e non sponsor come da statuto attuale), l'entrata altresì di altre istituzioni (dalla Confindustria alla Camera di commercio) e quella che, per chiarezza, potrebbe essere chiamata la norma anti-Cicelyn. Ovvero la possibilità, previo concorso internazionale per l'individuazione di una rosa di esperti, di nominare un nuovo direttore, anche se l'attuale ha un contratto a tempo indeterminato. Modifiche rispedite al mittente, cioè a Santa Lucia, dal cda. Con una lettera Stefano Caldoro ha ribadito però l'imprescindibilità delle modifiche. Da qui le dimissioni. «Non sussistendo con ogni evidenza la possibilità di un confronto e di una discussione appropriata per far notare che l'attuale statuto non impedisce anzi contempla espressamente la possibilità di ricevere finanziamenti privati spiegano i dimissionari in una nota , né per esaminare i dubbi di carattere giuridico sollevati nel precedente verbale, il consiglio d'amministrazione ha ritenuto necessario e doveroso non insistere nel chiedere chiarimenti ed elaborare suggerimenti. Per senso di responsabilità e in coerenza con la dignità del ruolo finora ricoperto il presidente Oberdan Forlenza, il vicepresidente Achille Bonito Oliva e il consigliere Enrico Santangelo hanno restituito le cariche nelle mani del presidente Caldoro, evitando in questo modo l'insorgere di un conflitto istituzionale con la Regione Campania». «Quello che vorrei chiarire spiega l'assessora Miraglia è che siamo sereni, non abbiamo mai avuto motivi di tensione personale. Né con il cda, né col direttore. Tra l'altro se Cicelyn ha le qualità richieste dal nuovo statuto cosa teme? La nostra idea è che il Madre debba essere capofila di un sistema museale, rapido, moderno. E un museo può non essere produttivo, ma assolutamente non può essere diseconomico. Come dimostreranno le nostre scelte di altissima qualità non abbiamo mai voluto chiudere il museo. Vogliamo rendere efficiente un sistema». E sulle dimissioni del cda: «Apprezziamo l'operato di chi va via, ma cambiati gli uomini è indubbio che cambiano le progettualità. Non è tollerabile essere censurati prima ancora di aver agito».